Palermo
= Consiglio di Facoltà di Scienze: Documento 1: ”1) il rinvio sine die dell’inizio di tutte le attività didattiche dell’Anno Accademico 2010/2011; 2) il rinvio di tutte le attività didattiche già calendarizzate a partire dal 1 Settembre 2010.” Documento 2: “Noi prendiamo atto del fatto che né il CUN, né la CRUI, né la classe imprenditoriale, né alcuna forza politica siano riusciti a raccogliere i messaggi di protesta espressi da tutti gli Atenei, da tutte le componenti.”
= Mozione del Consiglio di Facoltà di Medicina del 27 luglio 2010: contro il DDL e la Manovra finanziaria.
=Esami senza toga a Medicina: articolo del Giornale di Sicilia del 25 luglio 2010.
= Esami in strada: articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
= Mozione del Consiglio della Facoltà di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF “prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in conseguenza delle mancate disponibilità dei docenti in relazione allo stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività didattiche secondo il calendario didattico approvato.” Sulle queste decisioni un articolo del Giornale di Sicilia del 24 luglio 2010.
= Documento del Senato Accademico del 13 luglio 2010 contro DDL e Manovra finanziaria.
= Protesta nelle sedute di laurea: articolo su Repubblica di Palermo del 10 luglio 2010.
= A Farmacia l’Assemblea di Facoltà del 29 luglio 2010 ha deciso l’astensione dagli Organi: il 5 luglio al Consiglio di Facoltà sul Manifesto degli Studi sono andati 13 su 79 commponenti!
= Dall’Assemblea Generale di Ateneo dell’1 luglio 2010: Comunicato Stampa.
= Documento sul DDL del Consiglio del Dipartimento Studi su Politica, Diritto, Società.
= Mozione del C.d.F di Scienze politiche del 29 giugno 2010.
= I Ricercatori di Agraria si astengono per il ritiro del DDL e profonde modifiche alla Manovra finanziaria.
= Mozione dell’Assemblea Generale di Ateneo del 23 giugno 2010 indetta da ANDU, FLC-CGIL, CIPUR-CONFSAL, CISL-UNIVERSITA’, CNRU, CNU, SNALS-Docenti, UDU, UILPA-UR.
= Gli Assegnisti contro il DDL e la cancellazione degli attuali assegnisti si astengono dalla didattica. Un APPELLO agli Assegnisti degli altri Atenei.
= Mercoledì 23 giugno 2010 alle 10 nell’Aula del Consiglio di Ingegneria ASSEMBLEA GENERALE DI ATENEO contro il DDL e la Manovra finanziaria.
= Il CdF di Architettura contro il DDL e la Manovra Finanziaria.
= CONFERENZA STAMPA (v. anche documento) LUNEDI’ 14 GIUGNO ALLE 9:30 nell’AULA 7 DEL DIPARTIMENTO DI MATEMATICA ED INFORMATICA VIA ARCHIRAFI 34 SI TERRA’ UNA CONFERENZA STAMPA ALLA QUALE PARTECIPERANNO LE FACOLTA’ IN MOBILITAZIONE DELL’UNIVERSITA’ DI PALERMO. SEGUE IL TESTO DEL COMUNICATO STAMPA: A RISCHIO IL PROSSIMO ANNO ACCADEMICO ALL’UNIVERSITÀ DI PALERMOLA CRESCENTE ADESIONE ALLA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA GELMINI-TREMONTI DELL’UNIVERSITÀ E I TAGLI PREVISTI DALLA FINANZIARIA CHE COLPISCONO ULTERIORMENTE DIDATTICA E RICERCA METTONO IN GINOCCHIO L’UNIVERSITÀ DI PALERMO E RISCHIANO DI FAR SALTARE IL PROSSIMO ANNO ACCADEMICO. I PROFESSORI E I RICERCATORI NON GARANTISCONO PIÙ GLI INSEGNAMENTI AGGIUNTIVI RISPETTO AI DOVERI DIDATTICI FISSATI DALLA LEGGE. PIÙ DELLA METÀ DEI CORSI DI LAUREA IN PERICOLO IN TUTTE LE FACOLTÀ.
= CdF Scienze della Formazione: Professori e Ricercatori si astengono contro DDl e Manovra Finanziaria.
= Documento di Fulvio Vassallo su DDL e manovra finanziaria.
= I risultati dell’Assemblea di Ateneo del 28 maggio 2010.
= Documento dell’Assemblea dei docenti di Lettere del 26 maggio 2010.
= “Università, ricercatori sul piede di guerra”, articolo di Delia Parrinello sul Giornale di Sicilia del 26 maggio 2010.
= 28 maggio 2010 ASSEMBLEA DI ATENEO:
Ai Professori, ai Ricercatori, ai Precari, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti
Venerdì 28 maggio 2010 alle ore 10 a Lettere nell’Aula Magna
Assemblea di Ateneo di tutte le componenti
per discutere su:
1. DDL approvato dalla Commissione Istruzione del Senato e che sara’ discusso a giorni dall’Aula del Senato (sarà distribuito il testo del DDL approvato);
2. ulteriori iniziative.
ANDU, CIPUR-CONFSAL, CISL-Università, CNRU, CNU, Coordinamento dell’Ateneo, FLC-CGIL, SNALS-Docenti Università, UILPA-UR di Palermo
= Preside di Lettere: verso il blocco delle iscrizioni.
= L’Assemblea di Lettere del 20 maggio 2010 al Preside, al Rettore e al Senato Accademico.
= Documento dell’Assemblea di Ateneo del 18.5.10 al Rettorato.
= Sulla Settimana nazionale di mobilitazione contro il DDL: articolo su Repubblica di Palermo del 15.5.10.
= Documenti del Coordinamento dell’Ateneo in vista della Settimana (17-22 maggio) nazionale di mobilitazione : 1. Depliant da riprodurre e distribuire agli studenti; 2. Documento di analisi del DDL e proposte.
= Nell’ambito della Settimana (17-22 maggio) nazionale di mobilitazione indetta dalle Organizzazioni e dalle Associazioni universitarie contro il DDL in corso di approvazione (v. documento unitario)
e’ convocata per martedi’ 18 maggio 2010 alle ore 10.30
l’Assemblea di Ateneo di tutte le componenti al Rettorato nell’Aula delle Capriate.
ANDU, CIPUR-CONFSAL, CISL-Università, CNRU, CNU, FLC-CGIL, SNALS-Docenti Università, UILPA-UR di Palermo
= RISPOSTA DEL RETTORE alla “Lettera Aperta” (per il testo della Lettera e per i commenti v. più sotto).
= COMUNICATO sull’Assemblea di Ateneo del 5 maggio 2010.
= LETTERA APERTA contro la proroga delle cariche accademiche. Cliccando su “LETTERA APERTA” si potranno leggere anche i commenti di Mario Serio, Francesco di Quarto e Daniela Piazzese.
= IMPORTANTE. Il 29.4.10 il Senato Accademico , esercitando il proprio ruolo di Organo politico competente in materia, ha deciso, su proposta del Rettore (v. più sotto il comunicato del 21.4.1o ), la sospensione del prepensionamento dei ricercatori dell’Università di Palermo. Su questa questione invitiamo a leggere un intervento di Marco Pirrone e Fulvio Vassallo.
= La protesta dei ricercatori: un articolo del 24.4.10 su Repubblica di Palermo.
= Comunicato sull’incontro del 21.4.10 dell’ANDU con il Rettore. Verso la sospensione del prepensionamento dei ricercatori dell’Università di Palermo: le dichiarazioni del Rettore. Le richieste dell’ANDU. Nel comunicato anche la posizione del SA sulle proteste dei ricercatori e sul DDL governativo.
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5 MAGGIO 2010 ASSEMBLEA DI ATENEO
“Ai Docenti, ai Ricercatori precari, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti
Mercoledi’ 5 maggio 2010 alle ore 16 nell’Aula del Consiglio della Facoltà di Ingegneria
si terrà una ASSEMBLEA DI ATENEO
per discutere su:
1. DDL governativo sull’Universita’ anche alla luce degli emendamenti
approvati al Senato.
2. Situazione dell’Ateneo
All’Assemblea partecipera’ il Rettore
(promossa dall’ANDU sulla base di quanto deciso dall’Assemblea di Ateneo del 25 marzo 2010)”
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=Documento dei ricercatori della Facoltà di Medicina.
= Articolo del 15.4.10 su Repubblica di Palermo.
= Delibera dell’8.4.10 del CdF di Lettere contro il DDL
1. DALL’ASSEMBLEA DI ATENEO DEL 25.3.10 E RETTORE
2. A INGEGNERIA (CdF e Ricercatori)
3. A LETTERE (Ricercatori)
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1. DALL’ASSEMBLEA DI ATENEO DEL 25.3.10 E RETTORE
Giovedi’ 25 marzo 2010 alle ore 15.30 nell’Aula del Consiglio della Facolta’ di Ingegneria
si è tenuta l’ASSEMBLEA DI ATENEO dei Docenti
aperta ai ricercatori precari, ai tecnico-amministrativi e agli studenti che ha approvato il seguente comunicato:
“ Contro il DDL governativo occorre che il mondo universitario esprima una ampia, forte e unitaria protesta che riesca anche ad informare e coinvolgere l’opinione pubblica.
In questa direzione si chiede a tutti gli Organismi dell’Ateneo (Rettore, Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione, Consigli di Facoltà, di Dipartimento e di Corso di Laurea) di pronunciarsi sul DDL governativo.
Si invita a convocare in tutte le Facoltà Assemblee aperta a tutti le componenti.
Si chiede ai professori e ai ricercatori di decidere, come forma di protesta, di dare la propria indisponibilità a ricoprire incarichi aggiuntivi rispetto ai compiti istituzionali previsti dalla legge.
Si chiede inoltre al Rettore di promuovere e/o partecipare ad un’Assemblea di Ateneo di tutte le componenti per discutere sul DDL governativo e sulla situazione dell’Ateneo.”
Il Rettore ha già aderito alla richiesta contenuta nel Comunicato approvato dell’Assemblea di Ateneo del 25 marzo 2010 (“Si chiede inoltre al Rettore di promuovere e/o partecipare ad un’Assemblea di Ateneo di tutte le componenti per discutere sul DDL governativo e sulla situazione dell’Ateneo”) dichiarandosi disponibile a partecipare ad un’Assemblea di Ateneo la cui data sara’ concordata e comunicata subito dopo Pasqua.
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2. A INGEGNERIA (CdF e Ricercatori)
== Mozione approvata dal Consiglio della Facoltà di Ingegneria nella seduta del 29 marzo 2010
Il Consiglio della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, pur ritenendo necessario ed ormai improcrastinabile un riordino organico dell’impianto normativo del sistema universitario nazionale, individua tuttavia nel DdL 1905 attualmente in discussione al Senato della Repubblica una serie di rilevanti criticità.
In particolare, il DdL in questione, accanto ad alcuni punti in linea di principio condivisibili, presenta numerosi elementi assolutamente incompatibili con il funzionamento ottimale del sistema universitario nel suo complesso. Tra questi vale la pena menzionare esplicitamente:
· il completo stravolgimento della Governance degli Atenei, affidata quasi completamente alla figura del Rettore, i cui poteri vengono ulteriormente rafforzati rispetto a quelli di cui dispone attualmente, ed ad un nuovo Consiglio di Amministrazione, una parte cospicua dei cui membri è prescritto non appartenga ai ruoli universitari;
· il contemporaneo indebolimento di organi politici di rappresentanza del corpo accademico, quale l’attuale Senato Accademico;
· l’abnorme incremento del carico didattico degli attuali ricercatori a tempo indeterminato, il cui ruolo viene peraltro messo in esaurimento, senza alcun adeguato riconoscimento dei mutati compiti istituzionali;
· la forma stessa del DdL che, essendo un Disegno di Legge Delega, sottrae alla dibattito parlamentare importanti passaggi attribuendo al Governo compiti legislativi del tutto impropri;
· la chiara tendenza a disegnare un sistema universitario nazionale ad almeno “due velocità”, con la maggior parte degli Atenei relegati ad un ruolo marginale (e la quasi totalità di quelli del Mezzogiorno d’Italia certamente tra questi, principalmente per la debolezza del contesto produttivo di riferimento).
Accanto a questi elementi di criticità (e ai numerosi altri, più “tecnici”, qui non richiamati per brevità), rimane il problema più rilevante: il sotto-finanziamento del sistema universitario, già decisamente in atto prima dell’emanazione del DL 133/2008 e da tale decreto reso ancora più drammatico, con penalizzazioni insostenibili per gli Atenei. Non è pensabile avviare l’ennesima riforma del sistema universitario “senza oneri aggiuntivi per il bilancio”, perché in nessun paese evoluto le risorse destinate al sistema della ricerca e dell’istruzione superiore sono esigue come in Italia.
In considerazione dell’importanza dell’intervento legislativo in corso, questo Consiglio di Facoltà chiede al Senato Accademico dell’Università di Palermo:
• di esprimere una chiara posizione nei confronti dei contenuti del DdL 1905;
• di farsi promotore di un’Assemblea di Ateneo dalla quale possa emergere con chiarezza il giudizio dell’intera Università di Palermo sul DdL 1905, anche per valutare l’eventuale richiesta di una sospensione del suo iter legislativo.
E’ indispensabile infatti consentire, prima dell’eventuale approvazione del DdL, un confronto con la base del mondo accademico nel merito dei singoli aspetti in esso contenuti, per arrivare a quella riforma organica e condivisa che tutti i docenti universitari auspicano e intendono sostenere con il massimo senso di responsabilità.
Vogliamo un’Università che si confronti con obiettivi di eccellenza nella didattica e nella ricerca, sottoposta in ogni ambito di attività a processi di valutazione attenti ed equilibrati, in cui la libertà dei docenti e la non-misurabilità immediata dei risultati della ricerca non costituiscano alibi per sottrarsi ad un impegno primario e totalizzante nello svolgimento dei compiti istituzionali di ciascuno. Tutto questo però non può realizzarsi senza che sia invertita la tendenza alla sottrazione di risorse economiche all’università e se chi ha responsabilità politico-istituzionali non comprende e sostiene l’importanza dell’investimento in Ricerca e Sviluppo per una crescita economica e culturale degna del ruolo che l’Italia può svolgere in ambito internazionale.
== Comunicazione dei Ricercatori al Consiglio della Facoltà di Ingegneria nella seduta del 29 marzo 2010
“Gentili consiglieri,
desidero comunicarvi l’avvio di un’azione di protesta che intende esprimere il disagio sofferto a causa dei gravi provvedimenti intrapresi dal Governo riguardanti:
- la riduzione progressiva dei fondi destinati alla ricerca e alla didattica che impongono tagli economici così drastici da produrre, nel giro di pochi anni, effetti devastanti sul funzionamento del sistema universitario pubblico e sulla entità del turn-over;
- alcuni passaggi del DDL Gelmini sull’Università ed alcuni emendamenti proposti su di esso in merito, tra l’altro, al reclutamento, le progressioni di carriera, le funzioni del personale accademico e il significativo aumento di carico didattico per i ricercatori a cui non corrisponde nessun reale riconoscimento;
- la chiara tendenza ad una differenziazione netta degli Atenei suddivisi, con modalità discutibili, in pochi centri di eccellenza e molte semplici scuole volte ad erogare esclusivamente attività didattica.
Si vuole, inoltre, esprimere il forte disagio per una politica che invece di rilanciare la figura del ricercatore universitario al fine di farne uno dei perni essenziali della capacità di innovazione del paese tramite un adeguato sistema di incentivi, finanziamenti alla ricerca e valutazione delle prestazioni, sembra avviata a svilirne definitivamente la figura trasformandolo in una sorta di professore aggregato ad esaurimento a basso costo.
La forma di protesta che si intende attivare è la rinuncia a ricoprire ogni incarico didattico aggiuntivo o diverso rispetto a quanto previsto dall’art. 32 del D.P.R. 382/80 nel prossimo A.A.; forma di protesta a cui hanno aderito, sino ad ora, circa 65 ricercatori della Facoltà di Ingegneria.
Si auspica fortemente che i professori di I e II Fascia possano anch’essi condividere le ragioni del disagio e aderire a tale forma di protesta.
Chiediamo pertanto al CdF di riflettere su quanto detto, durante il punto all’OdG sull’Offerta Formativa.”
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3. A LETTERE (Ricercatori)
“L’assemblea dei ricercatori della Facoltà di Lettere e Filosofia, riunitasi lunedì 29 marzo 2010 alle ore 10.00 presso la Biblioteca dei saperi umanistici, ritiene che, a distanza di più di un anno dall’ultima mobilitazione contro la legge 133 e tutte le ulteriori disposizioni legislative o di indirizzo politico fin qui prodotte dal Governo per la trasformazione dell’Università, le ragioni di quella protesta non solo non siano venute meno, ma anzi risultino rafforzate alla luce delle questioni poste dal DDL 1905, di cui a breve è prevista la discussione alle Camere, e dagli emendamenti al testo del DDL predisposti dal relatore On. Senatore Valditara (oltre che dalla prima fase di sperimentazione dell’offerta didattica prevista dalla 270).
Teniamo a precisare che i problemi sollevati dalle norme oggetto della nostra mobilitazione, come si vedrà dal prosieguo del documento, riguardano l’intera natura dell’Università e tutte le fasce della docenza.
E tuttavia non possiamo preliminarmente non denunciare i guasti che questa legge compie ai danni dei ricercatori, che di fatto risultano essere la componente più colpita dal disegno di legge.
Il DDL e gli emendamenti approvati in commissione danneggiano infatti gravemente, se non definitivamente, la categoria dei ricercatori, indebolita negli anni dalla spesso forzosa e ambigua interpretazione del suo status giuridico e già maltrattata dai precedenti interventi legislativi:
- ne fanno una fascia ad esaurimento chiudendo di fatto le possibilità di avanzamento di carriera (già compromesse dai tagli della legge 133 e in prospettiva, nel disegno di legge, ulteriormente precluse dalla ‘concorrenza’ dei ricercatori a tempo determinato che avranno conseguito l’abilitazione nazionale, la cui assunzione sarà assai meno onerosa per i dissestati bilanci degli atenei, nonché da altre disposizioni del DDL – come ad esempio l’emendamento che prevede che almeno uno su tre dei posti di professore di prima e di seconda fascia disponibili sia coperto da professori che non hanno prestato servizio presso l’università banditrice nei precedenti tre anni);
- non stabiliscono alcun riconoscimento della funzione docente dei ricercatori, ma contestualmente ne equiparano gli obblighi didattici a quelli dei professori ordinari e associati, senza alcun tipo di retribuzione aggiuntiva;
- prevedono una generica valutazione dell’attività didattica dei ricercatori, anche ai fini degli scatti stipendiali;
- non riconoscono né in ambito curriculare né ai fini della valutazione alcun tipo di attività aggiuntiva svolta dai ricercatori (partecipazione, gestione, titolarità di progetti di ricerca; deleghe alla presidenza o alla didattica; composizione di commissioni, direttivi, comitati scientifici, collegi di dottorato; coordinamento erasmus, etc, come peraltro avviene in molti dei Paesi surrettiziamente presi a modello);
- privano di fatto i ricercatori dei loro già esigui diritti di rappresentanza e partecipazione al governo dell’università svuotando delle funzioni direttive gli organi collegiali (consigli di classe di laurea, di dipartimento, di facoltà) e gli organi elettivi (presidenti di consigli, direttori di dipartimento, presidi);
- estromettono i ricercatori dalle commissioni per le procedure di selezione anche dei ricercatori a tempo determinato (e confermano di fatto la loro esclusione dalle attuali procedure per il reclutamento dei ricercatori).
In buona sintesi il DDL 1905 e i suoi emendamenti trasformano formalmente e ufficialmente gli attuali ricercatori in professori di terza categoria, a basso costo e pre-pensionabili, a vita.
Intendiamo comunque collocare le rivendicazioni della nostra componente ricercatori e la nostra conseguente mobilitazione in una più generale e altrettanto indispensabile azione di tutte le componenti dell’Università e finanche della società civile contro questo ulteriore e cruciale processo di smantellamento dell’università e dell’istruzione pubblica e delle loro funzioni.
Ribadiamo pertanto, in primis l’esigenza di non accettare l’ipotesi di una trasformazione delle Università in fondazioni private o in istituzioni sempre più piegate alla logica della concorrenza sul mercato: per l’Università di Palermo si tratta di un rischio più che concreto, alla luce della crisi economico-finanziaria in cui versa l’Ateneo e in virtù dei tagli al FFO. Come già più volte detto nei mesi passati, tale trasformazione comporterebbe la fine dell’Università pubblica, la distinzione di fatto, e poi anche di diritto, tra poli universitari di eccellenza e strutture universitarie di serie B[1] e, per gli studenti, in un sicuro consistente aumento delle tasse universitarie a fronte di una carenza di servizi e strutture già oggi intollerabile.
Critichiamo altresì la tendenza a fronteggiare la crisi finanziaria oltre che attraverso i tagli, anche attraverso i prepensionamenti forzati dei ricercatori con oltre 40 anni di contribuzione e attraverso forme di contrattualizzazione sempre più precarie relative sia alla docenza che alla ricerca (ricercatore a tempo determinato).
Inoltre, sottolineiamo gli effetti negativi della relazione stabilita dalla legge tra valutazione della qualità degli Atenei ed erogazione dei finanziamenti. Riteniamo vada aperto un largo e serio dibattito sul tema della valutazione della ricerca scientifica, senza appiattimenti sui parametri quantitativi tipici dell’area delle cosiddette “scienze esatte”.
Sottolineiamo la questione della revisione del trattamento economico dei professori e dei ricercatori già in servizio, con la trasformazione degli scatti biennali in triennali[2]. Tale trasformazione appare gravissima in virtù del fatto che gli scatti di stipendio non sarebbero più automatici sulla base dell’adeguamento al costo della vita ma appaiono correlati alla valutazione “delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte”, che, tra l’altro, il DDL rende sì uniformi tanto per i professori quanto per i ricercatori, continuando però ad assegnare loro uno status giuridico differente, con le conseguenti differenziazioni sul piano economico e le ulteriori penalizzazioni ai danni dei ricercatori. Evidenziamo inoltre che per i docenti assunti ai sensi del DDL 1905 viene eliminata la possibilità della ricostruzione di carriera.
Occorre sottolineare peraltro come l’annosa questione del mancato riconoscimento del ruolo docente dei ricercatori, mai giunta a soluzione sul piano dello status giuridico, e confermata nel 2005 con il risibile ed equivoco titolo di “professore aggregato”, trovi definitivo accantonamento nell’attuale DDL dove del ricercatore a tempo indeterminato non si parla neppure, se non per la revisione del trattamento economico e gli obblighi in relazione alle ore di lavoro[3], confermandone così la definitiva messa ad esaurimento.
Teniamo a precisare che il problema della valutazione dei risultati conseguiti dai singoli docenti e ricercatori e degli scatti triennali ad essa connessi è comune a tutte le fasce della docenza, sebbene, come si è detto, colpisca soprattutto i ricercatori, obbligati a insegnare quanto i docenti ma valutati solo per la ricerca.
Sottolineiamo ancora, e con forza, le nostre perplessità relativamente all’offerta formativa prevista dalla legge 270, sia perché non riduce le ragioni delle sofferenze della Facoltà di questi ultimi anni, sia perché le prospettive future che si delineano, in termini, per così dire, di sostenibilità dell’offerta formativa stessa, appaiono particolarmente incerte (pensionamenti, turn over, ingessatura corsi con minore possibilità di scelta per lo studente, crescente squilibrio del rapporto numerico tra docenti e studenti, etc).
Vi sono inoltre altri elementi di gravità nel disegno di legge, su alcuni dei quali avevamo già posto attenzione l’anno scorso, dato che le premesse erano già contenute nelle Linee guida del governo per l’Università.
In particolare:
1) l’Università pubblica non viene più indicata come “sede primaria della ricerca”;
2) l’autonomia del Sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale,
concentrando in poche mani, quelle del Rettore e del Consiglio di Amministrazione, il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell’Economia, anche qui coerentemente con ciò che era stato anticipato in tema di governance nelle già citate Linee guida del governo per l’Università;
3) per quanto attiene al Consiglio di amministrazione si sottolinea come il DDL preveda che “almeno il quaranta per cento dei consiglieri” non appartenga “ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell’incarico” con la “previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia il rettore o uno dei predetti consiglieri esterni ai ruoli dell’ateneo, eletto dal consiglio stesso”, con le conseguenze che ne possono derivare sul controllo dell’attività di didattica e di ricerca di tutti i docenti da parte di soggetti esterni all’università, anche privati, per i quali tra l’altro non corre obbligo di fornire risorse all’università stessa nonostante il potere decisionale ad essi conferito;
4) i previsti meccanismi concorsuali, non solo per i ricercatori a tempo determinato, per i quali è anche prevista la chiamata diretta da parte dei dipartimenti, potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito; peraltro i concorsi e l’istituto della abilitazione nazionale saranno gestiti quasi esclusivamente dai professori ordinari e, successivamente ai concorsi, previo parere dei Dipartimenti, deliberati dal Consiglio di amministrazione (che avrà anche la “competenza disciplinare relativamente ai professori e ricercatori universitari, ai sensi dell’articolo 5-septies”);
5) l’istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato, in aggiunta alla pletora di figure post-dottorato, aggrava ulteriormente il problema del precariato; peraltro, questa nuova figura, poiché il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato è ad esaurimento, se da un lato potrà (non dovrà) godere, una volta conseguita l’abilitazione nazionale, dell’ingresso in ruolo come associato[4], dall’altro lato, proprio per la sua natura precaria, diventa facilmente ricattabile in vista della sua eventuale stabilizzazione nel ruolo di associato, soprattutto se non si prevede di destinare, già al momento della presa di sevizio, un budget per la sua eventuale futura assunzione nei ruoli della docenza, come peraltro avviene nei Paesi che adottano questo sistema;
6) la progressione economica dei professori e dei ricercatori viene completamente affidata alla discrezionalità dell’Esecutivo, di fatto del Ministro dell’Economia, tramite una delega i cui unici vincoli causerebbero penalizzazioni stipendiali anche a coloro che venissero valutati positivamente[5];
7) non viene prevista alcuna riforma del dottorato di ricerca che è invece necessaria e urgente anche per la formazione alla docenza;
la nuova figura del “direttore generale” rischia di sovrapporsi a quella del rettore;
9) le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche e rinviano ad una delega totale all’Esecutivo, invece di puntare su un welfare studentesco oggi più che mai necessario.
Last but not least, l’Assemblea ritiene inaccettabile l’applicazione della norma che consente il pensionamento dei ricercatori con 40 anni di contributi, di fatto una sorta di rottamazione, “funzionale” ai fini economici e sempre basata sul non riconoscimento dello stato giuridico della docenza ai ricercatori universitari.
Alla luce di questa analisi, e delle riflessioni che ne sono scaturite, l’Assemblea dei ricercatori ha scelto di utilizzare, quale strumento di lotta e di pressione ai fini del ritiro del DDL – in vista di una riforma condivisa dell’Università, che tutti auspichiamo – l’indisponibilità a ricoprire ogni incarico didattico o aggiuntivo rispetto ai compiti didattici istituzionali previsti dall’art. 32 del D.P.R 382/80.
L’Assemblea dei ricercatori invita, e auspica che, anche le altre fasce docenti adottino lo stesso strumento di pressione unendosi in una battaglia che riguarda tutti perchè riguarda l’intera Università pubblica. Per questo chiede al Preside un Consiglio di Facoltà straordinario che abbia solo questa questione all’ordine del giorno.
Infine vogliamo sottolineare che la forte critica al DDL e ai piani governativi che prevedono un totale ridimensionamento, se non la scomparsa, dell’Università pubblica come finora l’abbiamo conosciuta non vogliono essere una difesa dello status quo. L’Università ha sicuramente bisogno di grandi cambiamenti su tanti versanti, ma ci vorrebbe un ulteriore documento per parlare solo di questo. Ciò che respingiamo è un atteggiamento che, come quello del Governo, non ha avviato un dialogo e una condivisione con tutte le parti interessate, aprendo un dibattito in tutto il paese, e getta via, insieme all’acqua sporca (ma la getta via davvero?), il bambino (in primis la garanzia democratica di un sapere per tutti e non elitario).
Palermo, 29 marzo 2010
[1] Come è possibile leggere nelle Linee guida del governo per l’università, «Il Governo ritiene indispensabile affrontare il tema del valore legale del titolo di studio. Si tratta infatti di un istituto le cui ragion d’essere, oggi, sembrano ad alcuni superate da una realtà in cui conta soprattutto poter fornire agli studenti, alle famiglie, ai datori di lavoro, dati certi sulla qualità dei corsi e delle strutture. La prospettiva, l’accreditamento, deve quindi farsi carico di garantire il valore sostanziale dei titoli rilasciati dagli atenei, superando una concezione formalistica che è anche causa non ultima di alcune degenerazioni del sistema». Cfr., Linee guida del governo per l’università, p. 11, file pdf disponibile sull’home page del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, alla URL: http://www.miur.it.
[2] Il testo del DDL recita: “revisione della disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari già in servizio e di quelli vincitori di concorsi indetti fino alla data di entrata in vigore della presente legge, come determinato dagli articoli 36, 38 e 39 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, ed in particolare, trasformazione della progressione biennale per classi e scatti di stipendio in progressione triennale con invarianza complessiva della medesima”.
L’emendamento proposto dal relatore è invece l’art. 5 bis (Stato giuridico):
1. Il regime di impegno dei professori e ricercatori universitari è a tempo pieno o a tempo definito. Essi svolgono attività di ricerca e di aggiornamento scientifico e, sulla base di criteri e modalità stabiliti con regolamento di ateneo, sono tenuti a riservare annualmente a compiti didattici e di servizio agli studenti, inclusi l’orientamento e il tutorato, nonché ad attività di verifica dell’apprendimento, rispettivamente, almeno 350 ore i professori e ricercatori a tempo pieno e almeno 250 ore i professori e ricercatori a tempo definito. Ai fini della rendicontazione dei progetti di ricerca, la quantificazione figurativa delle attività annue di ricerca, di studio e di insegnamento, con i connessi compiti preparatori e di verifica, e organizzativi, è pari a 1.500 ore annue per i docenti e ricercatori a tempo pieno e a 750 ore per quelli a tempo definito. […]
3. Le modalità per la certificazione dell’effettivo svolgimento della attività didattica e di servizio agli studenti dei professori e ricercatori universitari sono definite con regolamento d’ateneo. Fatta salva la competenza esclusiva delle università a valutare i risultati conseguiti dai singoli docenti e ricercatori, l’ANVUR stabilisce modalità di verifica dei risultati dell’attività di ricerca ai fini del comma 4, assumendo come criterio di valutazione la presenza continuativa nel dibattito scientifico attestata da pubblicazioni su riviste accreditate o da monografie scientifiche.
4. Nel caso in cui la valutazione effettuata dall’ANVUR ai sensi del comma 3 sia negativa, i professori e i ricercatori sono esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione e promozione del personale accademico, di esame di Stato, nonché dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca. […]
9. I professori e i ricercatori universitari sono tenuti a presentare una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte, unitamente alla richiesta di attribuzione dello scatto stipendiale di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. La valutazione del complessivo impegno didattico, di ricerca e gestionale ai fini dell’attribuzione degli scatti triennali di cui all’articolo 5-quater è di competenza delle singole università secondo modalità stabilite nei rispettivi statuti. In caso di valutazione negativa, la richiesta di attribuzione dello scatto può essere reiterata dopo che sia trascorso almeno un anno accademico. Nell’ipotesi di mancata attribuzione dello scatto, la somma corrispondente è conferita al Fondo di ateneo per la premialità dei professori e ricercatori di cui all’articolo 5-sexies.
[3] Vedi la nota precedente sia per il testo del DDL che per l’emendamento proposto dal Relatore.
[4] (le università “possono procedere alla chiamata diretta dei destinatari del secondo contratto triennale di cui al comma 4, i quali entro e non oltre la scadenza di tale contratto, conseguono l’abilitazione alle funzioni di professore associato, di cui all’articolo 8”; per completezza di informazione, un emendamento al testo recita anche che le Università “possono altresì procedere alla chiamata diretta dei ricercatori a tempo indeterminato che abbiano nel frattempo conseguito l’abilitazione alle funzioni di professore associato, di cui all’articolo 8, secondo le modalità previste dall’articolo 9, commi 4 e 5”).
[5] Si veda l’art. 5. (Delega in materia di interventi per la qualità e l’efficienza del sistema universitario) del DDL 1905.”

Mi pare che il DDL Gelmini retroceda i ricercatori (parlo della fascia più anziana di età) allo status prima della legge Moratti.
Non riconosce anzi non vuol riconoscere, posizione chiaramente baronale nel senso più “odioso” del termine, che la Gelmini con la meritocrazia e soprattutto con anti-nepotismo diceva di voler eliminare, la realtà e la necessità del diritto che ristabilizzi siffatta situazione.
Non conosco i tempi tecnici dei lavori parlamentari, certo è che la legge non può equivocare sullo stato di diritto e sugli interessi di una fascia (i ricercatori) che ha insegnato ed ha prodotto scientificamente. Nella legge ci deve pur stare la ratio, dico la ragionevolezza di dare ai ricercatori, in particolare quelli di una certa fascia stipendiale, la possibilità di accedere a riscontri economici superiori, come avviene per le altre dirigenze dello stato, di poter avere il titolo di professore (volete aggiungere aggregato?) ci va bene! Purchè si faccia finita con le “pulcinellate” delle richieste annuali e soprattutto del fatto che molti di noi vengono ancora trascritti con il titolo di dottori nei collegi ai quali partecipano, quasi fossero al pari dei propri laureati.
Adesso basta una laurea triennale per fregiarsi del titolo di dottori.
Se poi deve vincere la casta con la propria spocchia oligarchica, “povera università”, povera società!
Ricordiamoci che i giovani ci guardano, perchè siamo degli educatori,
quale esempio stiamo dando, ci chiediamo ancora il perchè dell’abbandono degli studi universitari?
Diritto e Giustizia battete un colpo se ci siete!
Carla FINI