Concorsi solo nazionali al posto delle ASN e dei concorsi locali

1. Al Senato: nessuna discussione generale e confronto ‘segreto’ nel Comitato ristretto.

2. Inascoltate le proposte dell’ANDU nell’audizione nella Commissione

3. La piaga della cooptazione da parte del singolo ordinario

4. Con il DDL si ritorna al presente

5. La ASN: una dannosa foglia di fico per coprire la cooptazione personale

6. ANVUR. Il DDL e il DPR che lo riforma accrescono enormemente il suo potere

7. Concorsi veramente nazionali a ogni livello o meglio il ‘buono posto’

8. Dalla FLC-CGIL. Concorsi nazionali in alternativa alle ASN e ai concorsi locali

9. Rinnovo richiesta confronto a Tomaso Montanari

1. Al Senato: nessuna discussione generale e confronto ‘segreto’ nel Comitato ristretto. Inascoltate le critiche e le proposte dell’ANDU nell’audizione nella Commissione

La Commissione Cultura del Senato ha ‘saltato’ la discussione generale sul DDL 1518 riguardante i concorsi universitari e nella seduta 10 settembre 2025 ha deciso di istituire un Comitato ristretto, una sede in cui si svolge un confronto senza alcuna informazione pubblica. Un Comitato ristretto si istituisce quando si pensa di potere trovare un accordo e in questo caso non dovrebbe essere difficile trovarlo visto che tutti i Gruppi, eccetto AVS, vogliono mantenere la cooptazione da parte del singolo ordinario cercando di camuffarla il meglio possibile (v. gli emendamenti presentati). Va ricordato che attraverso un Comitato ristretto si è arrivati a produrre la devastante legge sul numero chiuso a Medicina (v. il documento Abolizione del numero chiuso. Una devastante menzogna).

2. Inascoltate le proposte dell’ANDU nell’audizione nella Commissione

Nell’audizione del 9 luglio 2025 l’ANDU aveva esposto nella Commissione Cultura del Senato le proprie critiche al DDL, avanzato proposte alternative (v. primo intervento nel video delle audizioni).

Alla stessa Commissione l’ANDU aveva presentato un contributo scritto.

3. La piaga della cooptazione da parte del singolo ordinario

Nell’Università italiana lo sanno tutti (dai dottorandi agli ordinari) che le prove concorsuali – a tutti i livelli – sono una farsa: il posto viene di fatto assegnato a un singolo professore ordinario, che a sua volta lo assegna al suo prescelto attraverso un finto concorso, esercitando così il potere di nascita e di vita del suo allievo. Questa modalità di scelta è in vigore per i posti di associato e di ordinari a partire dalla Legge Berlinguer del 1998 e anche prima da sempre è applicata per tutte le altre figure (assistenti, ricercatori, assegnisti, borsisti, dottorandi).

La cooptazione personale in Italia è sempre stata una piaga che, tra l’altro, produce fenomeni come nepotismo, familismo, clientelismo, arbitrii, etc. Questi fenomeni a volte vengono ‘intercettati’ dalla magistratura, facendoli emergere come scandali, mentre invece sono ‘solo’ espressioni di un sistema di potere.

Va aggiunto che il sistema della cooptazione personale porta quasi tutti a condividere o subire in silenzio i provvedimenti che hanno devastato l’Università italiana: finta autonomia degli Atenei, strapotere dell’ANVUR e della CRUI, Rettori sovrani assoluti, precariato, numero chiuso, gerarchizzazione della docenza, etc.

4. Con il DDL si ritorna al presente

«Ritorno al passato», «un grave passo indietro». Queste sono solo alcune delle critiche rivolte al DDL governativo, spesso da parte di chi, dopo oltre un decennio di ASN, solo ora si preoccupa delle modalità di reclutamento (v. nota).

In realtà il vero e principale obiettivo del DDL è il mantenimento della cooptazione personale. E infatti il DDL prevede che le ‘nuove’ commissioni concorsuali siano formate da un membro interno e da quattro membri esterni. È noto a tutti che la presenza di un solo membro locale in qualsiasi tipo di commissione basta e avanza per predeterminare il risultato del ‘concorso’: vincerà l’allievo del membro interno, per il quale è bandito il ‘concorso’. Peraltro, per maggiore ‘sicurezza’, è previsto che i quattro membri esterni saranno «individuati dalla stessa università» tra i sorteggiati in una lista di «docenti disponibili»; cioè, in definitiva, saranno scelti dall’Università direttamente interessata, ovvero saranno scelti dal professore che è riuscito a farsi bandire, e gestirà, il suo finto concorso.

Il fatto è che, ancora una volta, siamo in presenza di una riforma ‘tancrediana’ («Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi»).

NOTA. Il DDL si è basato su una proposta condivisa da tutti i componenti dell’apposito Gruppo di lavoro ministeriale. Tra i componenti del Gruppo, istituito per riformare la Legge cosiddetta Gelmini e coordinato da Marco Mancini, vi sono anche esponenti della CRUI, del CUN, dell’ANVUR, del CNSU e del CNVR, come ha tenuto a precisare lo stesso Mancini nell’audizione dell’8 luglio 2025 nella Commissione Cultura del Senato (il suo intervento di al ‘tempo’ 0:46:50 del video dell’audizione).

Nel frattempo Marco Mancini è stato nominato Segretario generale del MUR

5. La ASN: una dannosa foglia di fico per coprire la cooptazione personale

L’introduzione dell’ASN non ha intaccato il localismo, che in realtà è la cooptazione personale, ovvero la libertà del singolo ordinario di promuovere chi vuole.

Come ha anche riconosciuto Giovanni Belardelli sul Mulino, «L’Asn ha confermato la deriva localistica come caratteristica di fondo del nostro sistema universitario.»

La ASN ha inoltre prodotto un’inflazione di pubblicazioni, con all’abbattimento della qualità della ricerca (un tanto al chilo).

La ASN è stata ‘solo’ la foglia di fico per coprire l’assoluta libertà di scelta del ‘padrone’ del posto bandito.

Peraltro, come era stato evidenziato dall’ANDU e come ha poi chiarito Marco Mancini, la ASN non è stata abolita: il ‘lavoro’ che hanno fatto le commissioni verrebbe svolto direttamente dall’ANVUR (nota). Secondo lo stesso Mancini così si introdurrà una procedura più agile, più rapida e meno costosa (v. ancora al ‘tempo’ 0:46:50 del video della sua audizione). 

NOTA. Il ruolo delle ASN infatti verrà di fatto assunto dall’ANVUR che stabilirà «specifici requisiti di produttività e di qualificazione scientifica» «individuati, per ciascun gruppo scientifico-disciplinare», operando quindi, nella sostanza, seguendo una ‘logica’ quantitativa, come hanno fatto le ASN.

6. ANVUR. Il DDL e il DPR che lo riforma accrescono enormemente il suo potere

C’è chi ha sostenuto che con l’abolizione delle ASN verrebbero drasticamente ridimensionati il ruolo dell’ANVUR. In realtà l’ANVUR, oltre che a sostituirsi di fatto alle attuali Commissioni delle ASN, quasi certamente non sarà estranea nella definizione delle «linee-guida per la valutazione, dopo due anni dalla presa di servizio e con cadenza triennale per la durata del rapporto di lavoro, dei vincitori» dei ‘nuovi’ concorsi (un tagliando).

A questo proposito va nuovamente ricordato che la valutazione del singolo docente era inizialmente un obiettivo di chi ha voluto l’ANVUR sostenendo che sarebbe stato fondamentale dotare il sistema universitario e della ricerca pubblica di una Agenzia nazionale di valutazione che effettuasse periodiche valutazioni dei singoli docenti e dell’attività didattica e di ricerca e che, solo sulla base di questa corretta valutazione, si stabilissero ruoli, incarichi e avanzamenti di carriera.

L’ANVUR, quindi, continuerà a commissariare l’Università italiana, accrescendo il suo controllo sulla ricerca interferendo ancora di più sulla carriera dei singoli professori.

E per non lasciare alcun dubbio sul ruolo dell’ANVUR, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’11 settembre 2025 un DPR che riforma la stessa ANVUR, ampiandone ulteriormente il potere.

Tutto questo mentre in Francia è stata recentemente votata l’abolizione dell’HCERES, un’analoga istituzione accusata, tra l’altro, di avere burocratizzato e standardizzato la ricerca universitaria. (v. al punto 4 di questo documento).

7. Concorsi veramente nazionali a ogni livello o meglio il ‘buono posto’

Per superare la cooptazione personale, spacciata per scelta autonoma degli atenei, occorre che ogni ingresso in tutte le figure pre-ruolo e di ruolo avvenga a livello nazionale con commissioni interamente sorteggiate tra tutti i professori, escludendo gli appartenenti agli atenei interessati, e prevedendo che non vi sia più di un commissario dello stesso ateneo. E per l’ingresso nel ruolo docente (che deve diventare unico), per indebolire ancor più la logica dell’appartenenza, le commissioni concorsuali devono stilare una graduatoria dei vincitori per consentire, a scalare, la scelta degli atenei in cui prendere servizio tra quelli dove sono previsti i posti.

Gli avanzamenti da un livello all’altro della docenza devono avvenire, a domanda, attraverso una valutazione individuale dell’attività di ricerca e didattica svolta dal docente da parte di una commissione nazionale composta come quella per i concorsi e, all’esito positivo, deve conseguire l’immediato e completo riconoscimento dell’avanzamento, senza ulteriori prove locali.

Nel transitorio, per i già abilitati a ordinario o ad associato da subito va previsto il passaggio automatico nella fascia superiore, coprendo l’eventuale maggior costo con specifici fondi nazionali (v. Come ricostruire l’Università tutta).

In alternativa, meglio uscire da ogni ipocrisia e consegnare al singolo professore ordinario il posto da occupare, consentendogli di scegliere senza infingimenti a chi assegnarlo, senza alcun mascheramento (abilitazione o requisiti nazionali, concorsi, scelta dell’Ateneo o del Dipartimento). Insomma si dia al singolo barone un ‘buono posto’, da spendere come vuole.

8. Dalla FLC CGIL. Concorsi nazionali in alternativa alle ASN e ai concorsi locali

La FLC CGIL ha recentemente elaborato una proposta per introdurre concorsi interamente nazionali, al posto delle ASN e dei concorsi locali.

L’impianto di questa proposta coincide sostanzialmente con quello della proposta dell’ANDU. Tra le due proposte vi sono per ora alcune differenze sulla composizione delle commissioni, sulla scelta delle sedi da parte dei vincitori, sull’applicazione delle prove nazionali anche per le figure pre-ruolo, sui modi per arrivare al docente unico e sul transitorio.

Tali attuali differenze possono costituire ulteriore motivo di confronto e di verifica, coinvolgendo il più possibile tutte le componenti dell’università e, in particolare, i precari. A cui ancor più dovrebbero interessare le modalità di svolgimento dei concorsi, e agli studenti ai quali sarebbe più utile una didattica svolta da docenti non condizionati dai loro ‘maestri’.

Sui contenuti del DDL governativo e sulle possibili soluzioni alternative ANDU, FLC CGL e Rete 29 Aprile promuoveranno negli atenei iniziative di confronto pubblico aperto a tutte le componenti.

9. Rinnovo richiesta confronto a Tomaso Montanari

Nel punto 8 del documento Concorsi, ASN, ANVUR – Mancini, Crisanti, Montanari l’ANDU ha proposto a Tomaso Montanari (finora senza alcun riscontro) un confronto anche pubblico tra le sue posizioni (v. il punto 7 del documento) e quelle dell’ANDU sul DDL governativo. Una richiesta di confronto che l’ANDU rinnova e che potrebbe anche partire dalla sua dura critica agli attuali concorsi (nota).

NOTA. Tomaso Montanari nel 2021 scriveva:

«E, per dirla proprio tutta, che paura può fare alla mafia un’università sempre più devastata da fenomeni di corruzione, di potere, di concorsi truccati? Fenomeni per i quali le procure ravvisano il reato di associazione a delinquere, e i giornali parlano di “mentalità mafiosa”: perché fondata sull’appartenenza a clan accademici, perché violentemente vendicativa, fortemente gerarchica e acritica. Davvero pensiamo che questa università possa fare paura alla mafia?» da: La scuola che fa paura alla mafia.

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