1. Sull’Incontro dell’ANDU con il PD
2. Sull’Incontro dell’ANDU con AVS
3. La proposta dell’ANDU di riforma complessiva dell’Università
1. Sull’Incontro dell’ANDU con il PD
Nell’incontro sono state esaminate alcune delle principali questioni riguardanti l’Università.
Numero chiuso a Medicina. C’è stato un pieno accordo sull’eliminazione di qualsiasi filtro: la selezione per l’ingresso a Medicina deve avvenire prima dell’inizio del corso di laurea. L’ANDU ha ribadito la necessità di un graduale superamento del numero chiuso, evitando nel frattempo meccanismi di selezione che interferiscano con lo studio degli ultimi anni delle scuole superiori. Il PD invece ritiene inevitabile prevedere il numero chiuso anche perché, altrimenti, si avrebbero problemi in sede europea (v. nota).
Governance. Pieno accordo c’è stato anche sulla necessità di ridurre il potere dei Consigli di Amministrazione, di aumentare il ruolo dei Senati Accademici -che devono diventare realmente rappresentativi di tutte le componenti – e di ridurre l’enorme potere dei rettori. In questa direzione l’ANDU ha riproposto la necessità di escludere il Rettore dal Senato Accademico e di definire composizioni e poteri con legge nazionale.
L’ANDU ha inoltre ribadito l’importanza della costituzione di un Organismo nazionale di rappresentanza e di coordinamento del Sistema nazionale universitario. I componenti di questo Organismo dovrebbero essere tutti eletti contemporaneamente e, in particolare, la componente dei docenti dovrebbe essere eletta senza alcuna divisione per fasce.
Concorsi. Dal confronto è emersa una sostanziale convergenza sull’introduzione dei concorsi nazionali. L’ANDU ha fatto riferimento alla proposta dell’ANDU stessa e della FLC CGIL: commissioni nazionali interamente sorteggiate tra tutti i docenti, superando così ogni tipo di abilitazione e ogni forma di concorsi locali.
== Si è concordato di proseguire al più presto il confronto per esaminare le altre questioni (precariato, ANVUR, telematiche, etc.) e per approfondire meglio quelle già trattate.
Nota. In realtà le direttive europee si limitavano a chiedere agli Stati membri un’armonizzazione dei corsi di studio e la realizzazione di un sistema di formazione di alta qualità, ma non necessariamente la limitazione degli accessi.
2. Sull’Incontro dell’ANDU con AVS
Il 29 gennaio 2026 l’ANDU (Andrea Capotorti, Mauro Federico, Nunzio Miraglia e Paola Mura) ha avuto un incontro con AVS (on. Elisabetta Piccolotti, Legislativo di AVS, e Francesco Raparelli).
Nell’incontro è stata esaminata la questione del numero chiuso.
L’ANDU ha richiamato la sua posizione di netta contrarietà sia all’attuale sistema di “semestre filtro” sia, più in generale, al numero chiuso.
L’ANDU ha, in particolare, evidenziato il dramma sociale e la profonda iniquità prodotti quest’anno dal semestre filtro, come del resto ampiamente prevedibile e già denunciato in tutte le occasioni sia pubbliche (assemblee e incontri) che istituzionali (audizioni parlamentari).
Per l’ANDU l’obiettivo del superamento del numero chiuso va raggiunto gradualmente, fornendo gli atenei di adeguate risorse strutturali e umane, e si dovrebbe ricorrere, nel frattempo, al sorteggio puro come modalità di selezione.
Da parte sua l’on. Piccolotti ha ribadito la contrarietà di AVS a qualsiasi forma di numero chiuso in tutti i corsi di studio e ha condiviso la necessità di superarlo gradualmente, impegnando significative risorse. Questo anche per allineare il nostro Paese alla media OCSE in spesa in istruzione e formazione e in numero di laureati.
L’on. Piccolotti ha espresso il suo timore che il Ministro non tornerà indietro e tenterà invece di imporre il semestre filtro anche nel prossimo anno, abbassando le difficoltà dei test.
L’esponente di AVS ha infine espresso la sua perplessità su come il Ministero potrà affrontare l’enorme mole di ricorsi e richieste di annullamento delle graduatorie, in seguito alla la modifica in itinere dei criteri di selezione.
L’ANDU, infine, è tornato a ribadire la serietà e validità dello strumento del sorteggio puro, ricordando la sua adozione per diversi anni in Olanda e lo studio che ne constata l’equivalenza, in termini di successo negli studi, rispetto ai più usati metodi di selezione “meritocratica” (v. nota).
L’esponente di AVS, pur palesando qualche perplessità sull’opportunità di ricorrere al sorteggio, anche per il difficile consenso che questo riceverebbe, si è comunque mostrata aperta ad approfondire tale tematica.
Si è convenuto comunque che rispetto ai test, una modalità di selezione per iniziare gli studi di Medicina potrebbe essere ottenuta con la massima valorizzazione del percorso scolastico degli studenti durante le scuole superiori.
== L’incontro si è concluso con l’impegno di realizzare altri incontri nell’immediato futuro per esaminare insieme anche gli altri importanti problemi dell’Università.
Nota. V. il documento Il sorteggio non costa ed è equivalente al test che invece costa tanto.
3. La proposta dell’ANDU di riforma complessiva dell’Università
Come ricostruire l’Università tutta
a. Diritto allo studio (superamento del numero chiuso e revisione del “3+2”)
b. Abolizione del precariato (non degli attuali precari) e nuovo reclutamento in un terzo livello di professore
c. Il ruolo unico dei professori
d. Autonomia del Sistema nazionale dell’Università
e. Gestione democratica degli Atenei
f. Finanziamento dell’Università per migliorare tutti gli Atenei

Da NICOLA FERRARA – Nota al punto 1 del documento: “In realtà le direttive europee si limitavano a chiedere agli Stati membri un’armonizzazione dei corsi di studio e la realizzazione di un sistema di formazione di alta qualità, ma non necessariamente la limitazione degli accessi.”
Su questo punto bisogna essere chiari.
A. Innanzituttto la previsione dell’armonizzazione dei corsi di studio e la realizzazione di un sistema di formazione di alta qualità significa un rapporto chiaro e definito tra risorse e numero degli studenti (docenti, aule, labratori e posti letto). Poichè per definizione le risorse sono finite (non infinite) il numero degli studenti iscrivibii ai corsi di medicina e delle lauree sanitarie deve essere parametrato alle risorse disponibili. Chiamatelo come volete, ma questo si chiama numero chiuso o numero programmato più correttamente e quindi limitazione degli accessi.
B. Il rispetto del punto A va chiarito che la laurea italiana è un titolo riconosciuto in tutta europa come è noto. Faccio presente che tra numero di ricorrenti e allargamento “politico” il nostra Paese sta rischiando (non in futuro) di perdere questo riconosciemnto e di ridurre significativamente la qualità della formazione con obiettive riduzione della qualità della cure nel nostro Paese.
Per capire cosa significa riduzione delle risorse vorrei ricordare che (dati MIUR) nel 2005 (quando il numero degli iscrivibile era bassisso) nell’area 06 (scienze mediche) i docenti (Ordinari, Associati e ricercatori a tempo indeterminato) erano 11327, oggi i docenti (ordinari, associati, RTI, RTDa, RTDb e Ricercatore a t.d. – t.pieno (L. 79/2022)) sono 9933 con una perdita in termini assoluti secca di oltre il 12 per cento, ma con una più importante riduzione dell’impegno formativo complessivo, attesa il ridotto carico didattico dei ricercatori a tempo determinato.
A mio modesto parere il tema delle risorse didattiche e strutturali non può essere eluso quando si parla di numero di studenti iscrivibili almeno che non si voglia fare demagogia sulla pelle degli studenti, dei futuri medici e in futuro sulla pella dei cittadini.
Un saluto
Nicola Ferrara
RISPOSTA. Spesso invocate, a sproposito, a sostegno del ”numero chiuso”, le direttive europee 78/687/ CEE (ora abrogata da s.m.i.), relativa alla figura professionale di dentisti e odontoiatri, e la 93/16/CEE (ora abrogata da s.m.i.), rivolta ai medici, si limitavano entrambe a imporre agli Stati membri un’armonizzazione dei corsi di studio, dei requisiti minimi di formazione e la durata dei corsi a garanzia del principio della libera circolazione dei cittadini europei all’interno dell’Unione.
In nessuna delle direttive è fatta menzione di “numero programmato” o di limitazione all’accesso ai corsi universitari.
Tuttavia, con la legge 2 agosto 1999, n. 264, lo Stato italiano stabilisce il cosiddetto “numero chiuso” imponendo, di fatto, agli studenti di adeguarsi alle strutture presenti e agli investimenti che lo Stato decide di stanziare in favore delle università, mentre dovrebbe essere esattamente il contrario, vale a dire che lo Stato dovrebbe essere chiamato a disporre gli investimenti in modo tale da garantire a tutti l’accesso alla formazione universitaria.
In seguito alla sentenza n. 383 del 27 novembre 1998, la Corte Costituzionale si pronunciava sulla questione di legittimità costituzionale in merito alla normativa della legge 15 maggio 1997, n. 127, che aveva attribuito al Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica il potere di determinare la limitazione degli accessi ai corsi di laurea universitari.
Ad avviso dei ricorrenti tale normativa, violando il principio della riserva di legge che discenderebbe dagli articoli 33 e 34 della Costituzione, si poneva in contrasto anche con il principio del diritto allo studio tutelato dai medesimi articoli e la Consulta, in esito alla propria valutazione, aveva ritenuto che, seppur potesse essere «…superato, in considerazione degli obblighi comunitari e nei limiti in cui essi sussistono, lo specifico dubbio di costituzionalità», appariva chiaro «…che l’intera materia necessita di un’organica sistemazione legislativa, finora sempre mancata» ed ancora «…una sistemazione chiara che, da un lato, prevenga l’incertezza presso i potenziali iscritti interessati e il contenzioso che ne può derivare »[Corte cost., sentenza n. 383/1998 ]
Che il sistema dei test d’ingresso costituisca una vera e propria lotteria e, con ciò, la negazione di ogni e qualunque valorizzazione del merito, trova autorevole conferma nel pronunciamento del Consiglio di Stato che rimetteva alla Consulta la questione di legittimità in merito al “test unico” e le graduatorie dei singoli Atenei deplorando “…una ingiusta penalizzazione della aspettativa dei candidati di essere giudicati con un criterio meritocratico, senza consentire alle Università la selezione dei migliori; la scelta degli ammessi risulta dominata in buona misura dal caso. Sicché è violato anche il principio di ragionevolezza e logicità delle scelte legislative (art. 3 Cost.)”. [Ordinanza 31 giugno 2012 n. 3541]
Tanto premesso, noi proponiamo il graduale superamento del numero programmato, fino alla sua abolizione, con un piano straordinario di potenziamento di Personale e strutture.
Ciò non in virtù di una apodittica demagogia ma nella considerazione che il diritto di accedere alle università pubbliche dopo aver conseguito la maturità è un diritto per qualunque ragazzo, al quale spetterà di dimostrare le proprie capacità nel corso del ciclo di studi.
Superamento tanto più necessario ed ineludibile alla luce della penuria di Medici, come mostrato durante la recente pandemia, alla luce del miserabile mercato delle “scuole” di preparazione sia ai test sia come supporto alle materie del “semestre filtro”, e nella disincantata considerazione che, dalla imposizione del numero chiuso, il Sistema sanitario pubblico non ha conseguito i decantati, supposti, miglioramenti nella qualità delle cure. [vedi liste di attesa]
Come mai non avete incontrato anche il Movimento 5 stelle?
Il M5S ha dato la sua disponibilità a incontrare l’ANDU tra pochi giorni.