Beati Paoli universitari – DDL CUN – ANAC

I BEATI PAOLI DELL’UNIVERSITA’

DDL SUL CUN APPROVATO DALLA

COMMISSIONE ISTRUZIONE DEL SENATO

ORA ANCHE L’ANAC SI OCCUPERA’ DEI CONCORSI

1. I Beati Paoli dell’Università e quelli ‘veri’. Un commento di Sanjust

2. Dalla Commissione all’Aula del Senato il DDL sulla ‘riforma’ del CUN. La posizione del PD

3. Ora anche l’ANAC si occuperà dei finti concorsi universitari

Si riporta un interessante commento di Enrico Sanjust, professore ordinario dell’Università di Cagliari, al documento dell’ANDU Al Senato. Ancora l’irrilevante CUN delle sottocorporazioni accademiche. Segue una precisazione ’storica’ sui Beati Paoli.

«A maggior ragione dopo aver letto l’articolo, mi sento sempre più pessimista sul futuro immediato dell’Università pubblica italiana.

Per fortuna sto per andare in pensione, e mi sarà risparmiato di essere coinvolto mio malgrado in ulteriori obbrobri. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a riforme quasi sempre distruttive e peggiorative, a cominciare da quella Berlinguer-Martinotti e finendo con quella Gelmini.

È chiaro a tutti che per quanto la maggior parte degli accademici sia o si proclami di sinistra, spesso anche estrema, il corpo accademico è disposto a ingoiare qualunque rospo, da qualunque parte politica provenga.

Prima il 3 +2, che ha smontato un meccanismo formativo che il mondo ci invidiava, a vantaggio di un pasticcio che non raggiunge nessuno degli obiettivi dichiarati. Salvo eccezioni, la maggior parte delle lauree triennali non è in grado di garantire la “solida preparazione di base” di cui Berlinguer fantasticava, La cesura formativa tra triennali e magistrali c’era e c’è più che mai, e sono ben pochi gli studenti che non perdono un anno tra i due livelli. Abbiamo oggi laureati il cui bagaglio culturale è mediamente di molto inferiore a laureati del vecchio sistema delle lauree quinquennali.

La riforma Gelmini ha aggravato notevolmente il danno spingendo gli atenei verso un sistema di tipo bonapartista e plebiscitario, che ha raggiunto l’apice durante il covid con l’imperversare delle riunioni telematiche in cui i consiglieri di dipartimento, di corso di laurea o di facoltà (laddove queste ultime sono sopravvissute sotto mentite spoglie alla loro incomprensibile abolizione) sono chiamati a ratificare decisioni già prese in piani più alti.

Per non parlare dei frequenti e scandalosi interventi peggiorativi sul versante delle nostre retribuzioni (tanto per citarne alcuni, Mussi col taglio degli scatti stipendiali, Gelmini con gli scatti triennalizzati, Renzi con la ben nota diatriba e successiva beffa nella querelle TFR vs. TFS).

Incidentalmente, ricordo le grandi mobilitazioni contro la riforma “di destra” a firma Gelmini (mobilitazione che si risolse in un inutile fuoco di paglia) in confronto all’imbarazzato silenzio di gran parte del mondo accademico verso gli interventi “di sinistra”.

Ma mettendo da parte questa mia licenza polemica, resta la triste conclusione: i vari governi formalmente, ma sostanzialmente l’alta burocrazia ministeriale e i soliti inarrivabili Beati Paoli che continuano a essere i veri decisori accademici, fanno quel che gli pare senza che noi accademici ‘normali’ abbiamo il benché minimo potere di incidere. E sinché molti, moltissimi accademici continueranno ad accettare per convenienza o per semplice quieto vivere di essere ‘clientes’ di ben individuabili ‘patroni’, nulla potrà cambiare.»

Per correttezza ‘storica’ va precisato che, nella leggenda, i Beati Paoli erano una setta segreta di giustizieri che difendevano i poveri contro i soprusi dei nobili nella Palermo del Settecento, resi celebri dal romanzo di Luigi Natoli. Invece i Beati Paoli dell’Università non sono segreti e non difendono i poveri.

2. Dalla Commissione all’Aula del Senato il DDL sulla ‘riforma’ del CUN. La posizione del PD

IL 29 luglio 2026, il DDL 1890 sulla ‘riforma’ del CUN è stato approvato dalla Commissione Cultura del Senato (v. resoconto).

Il DDL dovrà essere discusso e votato dall’Aula dello stesso Senato.

Ad avviso del sen. Francesco Verducci (PD) «il provvedimento in esame tende a marginalizzare e a sottrarre forza rappresentativa al Consiglio universitario nazionale (CUN).»

Verducci evidentemente non riesce ad accorgersi che l’attuale CUN è già marginale e che esso già ora non rappresenta il Sistema nazionale universitario, come stabilito da tutti i partiti su ‘ordinazione’ del Gruppo Berlinguer, in sintonia con la Confindustria (TreeLLLe).

Con queste posizioni, se il PD andasse al Governo proseguirebbe lo smantellamento – ormai nella fase finale – dell’Università statale.

Comunicato del MUR: Università: MUR-ANAC, firmato Protocollo per trasparenza in concorsi e reclutamento.

La via giudiziaria al merito, quella morale, quella culturale, quella ‘binaria’ (doppio canale), e chi più ne ha più ne metta.

Le si pensa tutte pur di mantenere la cooptazione personale, e per questo non si vogliono i concorsi esclusivamente nazionali, a partire dai posti di dottorato: «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», disse Tancredi che se ne intendeva.

La cooptazione personale sta alla base dei “potentati accademici” la cui esistenza e dannosità è riconosciuta anche dall’Anac.

E sono questi stessi “potentati accademici” che rimpiangono le ASN e che ora stanno imponendo il mantenimento del CUN delle micro-corporazioni (14 aree), con il sostegno trasversale della Maggioranza, del PD e di AVS.

Questa stessa convergenza trasversale si ha nella volontà di mantenere nelle mani de rettore l’iniziativa disciplinare, mentre PD e AVS vogliono ripristinare il Collegio di disciplina nazionale da fare gestire, di fatto, agli ordinari: 3 ordinari, 1 associato, 1 ricercatore (v. nota).

Nota. Nel dicembre 2015 le Organizzazioni universitarie (ADI, ADU, ANDU, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, COBAS-Pubblico Impiego, CoNPAss, CSA-CISAL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, SUN, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA, USB-Pubblico Impiego), rispetto alla gestione della disciplina, insieme chiedevano quello che continua a chiedere l’ANDU, sostenuto finora solo dal M5S:

«Si chiede dunque al CUN di condividere la proposta di una modifica normativa che ricostituisca il sistema precedentemente in vigore (Collegio di disciplina nazionale, ndr), apportando ad esso, al contempo, alcuni perfezionamenti. Si ritiene, ad esempio che, per composizione e modalità operative, il Collegio di disciplina nazionale non debba contenere alcuna gerarchizzazione tra le diverse fasce della docenza, nel principio della valutazione tra pari (richiamato anche dalla 240/10 e com’è noto, ampiamente riconosciuto in ambito scientifico). Altra variazione importante da valutare è il trasferimento dell’iniziativa disciplinare dal solo Rettore ad una apposita Commissione, che dovrebbe adire il CUN nel caso una fase istruttoria interna dovesse confermare la necessità di un giudizio.» (dal documento Cun su Collegio di disciplina).

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