1. Smantellare la perversa ‘giustizia ordinaria’
a. La ‘giustizia’ dei Rettori
b. Un Collegio di disciplina nazionale
2. ‘Giustizia’ accademica e Ministero
3. Il (non) semestre filtro nelle private
4. Appello per un finanziamento di base
1. Smantellare la perversa ‘giustizia ordinaria’
a. La ‘giustizia’ dei Rettori
Anche alla luce di diversi casi, non è tollerabile che il potere dell’iniziativa disciplinare sia in mano ai rettori, che peraltro sono gli unici a non potere essere sottoposti a un procedimento disciplinare (nota 1).
Nel 2015 l’ANDU, assieme alle altre Organizzazioni universitarie di allora chiedeva «il trasferimento dell’iniziativa disciplinare dal solo Rettore ad una apposita Commissione» (nota 2).
Questo Organismo di ateneo dovrebbe, ovviamente, potersi attivare anche nel caso di una violazione disciplinare da parte del Rettore.
b. Un Collegio di disciplina nazionale
A decidere sulle richieste di ‘punizione’ deve essere un unico Collegio disciplinare nazionale, che agisca sempre con la stessa composizione, senza distinguere gli interessati a un procedimento sulla base della fascia di appartenenza.
Il Collegio di disciplina nazionale deve essere composto in maniera paritetica, cioè in maniera totalmente diversa da quanto previsto dalla Legge 18 (prima di quella cosiddetta Gelmini) che prevedeva 5 componenti, con 3 ordinari, 1 associato e 1 ricercatore; di fatto un ‘tribunale degli ordinari’, «una mostruosità giuridica in nome di non proprio nobili interessi baronali», come denunciato dall’ANDU già nell’ottobre 2004 nel punto La Corte della disciplina accademica di questo documento.
Nota 1. L’attuale norma riguardante l’azione disciplinare (artt. 87 e 88 del Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592 e art. 10 della Legge cosiddetta Gelmini) fa sì che i rettori siano gli unici a poter avviare un procedimento disciplinare e gli unicidocenti a non potere essere incolpati, godendo così di una “immunità nascosta”, come l’ha definita nel novembre 2018 Luigi Viola.
Questa paradossale situazione era stata anche evidenziata nell’Atto d’indirizzo del MIUR 14 maggio 2018 prot. n. 39 e, a pag. 3, si prospettava di «proporre al Governo un idoneo provvedimento legislativo.»
Nota 2. Nel dicembre 2015 le Organizzazioni universitarie di allora (ADI, ADU, ANDU, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, COBAS-Pubblico Impiego, CoNPAss, CSA-CISAL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, SUN, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA, USB-Pubblico Impiego), rispetto alla gestione della disciplina,insiemescrivevano:
«Altra variazione importante da valutare è il trasferimento dell’iniziativa disciplinare dal solo Rettore ad una apposita Commissione, che dovrebbe adire il CUN nel caso una fase istruttoria interna dovesse confermare la necessità di un giudizio.» (dal documento Cun su Collegio di disciplina).
Nota 3. Nella direzione di un Collegio di disciplina nazionale nell’aprile del 2013 è stata avanzata unitariamente dalle Organizzazioni della docenza di allora (ANDU, CISL-Università, CIPUR, CNRU, FLC-CGIL, Rete29Aprile, SNALS-Docenti, UIL RUA), una motivata e dettagliata proposta (v. nell’Allegato a questo documento la Nota sull’assetto delle procedure disciplinari relative ai docenti universitari e anche il documentoAtenei caserme?
2. ‘Giustizia’ accademica e Ministero
Il primo luglio 2026 una delegazione dell’ANDU ha incontrato il Segretario Generale del MUR, prof. Marco Mancini.
All’inizio dell’incontro, Marco Mancini ha dichiarato che avrebbe «rappresentato allo stesso Ministro, al Capo di Gabinetto e all’Ufficio Legislativo quanto esposto dall’ANDU.»
Riguardo, in particolare, alla questione dei Collegi di disciplina posta con forza dall’ANDU, il Segretario Generale del MUR ha affermato che tale questione «non era stata considerata dal Gruppo ministeriale che ha elaborato i contenuti del DDL 1890, ma che essa sarà oggetto di riflessione da parte del Ministero alla luce degli emendamenti che saranno presentati al riguardo.»
Successivamente, a fine luglio, sono stati presentati nella Commissione Cultura e poi nell’Aula del Senato emendamenti riguardanti proprio i Collegi di disciplina.
Il 14 ottobre 2026 nella Commissione Cultura della Camera è iniziato l’esame del provvedimento sulla ‘riforma’ del CUN, approvato dal Senato (ora DDL 3123), e il 5 novembre nella stessa Commissione si svolgeranno le audizioni (nota 1).
Eppure fino ad ora c’è stato il totale silenzio da parte del Ministero. Perché?
Nel ‘campo’ della Maggioranza c’è da registrare quanto scritto recentemente da Giorgio Zauli (nota 2) all’ANDU: «Personalmente, sarei anche favorevole al fatto che il CUN si riappropri della funzione di Consiglio di Disciplina a livello nazionale.» Un segnale?
Nota 1. In vista di questa ’Audizione l’ANDU ha inviato alla Commissione un suo Contributo scritto contenente i seguenti punti:
1. No al CUN «delle corporazioni e sottocorporazioni accademiche»
2. Un nuovo Organismo con nuovi poteri e nuova composizione
3. Smantellare la perversa ‘giustizia ordinaria’
4. L’autonomia del Parlamento
Nota 2. Giorgio Zauli, insieme a Marco Mancini, ha coordinato il Gruppo ministeriale incaricato di ‘rivedere’ la cosiddetta Legge Gelmini (compreso il CUN), e fa parte del Dipartimento Università di FdI.
3. Il (non) semestre filtro nelle private
Il 29 Ottobre 2026 si è svolta l’Audizione anche dell’ANDU riguardante le “Disposizioni in materia di accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia e in odontoiatria e protesi dentaria presso le università non statali legalmente riconosciute”.
Per l’ANDU hanno partecipato all’Audizione Andrea Capotorti, Mauro Federico, Nunzio Miraglia e Lucinia Speciale.
Nell’intervento dell’ANDU (il primo audito) è stato ricordato che questa Associazione è stata sempre contraria a qualsiasi numero chiuso e, in attesa del suo superamento, ha proposto una selezione attraverso il sorteggio.
Riguardo al semestre filtro, l’ANDU ha ricordato come tutti, compresa la CRUI (nota), si siano dichiarati contrari alla sua introduzione, che ha prodotto i danni già ampiamente verificatisi e denunciati in Francia: feroce competizione, pesanti oneri umani ed economici, danni psicologici per coloro ai quali non è stato consentito di proseguire gli studi a medicina, etc.
Nel merito dei Disegni di legge presentati, l’ANDU ha sostenuto che non è possibile realizzare una vera omogeneizzare tra le università statali e quelle non statali, dove rimangono i test di ingresso al primo anno.
L’obbiettivo principale dei provvedimenti in esame pare essere quello di avvantaggiare, ancora una volta, le università private, consentendo ai loro iscritti di partecipare anche alle prove nazionali delle statali (doppio canale.)
Nota. Contrariamente a quanto affermato nel suo intervento, il rappresentante della CRUI (v. al ‘tempo’ 11:03 del video), l’ANDU ha ricordato fondatamente che la CRUI non voleva l’istituzione del semestre filtro, ma non ha detto che essa fosse stata contraria al numero chiuso
4. Appello per un finanziamento di base
L’ANDU ha ricevuto dai proponenti l’invito a diffondere l’Appello “Proposta del gruppo Top Italian Scientists (TIS) per un finanziamento di base diffuso e meritocratico della ricerca italiana”.
Si è accolto volentieri l’invito trattandosi di una iniziativa i cui contenuti sono condivisi dall’ANDU.
Si auspica che analoghe iniziative provengano anche da parte degli stessi proponenti dell’Appello per richiedere la soluzione dei grandi problemi che affliggono l’Università italiana, oltre che l’insufficiente e mal distribuito finanziamento: diritto allo studio, precariato, superamento della cooptazione personale nella formazione e nella carriera dei docenti-ricercatori, valida rappresentanza del Sistema nazionale universitario, democratizzazione degli Atenei, abolizione dei Collegi di disciplina locali, etc.
Su queste fondamentali questioni si invita a leggere/rileggere il Progetto dell’ANDU per rifondare l’Università.
