Riforma dell’Università. A Palermo Assemblea convocata dal Rettore

ANDU – Associazione Nazionale Docenti Universitari

CONTRIBUTO

per l’Assemblea dell’Ateneo di Palermo

convocata dal Rettore, che si svolgerà martedì 11 novembre alle ore 15.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria

1. La CRUI, i Rettori e il Rettore di UNIPA

2. Composizione e ruoli del C.d.A. e del S.A. Il ruolo del Rettore

3. Il documento inviato dal Rettorato

4. Concorsi nazionali al posto dei finti concorsi locali (cooptazione personale)

5. «Il grave problema del precariato»

6. Il docente unico per rendere liberi e uguali tutti professori

7. CRUI, CUN, ANVUR e autonomia del Sistema nazionale universitario

8. Competenza disciplinare nazionale

La CRUI da troppi anni si arroga il ruolo di rappresentanza del Sistema universitario nazionale e sue decisioni sono prese dai Rettori senza che essi consultino prima propri Atenei.

Il Rettore dell’Università di Palermo, per la prima volta, ha deciso di convocare un’Assemblea di tutte le componenti per arrivare a rappresentare una «posizione ufficiale dell’Ateneo, da condividere con la CRUI.» 

Nell’Assemblea si discuterà sulle materie contenute nell’art 20 della Legge delega, recentemente approvata in via definitiva, che «prevede, tra l’altro, interventi sull’assetto organizzativo e la governance interna delle università, sulle procedure di reclutamento dei professori e dei ricercatori, ivi comprese le procedure di abilitazione scientifica nazionale, sull’internazionalizzazione del corpo docente e degli studenti, sullo stato giuridico ed economico del personale universitario.»

In vista dell’Assemblea, dal Rettorato è stato trasmesso un documento «che si propone come bozza di lavoro e contributo alla discussione, elaborato con il contributo degli Organi di Governo dell’Ateneo.»

Nel documento, tra l’altro, si sostiene, giustamente, che «appare sorprendente e alquanto discutibile la scelta di intervenire con lo strumento della legge delega, peraltro con una modalità che attribuisce al Governo una potestà a 360 gradi, su questioni regolamentate dall’Art. 33 della Costituzione.»

Nel documento inviato dal Rettorato si chiede di contenere la durata del mandato del Rettore e, soprattutto, che la composizione dei C.d.A. e dei S.A. sia «demandata agli Statuti di Ateneo».

Al contrario, sarebbe indispensabile chiedere che la composizione e i compiti di questi Organismi siano stabiliti per Legge. Infatti, come dimostrato anche dalla revisione degli statuti prevista dalla Legge cosiddetta Gelmini, una scelta autonoma darebbe alle oligarchie degli Atenei il potere di prevedere composizioni e ruoli dei vari Organismi finalizzati al mantenimento del controllo del proprio Ateneo, attraverso soprattutto la figura del rettore-sovrano assoluto.

Sempre per legge si dovrebbe anche rendere il Senato Accademico organo decisionale e rappresentativo di tutte le componenti, come sembra auspicare lo stesso documento rettorale. Nella stessa direzione, occorrerebbe trasformare il Consiglio di Amministrazione in organo puramente esecutivo e ridurre nettamente i poteri del Rettore che, a tal fine, non dovrebbe fare parte del Senato Accademico.

Per tutto questo non è fondamentale la durata del mandato più o meno unico del Rettore, mentre importante è che comunque esso venga eletto dall’intera comunità universitaria.

         Nel documento si propone di ‘aggiustare’ le ASN e quindi di mantenerle, dato che esse avrebbero permesso «di introdurre opportuni vincoli alle scelte dei singoli Atenei».

La verità è un’altra: le ASN sono state la foglia di fico per coprire la cooptazione personale e hanno abbattuto la qualità della ricerca, ‘quantificando’ la produzione scientifica. V. questo documento.

Il DDL sui concorsi che si sta approvando ha come principale obiettivo quello di mantenere la cooptazione personale (ritorno al presente) e di rafforzare il potere dell’ANVUR, che si sostituirà di fatto alle attuali Commissioni e che valuterà periodicamente i singoli nuovi professori.

         Se si volesse sinceramente abbattere il localismo, si dovrebbe chiedere l’introduzione di concorsi esclusivamente nazionali con commissioni interamente sorteggiate tra tutti i professori, escludendo quelli degli Atenei interessati al bando dei posti. I concorsi nazionali dovrebbero essere introdotti in tutte le fasi della formazione, del reclutamento e della carriera dei docenti, a partire dal dottorato.

I concorsi nazionali sono richiesti dall’ANDU e dalla FLC-CGIL (per leggere le due proposte v. Concorsi universitari. Le proposte di ANDU e FLC CGIL.)

Per risolvere definitivamente «il grave problema del precariato» di cui si legge nel documento, occorrerebbe un bando straordinario di almeno 45.000 posti di ruolo e la cancellazione di tutte le attuali figure precarie, sostituendole con una sola figura di vero pre-ruolo che abbia piena autonomia anche finanziaria, in una quantità rapportata agli sbocchi in ruolo programmati. Nel frattempo si dovrebbero prorogare, a domanda e su fondi nazionali, gli attuali precari fino all’espletamento dei concorsi.

Per quanto riguarda lo stato giuridico dei docenti è indispensabile abbattere le gerarchie e le dipendenze, garantendo a tutti la piena la libertà di ricerca e di insegnamento.

Per questo occorre costituire un unico ruolo (organico unico) di professore universitario articolato in tre livelli retributivi, con uguali compiti e uguali diritti (compreso l’elettorato attivo e passivo) e uguali doveri all’interno di un unico stato giuridico nazionale (uguale in tutti gli Atenei).

Il passaggio di livello deve avvenire, a domanda, attraverso una valutazione complessiva (ricerca e didattica) nazionale individuale (per ulteriori dettagli v. il punto Un ruolo unico vero, necessario, semplice e possibilenella proposta dell’ANDU Come ricostruire l’Università tutta.)

Nel documento preparatorio dell’Assemblea di Ateneo non viene posto il fondamentale problema dell’autonomia del Sistema nazionale universitario. Questa autonomia è oggi impedita:

– dalla CRUI che ha sempre elaborato e/o sostenuto tutte le leggi che hanno smantellato l’Università (v. il documento Università, autonomia o CRUI. Il CUN);

– dall’ANVUR che è stata istituita per commissariare l’Università (v. il documento ANVUR: una devastante Agenzia da abolire).

L’unico modo per rendere veramente autonoma l’Università è abolire l’ANVUR e istituire, al posto del CUN, un Organo nazionale rappresentativo di tutte le componenti e che svolga pienamente compiti di coordinamento del Sistema nazionale universitario. Un Organo che dovrebbe avere poteri consistenti e reali, con una composizione bilanciata, non corporativa, con tutti i componenti eletti direttamente e contemporaneamente. Un Organo, alternativo alla CRUI, che difenda l’autonomia universitaria dai poteri forti interni ed esterni.

Giustamente nel documento si indica la necessità di collocare a livello nazionale la competenza disciplinare riguardante i docenti, eliminando gli attuali Collegi di disciplina di Ateneo.

È però fondamentale che il nuovo Collegio di disciplina nazionale rispetti i più elementari principi della democrazia e che, quindi, non si preveda – come è previsto anche nell’Ateneo palermitano (comma 5, art. 24 dello Statuto) – che il Collegio funzioni ‘a fisarmonica’, ovvero che gli ordinari possano giudicare gli associati e i ricercatori, ma non viceversa. Inoltre bisognerebbe togliere al Rettore il potere dell’iniziativa disciplinare e attribuirla a una apposita Commissione elettiva.

Su questa materia si segnala un’articolata trattazione nella Nota sull’assetto delle procedure disciplinari relative ai docenti universitari elaborata dalle Organizzazioni universitarie già nell’aprile del 2013 (la Nota la si trova allegata a questo documento.)

== Si invita a leggere la Proposta complessiva e dettaglia di riforma dell’Università elaborata dall’ANDU Come ricostruire l’Università tutta.

=== Si invita anche a leggere il documento L’Università italiana non è libera: va liberata e difesa.

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Giovanni
Giovanni
1 mese fa

L’ASN è stata creata per un populistico tentativo di porre fine al baronato. Ovviamente non è successo. Ma nel frattempo ha reso un inferno la vita di ricercatori e professori perché molte commissioni hanno agito non in termini di soglie minime per l’accesso a un concorso ma in termini di concorso vero proprio atto a selezionare solo il top dei top. Ci sono commisisoni che hanno implicitamente messo il veto a chi non avesse almeno il doppio delle soglie stabilite o che hanno esplicitamente detto che alcune riviste di fascia A non le ritenevano buone (ovviamente a posteriori e a discerzione della commissione di turno). Il paradosso è che molte commissioni sono composte da soggetti che sono diventati professori ordinari in un periodo storico in cui con una pubblicazione l’anno e in italiano si faceva carriera. Adesso storcono il naso… E spesso accade che ci siano candidati ricercatori che, se avessero due pubblicazioni in più, avrebbero le caratteristiche per diventare commissari. E non ottengono l’abilitazione.
A cosa serve davvero l’ASN? Di sicuro non rende attrattiva la vita del ricercatore e di sicuro non ne migliora la qualità e la sostenibilità. Oggi si richiede al ricercatore di agire come un ordinario: la valutazione avviene sulla ricerca, ma nel frattempo il ricercatore deve fare didattica, deve spendersi in attività istituzionali, deve essere titolare di progetti.
E’ ridicolo.
Si abolisca l’ASN e la lista di riviste (che mette in serio imbarazzo le collaborazioni con i colleghi esteri). Si faccia semplicemente un concorso o si agisca anche per cooptazione: che gli atenei si scelgano i ricercatori che vogliono. Poi, magari dopo 5 anni, se ne valuta l’attività a 360 gradi: prima, seconda e terza missione. Si stabiliscono criteri (noti a priori) e se non si superano i criteri, l’ateneo perde fondi e il commissario interno non avrà scatti stipendiali per i successivi 6 anni. Se si tocca il portafoglio delle persone, la selezione sarà un po’ migliore.
La riforma, infine, si deve completare con l’abolizione delle fasce di docenza: ruolo unico e stop. Tanto fanno tutti le stesse cose, anzi forse gli ordinari di meno degli altri…