Al Senato tutti, tranne il M5S, vogliono un CUN corporativo e una giustizia baronale

1. Va superato il CUN delle sottocorporazioni accademiche

2. Composizione accademica del CUN blindata per evitare la guerra nei ‘piani alti’ dell’accademia

3. Un APPELLO ai Senatori e alla Comunità universitaria

La Commissione Cultura del Senato ha parzialmente modificato il DDL 1890 sulla ‘riforma’ del CUN. Dal 22 settembre 2026 il DDLsarà discusso e votato dall’Aula del Senato (v. emendamenti presentati in Assemblea), per passare poi all’esame della Camera.

L’unica modifica positiva apportata dalla Commissione al DDL presentato dal Governo è stata quella di portare da 3 a 5 i rappresentati degli studenti e di aggiungere un rappresentante dei dottorandi e un rappresentante degli specializzandi, ma nessuno dei precari.

Per quanto riguarda i poteri e la composizione della rappresentanza accademica, il Governo ha mantenuto il testo del DDL e PD e AVS hanno ripresentato i loro emendamenti che, come il DDL governativo, ripropongono il CUN delle micro-corporazioni accademiche.

Per quanto riguarda la disciplina, il Governo e PD-AVS vogliono mantenere il ruolo esclusivo dei rettori nell’iniziativa disciplinare.

E mentreil Governo vuole mantenere i Collegi disciplinari a livello locale, PD (emendamento 1.39) e AVS (emendamento 1.0.1) vogliono introdurre un Collegio di disciplina nazionale in mano agli ordinari (3 ordinari, 1 associato e 1 ricercatore) e vogliono mantenere l’attuale potere del rettore di avviare l’iniziativa disciplinare (nota).

Il M5S invece vuole un Collegio di disciplina nazionale paritetico e vuole togliere ai rettori il potere esclusivo dell’iniziativa disciplinare (emendamento 1.0.2).

Nota. La critica puntuale alla composizione del Collegio di disciplina riproposta ora da PD-AVS è stata espressa dall’ANDU già nell’ottobre 2004. (v. in questo documento al punto La Corte della disciplina accademica).

Coloro che dominano sull’Università dal 1998 (Legge Berlinguer-Ruberti) hanno sempre curato i dettagli delle norme ‘tradotte’ in legge dai vari Governi e dai vari Parlamenti.

IL ‘NUOVO’ CUN

Nel caso della ‘riforma’ del CUN, va evidenziato che Governo (articolo 1, comma 1, del DDL) e PD-AVS (emendamenti 1.4, 1.5 e 1.6) prevedono che nel ‘nuovo’ CUN vi siano rappresentanti dei «professori e ricercatori universitari eletti in rappresentanza delle quattordici aree disciplinari di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca 2 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 9 maggio 2024».

L’ATTUALE CUN

Invece nella Legge 18 del 2006, che ha normato l’attuale CUN, è previsto che vi siano rappresentanti dei «professori e ricercatori eletti in rappresentanza di aree di settori scientifico-disciplinari determinate, in numero non superiore a quattordici, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca» (art.1, comma 1, lettera a).

Quindi il Ministro di allora avrebbe potuto decidere un numero di aree da 2 a 14.

In sostanza quella Legge, tuttora in vigore, delegava al Ministro la possibilità di realizzare o un CUN delle «corporazioni e sottocorporazioni accademiche» (14 aree), con elettorati separati per fasce, o un CUN utile all’intera Comunità universitaria (5-6 aree), con elettorati attivi e passivi comuni (nota).

Insomma, con la ‘nuova’ riforma del CUN l’accademia che conta si è principalmente preoccupata di mantenere ad ogni costo il consolidato equilibrio raggiunto in questi anni tra i vari ‘gruppi’ accademici, anche a costo di impedire la costituzione di un Organo nazionale di autogoverno del Sistema universitario: per questo la ‘nuova’ Legge sul CUN non deve consentire di modificare – anche solo di una virgola – l’attuale assetto di potere, per evitare l’insorgere di possibili conflitti tra i vari settori accademici.

Nota. Nel marzo del 2004 l’ANDU, in sintonia con altre Organizzazioni universitarie, chiese al Ministro di allora di «ridurre le attuali 14 aree a 5-6 grandi aree di equivalente consistenza che esprimano rappresentanti dei docenti con elettorati attivi e passivi comuni alle tre fasce». Niente da fare: nei ‘piani alti’ si era già irrevocabilmente deciso che le aree dovevano essere 14 e 14 sono state.

(v. nel documento Chi deve rappresentare il sistema nazionale delle università? La CRUI, naturalmente!).

Nell’ottobre del 2004 l’ANDU denunciò che con questo CUN si sarebbe privato «per sempre il sistema nazionale delle Università di un Organismo di rappresentanza
democratica.», aggiungendo che «la controriforma del CUN è un tassello non secondario del più generale attacco ad un’Università autonoma e democratica.» (

(v. nel documento  Accelerazione del DDL CUN).

Ma già nel febbraio 1997 TUTTE le Organizzazioni universitarie di allora avevano denunciato «la tendenza negativa ad indebolire l’autonomia del sistema universitario nazionale nel suo complesso. In questa direzione, infatti, vengono ridotti compiti e funzioni del CUN, anche rispetto alle previsioni lungamente disattese della legge 341/90, trasformandolo da organo rappresentativo di tutto il sistema universitario e delle forze sociali in organismo marginale con funzione di mera consulenza, con una presenza dei docenti frastagliata in troppe e squilibrate aree scientifico disciplinari» (v. Università Democratica, gennaio-febbraio 1997, n. 145-46, pag. 1).

L’aumento dei rappresentanti delle categorie ‘non accademiche’, richiesto anche dall’ANDU, rappresenta certamente un risultato positivo, ma che non modifica i poteri e il ruolo del CUN: questo organismo rimane sostanzialmente una somma di orticelli accademici, la cui irrilevanza politica in tutti questi anni è stata pubblicamente denunciata solo dall’ANDU.

tutti i Senatori e tutta la Comunità universitaria a sostenerela costituzione di un nuovo Organismo nazionale che sia veramente rappresentativo di tutto il Sistema universitario; un Organismo che difenda l’autonomia universitaria – che va ancora conquistata – da chi, dall’interno e da fuori, vuole finire di distruggere l’Università statale.

Solo con una vera autonomia del Sistema nazionale universitario si può ottenere la libertà di ricerca e di insegnamento per tutti.

Per questo è necessario che il Parlamento smetta di trasformare in legge i dettati della potente lobby accademica (I Beati Paoli dell’Università) che da decenni opera per la demolizione dell’Università statale, ed è anche necessario che chi sta nell’Università abbandoni ogni interesse categoriale o sub-categoriale, ogni logica di appartenenza ‘politica’ e ogni subalternità accademica.

In questa direzione l’ANDU ha da anni elaborato e proposto un Progetto per rifondare l’Università tutta, veramente e totalmente alternativo a quello della lobby accademica.

0 0 votes
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments