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= Articolo del 14 aprile 2010 su “la mobilitazione di allarga: anche i professori in campo”.
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VALE LA PENA DI SALVARE QUESTA UNIVERSITA’?
di Sergio Morra dell’Università di Genova
Già. Peccato però che a Genova (almeno in alcune facoltà) ci siano anche i professori, ordinari e associati, che in consiglio di facoltà votano le mozioni contro il DDL Gelmini, contro la manovra Tremonti, a favore dell’agitazione, e poi nei corridoi fanno opera di organizzazione del crumiraggio, premendo sui ricercatori che hanno aderito all’agitazione perché abbassino la cresta e prendano i loro bravi affidamenti gratuiti.
Non so se questo significhi che certi colleghi siano segretamente favorevoli al DDL Gelmini e alla manovra Tremonti, o se invece siano semplicemente desiderosi di “farsi belli” come tutori dell’ordine costituito, capaci di imporre ai propri vassalli e sudditi l’obbedienza ai voleri del governo. Penso piuttosto la seconda ipotesi. C’è di che vergognarsi di appartenere alla categoria dei professori universitari e personalmente comincio a vergognarmene un po’. Mi pare che certi colleghi abbiano un’autonomia di pensiero e una indipendenza dall’autorità governativa paragonabili a quelle di un tenente colonnello dei carabinieri.
Ma non sarebbe poi una gran novità: già nel lontano 1931 il governo (allora presieduto dal duce Benito Mussolini) chiese ai professori universitari di giurare fedeltà al fascismo e circa il 99% dei colleghi di quel tempo giurarono. Oggi non giurano pubblicamente fedeltà a Gelmini e Tremonti, ma la praticano di nascosto. E non pochi ricercatori cedono alle pressioni. Ma se la nostra università è questa, vale ancora la pena di cercare di salvarla? Mi viene voglia di andarmene in pensione, di trasferirmi all’estero, di riciclarmi come pescatore di merluzzi, pur di non appartenere più alla vile categoria dei professori universitari.