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	<title>ANDU &#187; Governance</title>
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	<description>Associazione Nazionale Docenti Universitari</description>
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		<title>A Palermo &#8220;Lettera aperta&#8221; di 16 ordinari contro la proroga delle cariche accademiche</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 09:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Un gruppo di professori dell’Università di Palermo è intervenuto con una lettera aperta al Rettore ed al Senato Accademico dichiarandosi contrario ad alcune modifiche dello Statuto dell’Ateneo intese ad elevare la durata di alcune cariche accademiche estendendone la validità anche retroattivamente. I sottoscrittori della lettera precisano che essa è stata inviata al Rettore per renderla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>Un gruppo di professori dell’Università di Palermo è intervenuto con una lettera aperta al Rettore ed al Senato Accademico dichiarandosi contrario ad alcune modifiche dello Statuto dell’Ateneo intese ad elevare la durata di alcune cariche accademiche estendendone la validità anche retroattivamente. I sottoscrittori della lettera precisano che essa è stata inviata al Rettore per renderla nota anche ai componenti del Senato prima della seduta che avrebbe dovuto approvare le modifiche contestate.<br />
Su richiesta dei sottoscrittori della lettera ne rendiamo noto il testo integrale, precisando che il Senato Accademico non ha tenuto conto dell’istanza ed ha approvato le modifiche statutarie oggetto della contestazione.</em></p>
<p><strong><a href="http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=24026&amp;stile=6&amp;highLight=1&amp;paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IN+COMMISSIONE%27">Interrogazione sul tema presentata in Commissione dal deputato Alessandra Siragusa il 19 aprile 2010</a><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
LETTERA  APERTA</strong></p>
<p>I sottoscritti, alla vigilia della seduta del Senato Accademico ove all&#8217;Ordine del giorno si riporta Approvazione modifiche di statuto, prospettano la necessità che le cariche accademiche in atto vigenti si mantengano per la durata prevista all&#8217;atto delle loro elezioni, essendo esclusa la possibilità di proroga di cariche pubbliche elettive, come dispone la sentenza della Corte Costituzionale n. 208 del 4 maggio 1992. Alla luce di queste considerazioni, destano preoccupazione e perplessità le proposte di modifiche statutarie, soprattutto quelle aventi carattere transitorio, che oggettivamente si pongono in violazione dei principi enunciati dalla Corte Costituzionale, così compromettendo la legittimità delle modifiche stesse.<br />
I sottoscritti invitano pertanto il Magnifico Rettore ed il Senato Accademico a soprassedere all&#8217;approvazione delle modifiche e ad avviare un dibattito sul nuovo assetto statutario, anche su punti diversi da quelli legati alla durata delle cariche, nell&#8217;inderogabile rispetto dei principi di legalità di cui sopra.</p>
<p>Carlo Argiroffi, Mario Aricò, Aldo Brigaglia, Paolo Colombo, Mario di Paola, Francesco di Quarto,  Antonio Maria Greco,  Franco Lo Piparo, Dario Luzio, Renato Noto, Francesco Maria Raimondo, Antonio Restivo, Santi Rizzo, Marco Sammartino, Mario Serio, Settimo Termini</p>
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		<title>Torino</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 16:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[= AGGIORNAMENTO del 30.7.10. &#8220;Il Politecnico di Torino scrive al Colle&#8221; su Finanza Mercati del 30 luglio 2010. = AGGIORNAMENTO del 21.7.10. Università verso il rinvio dell&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico: articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010. = AGGIORNAMENTO del 16.7.10. Politecnico: il 13 luglio i Consigli congiunti delle Facoltà di Architettura 1 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">= AGGIORNAMENTO del 30.7.10. <span style="color: #000000;">&#8220;Il Politecnico di Torino scrive al Colle&#8221; su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-07/100730/T3Z4T.tif">Finanza Mercati</a></span> del 30 luglio 2010.</span></span></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">= AGGIORNAMENTO del 21.7.10. <span style="color: #000000;">Università verso il rinvio dell&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-07/100720/SX01A.tif">articolo</a> su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.</span></span></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">= AGGIORNAMENTO del 16.7.10. <span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;">Politecnico</span>: il 13 luglio i Consigli congiunti delle Facoltà di Architettura 1 e 2 del Politecnico di Torino hanno approvato all&#8217;unanimità una mozione in cui si dichiara che, al momento, data la dichiarata indisponibilità alla didattica dei ricercatori, i pensionamenti e la volontà di associati e ordinari di NON sostituire i corsi lasciati vacanti, è seriamente compromesso l&#8217;avvio dell&#8217;anno accademico prossimo.  Se non ci saranno adeguate risposte alle richieste i corsi potrebbero non partire, in particolare i primi anni delle triennali e delle lauree magistrali  (da Annalisa Dameri).</span></span></h3>
<p><span style="color: #ff0000;">= AGGIORNAMENTO del 26.6.10. <span style="color: #000000;">&#8220;In difesa dell&#8217;Università&#8221;: sottoscrizione di un Appello (su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-06/100626/SHQ4M.tif">Repubblica di Torino</a></span> del 26.6.10).</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">= AGGIORNAMENTO del 21.6.10: <span style="color: #000000;">&#8220;Ora anche i professori dell&#8217;Università scendono in campo contro il disegno di legge&#8221; (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/06/18/news/universit_a_rischio_500_corsi-4939722/">articolo</a></span> su Repubblica di Torino).</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">= AGGIORNAMENTO del 4.5.10: </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/windows-1252QMozione5Fricercatori5FI5FIII5FIV5FFacoltE0.pdf">Mozione dei Ricercatori</a></span> delle Facoltà di Ingegneria I, III e IV. </span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Dichiarazione di indisponibilità dei ricercatori delle <a href="http://www.andu-universita.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/DICHIARAZIONE-INDISPONIBILITA-I-FAC-ARCH.doc">Facoltà I e II di Architettura.</a> La protesta in Rettorato: articoli sulla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-05/100504/RDZKW.tif">Stampa</a></span> e su <a href="http://www.andu-universita.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/windows-1252QMozione5Fricercatori5FI5FIII5FIV5FFacoltE0.pdf">Repubblica di Torino</a>.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">=============</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">== 20 APRILE 2010 ASSEMBLEA DEGLI ATENEI PIEMONTESI</span></p>
<p>&#8220;Ai professori, ai ricercatori, ai precari e agli studenti degli atenei  piemontesi</p>
<p>Politecnico di Torino &#8211; Università di Torino &#8211; Università del Piemonte orientale</p>
<p>ASSEMBLEA DEGLI ATENEI PIEMONTESI</p>
<p>Martedì 20 aprile 2010 ore 12,30</p>
<p>Sala del Consiglio &#8211; sede centrale del  Politecnico di Torino, corso Duca degli Abruzzi 24</p>
<p> Per discutere su:</p>
<p>1. DDL del Governo sull&#8217;Università anche alla luce degli emendamenti presentati al Senato</p>
<p>2. Iniziative</p>
<p>Sono previsti interventi di:<br />
Nunzio Miraglia, coordinatore nazionale ANDU<br />
Alessandro Ferretti, coordinamento ricercatori UNITO<br />
Alessandra Algostino, FLC-CGIL</p>
<p>Assemblea promossa dall&#8217;ANDU diTorino&#8221;</p>
<p>== I ricercatori del Politecnico: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-04/100413/QZVA0.tif">articolo</a></span> del 13.4.10 su Repubblica di Torino.</p>
<p>== La protesta dei ricercatori e non solo: articoli del 10.4.10 <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-04/100412/QYDIR.tif"><span style="text-decoration: underline;">Stampa di Torino</span> </a>e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-04/100412/QY8MW.tif">Repubblica di Torino</a></span>.</p>
<p>== Il 9 aprile 2010 <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/blog/wp-content/uploads/2010/04/FLC-Torino-ddf-2.pdf">PRESIDIO</a></span> per il ritiro del DDL governativo.</p>
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		<title>DDL: Quagliariello (e Tocci), Valditara, PD – Summit europeo – Ricercatori a Torino</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 16:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carriera]]></category>
		<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi]]></category>
		<category><![CDATA[Reclutamento]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[AGGIORNAMENTO del 22.3.10: testo degli interventi di Dammacco (CISL), Luciani (SUN), Marcato (USPUR), Merafina (CNRU), Miraglia (ANDU), Quagliariello (PDL) e Sergi (CNU) sul DDL governativo al Convegno &#8220;Universita&#8217; verso la riforma&#8221; del 12 febbraio 2010 a Bologna sono stati pubblicati nel sito del SUN. ================== 1. Intervento del sen. Quagliarello (PDL) al Convegno del 12 febbraio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">AGGIORNAMENTO del 22.3.10:<span style="color: #000000;"> testo degli </span><span style="color: #000000;">interventi di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#DAMMACCO">Dammacco</a></span> (CISL), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#RUBRICA%20Speciale">Luciani</a></span> (SUN), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#MARCATO">Marcato</a></span> (USPUR), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#MERAFINA">Merafina</a></span> (CNRU), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#MIRAGLIA">Miraglia</a></span> (ANDU), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#QUAGLIARIELLO">Quagliariello</a></span> (PDL) e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#SERGIO SERGI">Sergi</a></span> (CNU) sul DDL governativo al Convegno &#8220;Universita&#8217; verso la riforma&#8221; del 12 febbraio 2010 a Bologna sono stati pubblicati nel sito del SUN.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">==================</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">1. Intervento del sen. Quagliarello (PDL) al Convegno del 12 febbraio 2010 a Bologna. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">2. </span><span style="color: #ff0000;">Intervento dell’ANDU al Convegno di Bologna.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">3.</span><span style="color: #ff0000;"> Replica del sen. Valditara agli interventi sul DDL governativo in Commissione Istruzione. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">4. L’incredibile ‘opposizione’ del PD al DDL governativo.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">5. </span><span style="color: #ff0000;">Summit europeo del 25 marzo 2010 a Bruxelles. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">6. Documento contro il DDL governativo del Consiglio di Facoltà di Scienze dell’Università di Torino.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> ==========</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">1. Intervento del sen. Quagliarello (PDL) al Convegno del 12 febbraio 2010 a Bologna. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">           Il sen. Gaetano Quagliarello  (PDL), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gaetanoquagliariello.it/node/6279">nell’intervento sul DDL governativo</a></span> al Convegno “Università verso la riforma” del 12 febbraio 2010 a Bologna, tra l’altro, scrive: “all’università si chiede di ‘stare sul mercato’”, non bisogna “gravare gli atenei di  regole, vincoli, controlli a monte”, occorre “dare agli atenei la massima libertà possibile, controllando con rigore a valle, ex post, il loro operato”, ”libertà agli atenei di cooptare chi ritengano opportuno sotto la propria responsabilità”, negli atenei corre accentrare “il potere, rendendo più chiara l’attribuzione di responsabilità”, “una volta presa l’idoneità, si vada a chiamata nominativa dal consiglio di dipartimento e basta. Poi verrà il sistema di premi e punizioni ex post.” Concetti simili a quelli ribaditi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/">recentemente</a></span> dall’on. Walter Tocci (PD).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> ==========</p>
<p><span style="color: #ff0000;">2. </span><span style="color: #ff0000;">Intervento dell’ANDU al Convegno di Bologna.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          “Il disegno di legge governativo sull’Università è voluto dai forti per i forti, per renderli ancora più forti. Le oligarchie che hanno operato in questi anni negli Atenei e a livello nazionale vogliono ancor più gestire privatisticamente le risorse pubbliche per l’Università. Con il DDL governativo sull’Università si commissioneranno gli Atenei e il Sistema nazionale universitario. Ancora una volta il Parlamento è destinato a ratificare la volontà di un gruppo di potere che ha già imposto la controriforma del CUN, i finti concorsi locali, il “3 + 2”. Già l’attuale Parlamento ha mostrato di non essere in grado di prendere decisioni autonome in occasione della questione della ‘rottamazione dei ricercatori’: ordini del giorno, emendamenti e pronunciamenti quasi unanimi che non sono però riusciti a portare alla decisone di eliminare una norma insensata e ingiusta.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         Il gruppo di potere che ha dominato e domina sull’Università italiana ha già mostrato la sua capacità di operare ‘senza limiti’ quando sono stati ‘inventati’ l’IIT di Genova, il SUM di Firenze e l’IMT di Lucca.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         Quale è il vero obiettivo del DDL governativo?</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         E’ certamente urgente intervenire per rimuovere negli Atenei l’assetto di potere che ha portato al loro dissesto. Un potere basato su un Senato Accademico incapace, per la presenza dei Presidi, di esprimere una gestione nell’interesse generale dell’Ateneo. Senati Accademici deboli che hanno dato spazio alla figura del rettore-padrone, dotato di un potere enorme e i cui risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Come interviene il DDL per eliminare questo stato di cose?</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Non certo riqualificando e responsabilizzando il Senato Accademico, costituendolo con tutti i componenti direttamente eletti (senza i presidi, quindi) e dotandolo di poteri reali di programmazione e controllo. Al contrario si sceglie di aumentare ulteriormente i poteri del Rettore, che diventa un sovrano assoluto, e assegnando ad esso e al ‘suo’ Consiglio di Amministrazione poteri immensi, tra cui quelli di bandire i concorsi e di decidere sui vincitori. Consigli di Amministrazione obbligatoriamente con membri esterni per riprodurre nelle Università il ‘modello Asl’ o, forse si potrà dire, il ‘modello protezione civile’.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Un&#8217;altra questione su cui è urgente intervenire è quella del nepotismo, dei finti concorsi locali che sono fonte anche di clientelismo. Il DDL, invece di superare il localismo, lo rafforza rendendo ancora più arbitraria la scelta dei vincitori dei concorsi. Da molti anni chiediamo, inascoltati, di ‘allontanare’ il più possibile le scelte concorsuali dai singoli ‘maestri’, con concorsi nazionali con commissioni composte solo per sorteggio, e chiediamo la sostituzione di tutte le attuali figure precarie con una sola figura pre-ruolo della durata massima di tre anni e con piena autonomia scientifica. C’è chi sostiene che la figura del ricercatore a tempo determinato sia la realizzazione di una tenure track rispetto alla fascia dei professori associati. In realtà essa si aggiunge alle attuali figure precarie, aumentando a dismisura il precariato, nella quantità e nella durata. Si fa finta di non accorgersi che la tenure track ad associato esiste già ed è quella dell’associato non confermato (lo stesso vale per il professore di prima fascia non confermato).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Che l’obiettivo del DDL sia quello di imporre a tutti gli Atenei una gestione ancora più oligarchica di quella attuale lo dimostra il recente Statuto dell’Università di Camerino. In questo Statuto si è già adottato l’impianto gestionale al quale ora il DDL governativo vuole obbligare tutte le Università. Insomma la legge non è necessaria per consentire una scelta, ma per imporla.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          La CRUI ha una responsabilità enorme in tutto questo, avendo scelto di supportare un DDL che demolisce del tutto il Sistema nazionale delle Università. Anzi la CRUI, con il suo documento della primavera scorsa (votato all’unanimità), ha addirittura anticipato i contenuti del DDL governativo. Una CRUI che risulta compatta solo in tali occasioni, e si spezzetta invece in tante parti nelle altre (CRUI del Nord, CRUI del Sud, CRUI degli Istituti a statuto speciale, CRUI delle private).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Per giustificare i cambiamenti imposti per commissariare di fatto gli Atenei, si sostiene che si tratti di misure necessarie per far fronte alla riduzione dei finanziamenti, come se i tagli all’Università fossero un dato naturale e non un scelta politica per demolirla alla quale è invece necessario opporsi con tutte le forze.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Nunzio Miraglia – coordinatore nazionale dell’ANDU”</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> ==========</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> <span style="color: #ff0000;">3.</span><span style="color: #ff0000;"> Replica del sen Valditara agli interventi sul DDL governativo in Commissione Istruzione. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Il sen. Giuseppe Valditara ha dedicato un più ampio spazio all&#8217;intervento del <a href="http://www.andu-universita.it/2010/02/26/tagli-ddl-senato/"><span style="text-decoration: underline;">sen. Giambrone</span> </a>(IDV), l’unico contrario al DDL governativo. Va precisato che l’intervento di Giambrone e’ stato ‘pareggiato’ da quello del sen. Pardi, anche lui dell’IDV, ma non contrario al DDL governativo. Nella sua replica il sen. Valditara “evidenzia l&#8217;ampia coincidenza fra maggioranza ed opposizione nella comune valutazione di molti punti decisivi del disegno di legge governativo; alla luce di questa consonanza, auspica che anche l’attività emendativa trovi forme di intesa trasversali nell’interesse esclusivo dell’università italiana e quindi della Nazione.” (dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=16&amp;id=459503">resoconto sommario della seduta del 2 marzo 2010</a></span> della Commissione Istruzione del Senato). </p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         Il 3 marzo 2010 è intervenuto in Commissione il Ministro. Il ministro Gelmini ha anche fatto “osservare che il massimo sforzo economico è stato già compiuto con il reperimento dei summenzionati 400 milioni di euro. Pur non escludendo la possibilità di ulteriori incrementi, paventa il rischio che la ricerca di nuove risorse rallenti in realtà il risultato finale. Anche <span style="text-decoration: underline;">la CRUI, sottolinea, è consapevole che nell&#8217;immediato non sono disponibili altri stanziamenti</span>. Auspica quindi che il testo sia approvato dal Senato entro il mese di aprile, onde poterlo varare definitivamente prima dell&#8217;estate.” (dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=16&amp;id=459708">resoconto sommario della seduta del 3 marzo 2010</a></span> della Commissione Istruzione del Senato). </p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">        Il termine per presentare gli emendamenti in Commissione è stato fissato a giovedì 11 marzo alle ore 18.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">==========</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> <span style="color: #ff0000;">4. L’incredibile ‘opposizione’ del PD al DDL governativo.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">       La sostanziale convergenza del PDL e del PD sul DDL governativo in Parlamento, sull’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2010/03/03SIG3154.PDF">Unità del 3 marzo 2010</a></span> diventa invece una comune messa “in radicale discussione (del)l’intero impianto” del DDL governativo. Questo è quanto scrive la senatrice Vittoria Franco (PD). E visto che “il Parlamento sta dimostrando la capacità di affrontare con spirito di condivisa responsabilità la riforma”, Franco chiede addirittura che “la ministra Gelmini ritiri il suo ddl e lasci l’iniziativa al Parlamento.” Insomma la senatrice Franco la vuole mettere in politica (elettorale). Se invece volesse fare politica vera (quella dei contenuti) dovrebbe tenere conto almeno dei seguenti <span style="text-decoration: underline;">fatti</span>:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">1. il DDL governativo non è del ministro Gelmini, ma dei suoi consiglieri e dei loro ‘interlocutori’. Le scelte di questi veri autori del DDL sono ‘conformi’ alle richieste della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2009/12/01/ddl-occasione-della-confindustria/">Confindustria</a></span> e della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969">CRUI</a></span>;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">2. il DDL governativo riprende sostanzialmente i contenuti del DDL presentato dal PD mesi prima, ed entrambi, per la <em>governance</em>, riprendono quanto scritto nel 2004 dalla Fondazione-lobby trasversale accademico-confindustriale <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thread/d210a4c33505f335#">TreeLLLe</a></span>. Quindi, prima di chiedere il ritiro del ‘suo’ DDL all’incolpevole e inesistente Ministro, cominci il PD a ritirare il suo;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">3. le critiche espresse dai Senatori del PDL, del PD e dell’IDV (eccetto il sen. Giambrone) sono volte a peggiorare, se possibile, il DDL governativo, rendendo ancora più ‘puro’ l’impianto aziendalistico-mercantilistico della ‘riforma’ degli Atenei e ancor più forte il controllo centrale, attraverso l’ANVUR, del Sistema nazionale degli Atenei. Tradotto in ‘italiano’, si vuole rendere ancora più forti le oligarchie locali e ancora più potente l’oligarchia nazionale, che ha mostrato in tanti anni di sapere ben operare per la distruzione dell’Università statale</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Se la senatrice Vittoria Franco volesse veramente contrapporsi al DDL governativo (e a quello del PD) basterebbe che presentasse (e realmente sostenesse) pochi emendamenti che prevedessero:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">a)      al posto del commissariamento nazionale degli Atenei attraverso l’ANVUR, la costituzione di un Organo di autogoverno del Sistema nazionale degli Atenei, con rappresentanze di tutte le categorie elette direttamente in maniera non corporativa e frammentata a difesa dell&#8217;autonomia dai poteri forti interni ed esterni all&#8217;accademia;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">b)      al posto della ‘dittatura responsabile’ dei Rettori e dei ‘loro’ Consigli di Amministrazione &#8216;modello Asl&#8217;, l’introduzione per la prima volta negli Atenei della ‘democrazia responsabile’, imperniata in Senati Accademici rappresentativi di tutte le categorie e con componenti tutti direttamente eletti (niente Presidi);</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">c)      al posto di un organo di revisione degli Statuti nominato dagli attuali organi di ateneo, presieduti-controllati dai rettori ed espressione delle oligarchie locali, un organo costituente composto pariteticamente da tutte le categorie, con tutti i rappresentati eletti direttamente;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">d)     al posto della cooptazione personale (la “chiamata diretta responsabile”), la cooptazione nazionale attraverso concorsi nazionali per i reclutamento, con commissioni interamente sorteggiate. Questo modo di reclutare nel livello iniziale della docenza (oggi la fascia dei ricercatori) non è stato mai applicato.;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">e)      invece di aumentare e allungare il precariato sostituendo il ruolo dei ricercatori con un ‘nuova’ figura di ricercatori a termine, sostituire tutte le attuali figure precarie con una sola figura pre-ruolo di durata massima di tre anni (non rinnovabili) e con numeri rapportati agli sbocchi in ruolo.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         Come si vede non ci vuole molto per essere realmente alternativi al DDL governativo: occorrerebbe ‘solo’ smettere finalmente di rappresentare e difendere gli interessi accademico-confindustriali.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em>(per maggiori dettagli v. la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2010/01/30/per-una-universita/">proposta dell&#8217;ANDU</a></span> &#8220;Per una Università democratica&#8221;)</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> ==========</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> <span style="color: #ff0000;">5. </span><span style="color: #ff0000;">Summit europeo del 25 marzo 2010 a Bruxelles. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Il Summit europeo (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sauvonslarecherche.fr/spip.php?article3106"><em>in inglese</em></a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sauvonslarecherche.fr/spip.php?article3102"><em>in francese</em></a></span>) si terrà il 25 marzo 2010 a Bruxelles in alternativa alla Riunione dei Capi di Stato dei Paesi dell’Unione Europea per un bilancio della “Strategia di Lisbona” (v. &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2010/02/10/appello-europeo/">Appello europeo contro il mercato della conoscenza</a></span>&#8220;). L’ANDU parteciperà al Summit con una sua rappresentanza. E’ possibile partecipare al Summit anche individualmente.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> ==========</p>
<p><span style="color: #ff0000;">6. Documento contro il DDL governativo del Consiglio di Facoltà di Scienze dell’Università di Torino.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         “Il Consiglio di Facoltà  di Scienze M.F.N. riunito il 23 Febbraio 2010 ribadisce la preoccupazione, già  espressa con la mozione approvata nel CdF del 16 novembre 2009, per le scelte che il Governo intende intraprendere in relazione al Disegno di Legge &#8216;Gelmini&#8217; per l&#8217;Università, presentato dall&#8217;attuale Governo e attualmente in discussione al Senato  della Repubblica.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          In particolare, per quanto riguarda i futuri ricercatori, rileva come l&#8217;introduzione del ricercatore a tempo determinato così come definito nel DdL (ovvero, senza che venga contestualmente messo a bilancio un posto di ruolo, come nella tenure track) allunghi in modo punitivo il precariato e disincentivi fortemente i migliori talenti dall&#8217;intraprendere la carriera universitaria.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         Inoltre, a causa dei tagli ai finanziamenti, del blocco parziale del turnover e della messa ad esaurimento del ruolo di ricercatore, diventa concreto il rischio che i futuri concorsi da associato siano in numero assolutamente insufficiente a garantire al contempo l&#8217;assunzione dei ricercatori a tempo determinato e una congrua possibilità di carriera agli attuali  ricercatori, che da anni svolgono un ruolo insostituibile per mantenere l&#8217;offerta formativa.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">          Il CdF prende atto che per i suddetti motivi i ricercatori della Facoltà, riunitisi in assemblea il 18 Febbraio, hanno manifestato per protesta l&#8217;intenzione di non partecipare alle commissioni di laurea a partire dalla sessione estiva 2009-2010 e di rinunciare all&#8217;attività didattica (non obbligatoria per legge) a partire dall&#8217;Anno Accademico 2010-2011, e  manifesta loro la propria solidarietà.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">         Il Consiglio di Facoltà  chiede quindi al Magnifico Rettore di farsi portavoce del disagio e delle preoccupazioni dei membri del Consiglio presso le sedi opportune (MIUR, CRUI, CUN, etc.) al fine di promuovere radicali modifiche del disegno di legge, tramite le quali vengano previsti per gli Atenei:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">- finanziamenti adeguati al ruolo fondamentale svolto dagli Atenei nel campo della ricerca e dell&#8217;alta formazione;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">- una governance competente e responsabile, rispettosa dell&#8217;autonomia dell&#8217;Ateneo ed espressione pienamente democratica dalle sue varie componenti;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">-  percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad intraprendere la carriera universitaria;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">- un&#8217;articolazione della docenza che riconosca agli attuali ricercatori l&#8217;effettiva funzione docente, il diritto a reali opportunità di carriera che tengano in conto anche l&#8217;attività didattica svolta, la partecipazione piena con pari dignità  agli organi di governo dell&#8217;Università.”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>DDL. Relazione sen. Valditara</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 22:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Legislatura 16º &#8211; 7ª Commissione permanente &#8211; Resoconto sommario n. 152 del 09/12/2009 IN SEDE REFERENTE (1905) Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l&#8217;efficienza del sistema universitario (591) GIAMBRONE ed altri. &#8211; Modifica dell&#8217;articolo 17, comma 96, della legge 15 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Legislatura 16º &#8211; 7ª Commissione permanente &#8211; Resoconto sommario n. 152 del 09/12/2009</p>
<p style="text-align: justify;">IN SEDE REFERENTE</p>
<p style="text-align: justify;">(1905) Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l&#8217;efficienza del sistema universitario</p>
<p style="text-align: justify;">(591) GIAMBRONE ed altri. &#8211; Modifica dell&#8217;articolo 17, comma 96, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in materia di disciplina dei professori a contratto</p>
<p style="text-align: justify;">(874) POLI BORTONE. &#8211; Disposizioni a favore dei professori universitari incaricati</p>
<p style="text-align: justify;">(970) COMPAGNA ed altri. &#8211; Disciplina dei docenti universitari fuori ruolo</p>
<p style="text-align: justify;">(1387) VALDITARA ed altri. &#8211; Delega al Governo per la riforma della governance di ateneo ed il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori</p>
<p style="text-align: justify;">(1579) Mariapia GARAVAGLIA ed altri. &#8211; Interventi per il rilancio e la riorganizzazione delle università</p>
<p style="text-align: justify;">(Esame congiunto e rinvio)</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Riferisce alla Commissione il relatore VALDITARA (PdL), il quale osserva anzitutto come l&#8217;esame in Parlamento dei disegni di legge in titolo dovrebbe essere l&#8217;occasione per una presa d&#8217;atto, da parte della classe politica, della centralità della ricerca e dell&#8217;istruzione superiore per lo sviluppo del Paese, nonostante ciò non rientri nella tradizione politica e culturale italiana, atteso che gli ultimi 40 anni di storia repubblicana non vanno esattamente in questo senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, prosegue, l&#8217;università è tanto più importante in quanto, se negli anni Settanta il 70 per cento delle innovazioni passava attraverso le imprese, oggi oltre il 50 per cento si realizza all&#8217;interno delle università e dei centri pubblici di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">A titolo esemplificativo, egli rammenta che lo stesso presidente Obama ha recentemente avuto modo di sottolineare che il primato americano è dovuto al fatto che gli Usa hanno sempre concepito la ricerca come una priorità, dedicandole più di ogni altro Paese attenzione e investimenti, tanto che le università statunitensi sono al vertice di tutte le classifiche internazionali. Non diversamente, il primato tedesco tra la fine dell&#8217;Ottocento e la seconda guerra mondiale non fu dovuto solo alle materie prime, le quali sono presenti anche in molti Paesi in via di sviluppo i quali soffrono tuttavia di drammatici problemi di crescita. La forza del sistema produttivo tedesco ha avuto invece uno strumento eccezionale innanzitutto nelle università. Quanto alla Cina, il dato qualificante non sta nella competitività delle condizioni produttive, che nell&#8217;arco di alcuni anni è destinata a diminuire, bensì nella moltiplicazione di sedi universitarie che, per capacità di innovazione e qualità, sfidano ormai i migliori atenei occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di comprendere quale tipo di riforma serva al nostro Paese, egli invita dunque a partire innanzitutto da una valutazione dei risultati prodotti dal sistema attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia è quarta per produzione scientifica tra tutti i Paesi europei, rapporto che è relativamente proporzionato al numero dei professori e dei ricercatori. La Germania ha invero una produzione scientifica doppia, ma ha anche un numero quasi doppio di ricercatori e professori. L&#8217;Italia è quindi più produttiva della Spagna, mentre la Francia e la Gran Bretagna ottengono risultati migliori, anche in termini relativi. Risultati ancora migliori ottengono però Svezia, Olanda e Svizzera, se non si considera il numero assoluto di pubblicazioni, bensì il rapporto fra numero delle pubblicazioni e numero di ricercatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Andando a verificare l&#8217;impatto scientifico, che rappresenta indubbiamente il dato più importante, si riscontra peraltro non solo che l&#8217;Italia è ben oltre la media, ma anche che le citazioni dei lavori dei nostri ricercatori sulle principali riviste scientifiche sono più numerose rispetto a quelle dei ricercatori francesi. Né corrisponde al vero che in tutti i ranking internazionali le nostre università ottengano piazzamenti deludenti: esse sono senz&#8217;altro penalizzate dallo Shangai e dal Times, ma sono ben quotate secondo il Leiden e il Taiwan. Ciò accade perché il Taiwan e il Leiden sono basati innanzitutto sulla qualità della ricerca, mentre lo Shangai e il Times prendono in considerazione indicatori in cui l&#8217;Italia è realmente agli ultimi posti, quali l&#8217;internazionalizzazione di studenti e docenti, nonché il rapporto fra professori e studenti. Del resto, anche l&#8217;allegato III al Documento di programmazione economico-finanziaria del luglio scorso conferma che il numero di professori e ricercatori italiani è inferiore alla media Ocse. Proprio dal Times e dallo Shangai risulta confermato tuttavia che le università italiane hanno un impact factor superiore a quello della Francia e una reputazione della comunità scientifica superiore a quella degli atenei tedeschi, che hanno peraltro punte di assoluta eccellenza assenti in Italia. Senz&#8217;altro notevole è invece la differenza rispetto ai modelli americano e inglese, che scontano però anche, a proprio favore, il veicolo linguistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto, l&#8217;Italia risulta ben al di sotto della media internazionale quanto a capacità di realizzare promozione sociale, a causa dei modesti investimenti in diritto allo studio e della inadeguatezza delle strutture per la didattica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disegno di legge del Governo n. 1905 riprende dunque in modo complessivamente coerente buona parte delle misure già introdotte con successo nei sistemi universitari dei principali Paesi Ocse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad iniziare dal Regno Unito di Margaret Thatcher, e poi negli ultimi dieci anni in molti altri Paesi europei, all&#8217;estero vi è stata infatti una modernizzazione dei sistemi universitari alla luce di due principi ormai ben consolidati: autonomia e responsabilità. Tra i meccanismi introdotti, il relatore sottolinea la centralità della valutazione dei risultati delle unità di ricerca e di didattica, ossia dei dipartimenti; l&#8217;attribuzione delle risorse alle singole università con criteri di premialità meritocratica; l&#8217;adozione di strumenti contrattuali per incentivare i docenti ed i ricercatori più meritevoli; la semplificazione della governance con il contestuale rafforzamento dei poteri del vertice esecutivo; il miglioramento dei processi decisionali, con il superamento di eccessiva collegialità, consociativismo e autoreferenzialità; una minor rigidità in ingresso della carriera universitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver riferito che, per omogeneità di materia, al disegno di legge n. 1905 sono abbinati anche i disegni di legge nn. 1387 e 1579, rispettivamente a prima firma sua e della senatrice Mariapia Garavaglia, che hanno impianto e contenuto simili a quello governativo, nonché il n. 591 del senatore Giambrone sui professori a contratto, il n. 874 della senatrice Poli Bortone sui professori universitari incaricati, e il n. 970 del senatore Compagna sui fuori ruolo, egli passa ad illustrare analiticamente i punti qualificanti della proposta governativa, anticipando che segnalerà le parti che ritiene debbano formare oggetto di modifica, mentre sulle restanti è implicito il suo giudizio positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riferimento all&#8217;articolo 1, secondo il quale il sistema universitario ha il compito di combinare in modo organico ricerca e didattica per il progresso culturale, civile, economico della Repubblica, osserva che sarebbe forse opportuno un riferimento agli studenti come destinatari di una formazione di qualità, attesa la centralità della persona oltre che della comunità statale. Inoltre, pur convenendo che le università sono sedi di libera formazione, suggerisce di aggiungere &#8220;nell’ambito dei propri ordinamenti&#8221;; infine, reputa necessario precisare che esse sono strumento anche di elaborazione di conoscenza, non solo di circolazione. Passando al comma 2, che individua in autonomia e responsabilità i principi cardine della riforma, giudica opportuno esplicitare che la sperimentazione ivi prevista di diversi modelli organizzativi si può estendere anche al reclutamento del personale e allo stesso stato giuridico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver accennato al contenuto dei restanti commi dell&#8217;articolo 1, il relatore si sofferma sull’articolo 2, che definisce gli organi di ateneo (rettore, consiglio di amministrazione, senato accademico, collegio dei revisori dei conti, nucleo di valutazione), precisando che le università statali hanno sei mesi per adeguare i propri statuti a tali disposizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera a) del comma 2 specifica le attribuzioni del rettore, mentre la lettera b) ne prevede le modalità di elezione. Al riguardo, ritiene peraltro che eccessive precisazioni non siano coerenti con il sistema elettivo, salvo che non si intenda restringere l&#8217;eleggibilità ad un numero limitato di soggetti, secondo un modello a suo avviso difficilmente attuabile. Giudica altresì eccessivamente burocratica e centralista la procedura di nomina del rettore con decreto del Presidente della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera c) fissa in otto anni la durata massima in carica del rettore (sei nel caso di mandato unico).</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera d) individua i compiti del senato accademico. In proposito, il relatore rileva che a tale organo è attribuito un ruolo troppo marginale. Suggerisce pertanto che esso possa concorrere alla approvazione del conto consuntivo, nonché esprimere un parere necessario, ancorché non vincolante, non solo sul documento di programmazione strategica, ma anche sul bilancio di previsione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo alla costituzione di tale organo, disciplinata alla lettera e), egli lamenta la mancanza di una rappresentanza di secondo grado. Reputa invece opportuno consentire una rappresentanza dei responsabili delle unità organizzative (dipartimenti e facoltà), onde non determinarne la delegittimazione. Deplora altresì l&#8217;assenza di raccordo con le strutture di base.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver dato conto della lettera f), relativa alle funzioni del consiglio di amministrazione, il relatore illustra la lettera g), che ne disciplina la composizione. In proposito, ribadisce che la fissazione di numerosi vincoli contrasta con il carattere elettivo dell&#8217;organo e sollecita la previsione anche di una rappresentanza dei docenti, sul modello dei principali Paesi Ocse. E&#8217; inoltre disposto, prosegue il relatore, che almeno il 40 per cento dei consiglieri di amministrazione non appartenga ai ruoli dell’università quanto meno da tre anni. Al riguardo, precisa peraltro che già attualmente molte università prevedono nei loro statuti membri esterni, i quali tuttavia raramente partecipano alle sedute, creando spesso problemi di numero legale. Giudica dunque i membri esterni una opportunità importante purché rappresentino finanziatori o particolari competenze esterne; altrimenti, sottolinea, rischiano di essere solo portatori di microinteressi non funzionali alle esigenze di sviluppo dell&#8217;università. In ogni caso, condivide che la scelta dei componenti esterni sia lasciata ai singoli atenei, abbandonando una impostazione originaria che prevedeva la indicazione esplicita di rappresentanze istituzionali esterne. Quanto al presidente, la medesima lettera g) stabilisce che esso sia eletto tra i componenti del consiglio di amministrazione e quindi possa non coincidere con il rettore. In proposito, osserva che un presidente interno ma diverso dal rettore rischia di rappresentare un antagonista di quest&#8217;ultimo, soprattutto se espressione della minoranza sconfitta, con il rischio di una paralisi gestionale. Il presidente diverso dal rettore ha invece senso, a suo giudizio, se è esterno e rappresenta investitori o particolari competenze. Suggerisce peraltro di lasciare le università libere di stabilire se il presidente possa essere diverso dal rettore ovvero se debba coincidere con esso, sottolineando comunque come l&#8217;incompatibilità fra presidente del consiglio di amministrazione e rettore possa bloccare l’attività dell’ateneo. Anche in questo caso, giudica peraltro eccessivamente burocratiche le modalità di nomina con decreto del Presidente della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il relatore dà poi conto della lettera h) sulla durata in carica dei consiglieri di amministrazione, della lettera i) sulla figura del direttore generale, che sostituisce quella del direttore amministrativo, nonché della lettera l) sui compiti del predetto direttore generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando alla lettera m), sulla composizione del collegio dei revisori dei conti, egli dissente dall&#8217;attribuzione alle università del compito di indicare un membro effettivo ed uno supplente tra dirigenti e funzionari del Ministero. Atteso che anche un altro membro del collegio è designato dalle università, gli atenei finirebbero infatti per potersi scegliere la maggioranza nel collegio, indebolendo la sua funzione di controllo terzo, e per di più avrebbero un indebito potere contrattuale nei confronti dei dirigenti ministeriali. Suggerisce quindi che due revisori siano nominati direttamente dal Ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver riferito sulle lettere n) ed o), relative ai nuclei di valutazione, egli pone poi l&#8217;accento sul divieto per i componenti il senato e il consiglio di amministrazione di ricoprire altre cariche accademiche ad eccezione del rettore, sancito dalla lettera p). A tale riguardo, giudica inopportuno il divieto per il senato, sollecitando invece al suo interno una rappresentanza dei dipartimenti o delle facoltà. Quanto al divieto di ricoprire incarichi politici e cariche istituzionali in altre università, propone di specificare che il divieto si applica alle università italiane, atteso che sarebbe un arricchimento se un membro del consiglio di amministrazione o del senato, o il rettore medesimo, rivestissero cariche in università straniere.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera q) impone infine l&#8217;attuazione dei principi di trasparenza dell&#8217;attività amministrativa e di accessibilità delle informazioni relative all’ateneo, già fissato, in modo cogente e concreto, con un emendamento approvato in Senato al decreto-legge n. 180 del 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando al comma 3, che assegna agli atenei un termine di sei mesi per modificare anche l’organizzazione interna, il relatore registra l&#8217;eccentricità dell&#8217;estensione di tale obbligo alle università non statali, giustamente non contemplate dall’articolo 2, comma 2, e che quindi dovrebbero essere escluse anche in questo caso.Nell&#8217;illustrare analiticamente l&#8217;articolazione interna prevista, egli consiglia peraltro una semplificazione in ordine al rapporto fra facoltà e numero di professori e ricercatori, sancito alla lettera d), ipotizzando un numero massimo di 12 facoltà per ateneo. Registra altresì un errore terminologico alla lettera e), laddove richiama le funzioni di cui alle lettere a), b) e c), mentre la lettera b) non attiene allo svolgimento di funzioni. A proposito dell’organo deliberante delle facoltà, la cui istituzione è contemplata alla lettera f), pone in luce che se la facoltà non ha solo funzioni di coordinamento, ma anche poteri sostanziali, sarebbe opportuno che detti organi deliberanti tenessero conto della rilevanza dei singoli dipartimenti. Quanto alla istituzione in ciascun dipartimento di una commissione paritetica docenti-studenti volta ad assicurare la qualità della didattica, di cui alla lettera g), egli la giudica inutile laddove esistano le facoltà, che già svolgono siffatta funzione con la partecipazione di rappresentanze studentesche. Reputa inoltre superfluo ripetere, alla lettera h), la rappresentanza elettiva degli studenti negli organi già citati. Inoltre, rileva che la lettera l) del comma 2, a cui si fa rinvio fra quelle che prevedono organi in cui devono essere rappresentati gli studenti, è relativa invece alla figura del direttore generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver dato conto del comma 4, che eccettua gli istituti a ordinamento speciale dall&#8217;osservanza di alcune disposizioni, il relatore si sofferma sul comma 5, che impone agli atenei l&#8217;adozione di un codice etico, sottolineando che sarebbe più appropriato prevedere un codice deontologico.</p>
<p style="text-align: justify;">In ordine al comma 6, secondo cui in sede di prima applicazione lo statuto modificato viene adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione, paventa le possibili contrapposizioni paralizzanti fra i due organi e suggerisce di attribuire la competenza ad un unico organo, tanto più che allo stato essi sono espressione di analoghe rappresentanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;accennare brevemente ai commi 7, 8, 9 e 10, egli registra poi che, ai sensi del comma 11, ai fini della rieleggibilità dei rettori, del senato accademico e del consiglio di amministrazione, si computa il periodo già maturato. Stigmatizza tuttavia che per il senato non era prevista una non rieleggibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Illustra indi l&#8217;articolo 3, sulla federazione e fusione di atenei.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando all&#8217;articolo 4, che istituisce il Fondo per il merito, consiglia di limitare i premi di studio ai non abbienti, modulando magari le soglie di accesso in modo da favorire davvero i capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi. Paventa altresì che la garanzia dello Stato per i prestiti d’onore possa non essere coperta. Quanto alle modalità di alimentazione del Fondo, reputa inadeguata la previsione come una mera eventualità del finanziamento pubblico. In questo modo, il Fondo rischia infatti di non entrare immediatamente in funzione o comunque di essere avviato senza adeguati finanziamenti. Considera poi paradossale che fra le risorse destinate ad alimentare il Fondo vi siano i contributi degli studenti. Riconosce peraltro che, se fosse previsto un trasferimento pubblico obbligatorio, la norma sarebbe priva di copertura finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo all&#8217;articolo 5, che delega il Governo ad introdurre misure per favorire la qualità e l&#8217;efficienza del sistema universitario, reputa non corretto che nella delega rientri la valutazione dei risultati conseguiti dai singoli docenti poiché essa è di competenza dei singoli atenei; anche il decreto istitutivo dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), ricorda, limita le sue attribuzioni alla valutazione delle istituzioni universitarie. In ordine ai principi e criteri direttivi fissati dal comma 2 con riferimento all&#8217;introduzione di meccanismi premiali, auspica inoltre una riformulazione della lettera b) atteso che il termine &#8220;efficienza&#8221; presuppone a suo avviso una specificazione. Invita altresì a valutare anche la qualità, oltre all’efficienza, e lamenta che il potenziamento del sistema di autovalutazione di cui alla lettera c) non si articoli in corrispondenti criteri direttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto ai principi e criteri direttivi per la revisione della contabilità, di cui al comma 3, ed in particolare alla lettera d), che impone un programma triennale di riequilibrio della consistenza del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, pone in luce che, se in molte sedi quest&#8217;ultimo appare senz’altro sovrabbondante, la dotazione di personale docente e ricercatore è inferiore alla media Ocse e risulta dunque inadeguata sul lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comma 4 reca poi, prosegue il relatore, principi e criteri direttivi per l&#8217;esercizio della delega relativa allo stato giuridico dei docenti e ricercatori. Talvolta tuttavia gli obiettivi sono a suo avviso confusi con i principi e criteri direttivi, mentre anche per la delicatezza della materia sarebbe bene definire nella legge i contenuti essenziali, lasciando poi ad una fonte successiva la loro semplice attuazione. In particolare, egli si sofferma sulla lettera c), che fissa sia per i docenti a tempo pieno che per quelli a tempo definito un eguale impegno complessivo pari a 1.500 ore. Ciò appare al relatore come suscettibile di impugnazione per irragionevolezza. E’ evidente del resto, prosegue, che, corrispondendo l’impegno per chi è a tempo definito a circa otto ore al giorno per cinque giorni la settimana, non si riserva alcuno spazio alle attività libero-professionali, presupposto stesso del collocamento a tempo definito. Le 1.500 ore comprendono poi non solo le attività didattiche, ma anche quelle di ricerca. Giudica tuttavia impossibile una quantificazione seria di queste ultime, risultando del tutto fantasiosi o comunque arbitrari criteri basati sulle pubblicazioni. Anche all&#8217;estero, mentre la didattica è quantificata in molti Paesi Ocse, non vi è Paese al mondo che quantifichi le ore dedicate alla ricerca. In questo campo, ciò che conta sono i risultati ed è questo l’oggetto della valutazione che in alcuni Paesi viene effettuata. Nelle 1.500 ore sono poi compresi anche i compiti preparatori e di verifica connessi all’insegnamento, nonché il tempo destinato allo studio personale, ma è evidente ancora una volta l&#8217;arbitrarietà della definizione lasciata inevitabilmente ad una autocertificazione soggettiva. Risulta infine a suo avviso oscura la previsione di una &#8220;quantificazione dell’impegno complessivo&#8221;, che lascerebbe intendere una specificazione oraria ulteriore delle varie attività elencate.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale, il relatore ritiene che il limite di 1.500 ore introdurrebbe una disparità di trattamento economico rispetto ai docenti di scuola secondaria, che potrebbe essere foriera di ricorsi. A fronte invero di uno stipendio di insegnante che corrisponde all’incirca a quello di un ricercatore ovvero di un associato a inizio carriera, si richiederebbe infatti per ricercatori e professori universitari un impegno orario pari a quasi due volte e mezzo. La norma, ribadisce, rischia dunque di risultare incostituzionale per irragionevolezza. Va osservato infine che, nella bozza iniziale del disegno di legge, l’impegno di 1.500 ore era qualificato come &#8220;figurativo&#8221;, essendo collegato alla rendicontazione dei progetti di ricerca cofinanziati. Se si vuole mantenere il suddetto impegno orario, sarebbe quindi quanto meno auspicabile il ripristino della definizione originaria. Giudica invece corretta la quantificazione in 350 ore e 250 ore dell’impegno didattico rispettivamente per il tempo pieno e definito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla lettera d), relativa alla disciplina delle attività di verifica dello svolgimento dei compiti didattici, osserva che si tratta di un obiettivo e non di un criterio direttivo. Giudica comunque senz’altro auspicabile l&#8217;introduzione di forme di controllo da parte delle singole università sull’effettivo svolgimento delle lezioni e dell’attività di ricevimento e di assistenza agli studenti. Lamenta tuttavia che essa non sia accompagnata dalla previsione di idonee misure sanzionatorie per le ipotesi di inottemperanza da parte del singolo docente. Per stroncare forme di inaccettabile mal costume, propone al contrario che, nel caso di mancata osservanza dei doveri didattici, e in assenza di una idonea giustificazione, siano applicate adeguate sanzioni di natura patrimoniale, fino al licenziamento per le fattispecie più gravi. Senza il richiamo a sanzioni, la previsione di forme articolate di controllo sembra infatti a suo avviso una tipica &#8220;grida manzoniana&#8221; destinata all’esterno più che all’interno dell’accademia. Non condivide invece l&#8217;eventuale introduzione di un badge di entrata e di uscita nell&#8217;ateneo, che finirebbe per svilire la professionalità del docente e del ricercatore fondata sulla autonomia della ricerca, attribuendogli un ruolo di tipo impiegatizio. Né va dimenticato che mancherebbero strutture adeguate per fronteggiare una presenza fissa di tutti i docenti nei dipartimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In merito alla verifica dell’impegno scientifico, reputa di tutta evidenza che essa debba essere riservata alle singole università, che hanno interesse a stimolarlo atteso che una parte dei finanziamenti è legata alla qualità della produzione scientifica. Anche in questo caso la valutazione dovrebbe incentrarsi a suo avviso più sulla qualità che sulla quantità della produzione medesima. D’altro canto, osserva, se non fosse la singola università a valutare l’impegno scientifico di ciascun docente, si richiederebbe all’ANVUR uno sforzo insostenibile, dovendo essa valutare ogni anno 70.000 persone avvalendosi di un personale assai limitato e con pochi fondi. Già nelle scorse legislature si era del resto affermato in modo bipartisan il principio che l&#8217;Agenzia deve valutare le istituzioni accademiche, a iniziare dai dipartimenti, e non le singole persone. Inoltre, qualora la valutazione fosse fatta al di fuori delle singole università, ci sarebbe il rischio di un rallentamento burocratico notevole, con ritardi nella liquidazione degli scatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per altro verso, l’inserimento nelle commissioni di abilitazione, di selezione e promozione, di esame di Stato, nonché negli organi di valutazione di progetti di ricerca, sancito alla lettera d) per i soli professori e ricercatori con valutazione positiva, non può essere il risultato di una valutazione fatta dalle singole università, ma deve essere conseguenza di una credibilità scientifica conseguita dal singolo professore o ricercatore e attestata in modo oggettivo, senza possibilità di discriminazioni. E’ il giudizio della comunità scientifica, non di un singolo valutatore, che deve decidere della adeguatezza scientifica di un possibile commissario di concorso.</p>
<p style="text-align: justify;">La successiva lettera e) demanda al decreto delegato l&#8217;individuazione dei casi di incompatibilità e la definizione dei criteri generali per l&#8217;assunzione di incarichi anche retribuiti di studio, di insegnamento, di ricerca, di consulenza. E&#8217; evidente, prosegue il relatore, l&#8217;illegittimità della disposizione, che rinvia la determinazione di criteri generali. Al riguardo, egli ritiene che debba essere la singola università a stabilire un regime di incompatibilità a seconda delle proprie convenienze, e non in via generale, ma differenziando all’interno di contratti integrativi individuali, e comunque per aree disciplinari, come avviene nei sistemi universitari più avanzati. Sarà poi il docente a scegliere se accettare o meno le condizioni contrattuali offerte, ovvero decidere di cambiare sede.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo all&#8217;obbligo di una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte, ai fini fra l&#8217;altro della attribuzione dello scatto stipendiale, di cui alla lettera f), egli condivide il principio, anche se reputa che debbano essere le singole università, nell’ambito della loro autonomia e responsabilità, a fissare i criteri di valutazione della complessiva attività svolta, eventualmente differenziando, a seconda delle esigenze locali, il valore da riferirsi alla ricerca piuttosto che alla didattica ovvero all&#8217;impegno gestionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In ordine alla revisione del trattamento economico dei professori e dei ricercatori già in servizio e di quelli vincitori dei concorsi indetti fino alla data di entrata in vigore della legge, e in particolare alla trasformazione degli scatti da biennali a triennali, disposta dalla lettera i), pur essendo prevista un&#8217;invarianza del complessivo trattamento retributivo, egli stigmatizza la perdita economica per docenti e ricercatori legata al ritardo della prestazione, i cui effetti sono ben evidenziati dalla tabella allegata alla relazione tecnica. Per evitare una forma di risparmio a danno del personale docente, che tra l’altro non è contrattualizzato e dunque non gode di periodici rinnovi retributivi, auspica quindi che i risparmi derivanti dalla mancata concessione degli scatti vadano ad incrementare un apposito fondo universitario per la incentivazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il relatore suggerisce altresì di introdurre alla lettera i) la previsione di misure incentivanti integrative, sul modello di quanto avviene nei Paesi anglosassoni in cui la retribuzione dei docenti è fissata per contratto, venendo commisurata ai risultati conseguiti e all’interesse dell’ateneo nei confronti dei singoli docenti. In proposito, rammenta che una misura di questo tipo era già prevista all’articolo 1, comma 16, della legge n. 230 del 2005, ma necessita di un fondo ad hoc, che la renda praticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comma 5 riprende infine un emendamento già presentato in altra sede, che favorisce fra l’altro la sperimentazione da parte delle regioni di nuovi modelli di gestione ed erogazione degli interventi in materia di diritto allo studio. Invita tuttavia a non cadere nel pregiudizio demagogico secondo cui il semplice ingresso nella istituzione formativa è necessariamente per tutti una garanzia di successo, che oltre tutto appare in contrasto con i principi della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il relatore accenna poi all&#8217;articolo 6, che opportunamente ridimensiona i crediti che possono essere riconosciuti agli studenti per attività professionali, e all&#8217;articolo 7, che dispone una revisione dei settori scientifico-disciplinari sulla base del criterio dell&#8217;afferenza di almeno 50 professori ordinari.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo 8, prosegue, istituisce l&#8217;abilitazione nazionale di durata quadriennale per le funzioni di professore ordinario ed associato. In proposito, evidenzia tuttavia che la distinzione fra le due fasce non può essere per funzioni, dal momento che esse sono analoghe. Invita quindi a fare riferimento alla legge n. 382 del 1980, ovvero a specificare la differenza dei requisiti (idoneità per la seconda fascia; piena maturità scientifica per la prima fascia).</p>
<p style="text-align: justify;">Con riferimento al contenuto dei regolamenti con cui entro novanta giorni saranno definite le modalità di espletamento delle procedure concorsuali, il relatore propone che l&#8217;attribuzione della abilitazione sia fondata non solo sulla valutazione analitica di titoli e pubblicazioni scientifiche, ma anche su una adeguata verifica delle capacità didattiche. Quanto poi alla commissione, ribadisce che essa dovrebbe essere costituita sulla base di una lista formata da candidati che abbiano pubblicazioni scientifiche accettate su riviste internazionalmente accreditate o edite in collane universitarie. Ritiene altresì che un&#8217;unica commissione che dura in carica due anni ed è competente per le abilitazioni di prima e seconda fascia rischia di concentrare in sé troppo potere. Sull&#8217;attribuzione di un titolo preferenziale nei contratti di insegnamento</p>
<p style="text-align: justify;">a coloro che siano in possesso della abilitazione, consiglia di estendere tale preferenza anche a chi è già in servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando all&#8217;articolo 9, che disciplina le procedure di reclutamento, auspica anzitutto che la legittimazione a partecipare ai bandi di cui alla lettera b) sia articolata diversamente, atteso che il successivo articolo 15, comma 3, rimedia ad una palese dimenticanza prevedendo la possibilità di partecipare alle suddette procedure anche per i professori attualmente in servizio. Alla lettera c), lamenta che non sia disciplinata l’ipotesi in cui non sia stata costituita la facoltà e suggerisce di sostituire il riferimento alla facoltà con quello al dipartimento. In ordine alla previsione di una lezione pubblica, di cui alla lettera d), osserva che sarebbe più opportuno che la valutazione della idoneità didattica fosse svolta al momento dell&#8217;abilitazione. Giudica inoltre estremamente complessa e farraginosa la procedura per la proposta di chiamata, prefigurata dalla lettera d). Nel dichiarare di non comprendere per quale motivo debbano intervenire nella chiamata i soggetti che compongono l’organo deliberante della facoltà, reputa fuori sistema che alle chiamate degli ordinari partecipino anche i professori di seconda fascia e che alle chiamate di professori e ricercatori partecipino rappresentanti degli studenti. Sollecita quindi una decisione assunta dalla maggioranza assoluta dei componenti il dipartimento, su proposta dei professori del settore scientifico-disciplinare e con delibera finale del consiglio di amministrazione. Le università potrebbero poi stabilire forme di consultazione della comunità scientifica sull&#8217;adeguatezza dei candidati proposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale, egli ritiene che questa procedura rischi di penalizzare la assunzione dei docenti più giovani e neo abilitati ponendoli in competizione con docenti già in servizio sulla base di una valutazione comparativa dei titoli. Invita quindi a distinguere le procedure di assunzione in servizio da quelle di trasferimento. In questo ultimo caso, sarebbe più idonea la chiamata diretta, che avrebbe il vantaggio di evitare il rischio di ricorsi paralizzanti. Chiede altresì chiarimenti sulla scelta di prevedere, al comma 5, la chiamata diretta per studiosi impegnati all’estero o per ricercatori a contratto e non per professori già in servizio presso altre università italiane. Fra l’altro, per ragioni di spesa, le università hanno maggiore convenienza ad assumere neo abilitati che a chiamare per trasferimento. Dunque, la chiamata per trasferimento avverrebbe solo per situazioni di particolare rilievo e favorirebbe la mobilità fra sedi. Né va dimenticato che, essendo i commissari normalmente già presenti nel dipartimento, il loro giudizio verrebbe comunque considerato. In questo caso, auspica peraltro un limite percentuale alle chiamate per trasferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riferimento infine al comma 5, avanza l&#8217;ipotesi di sopprimere la chiamata per chiara fama, sussistendo già la figura del professore a contratto, tanto più che in passato essa ha dato luogo a trattamenti di favore non adeguatamente giustificati.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver dato conto dell&#8217;articolo 10, sugli assegni di ricerca, il relatore riferisce quindi sull&#8217;articolo 11, in base al quale le università possono stipulare contratti per attività di insegnamento con esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale. In proposito, egli ritiene che la palese inadeguatezza del curriculum potrebbe dar luogo all&#8217;annullamento del contratto su istanza di un componente il nucleo di valutazione, onde evitare che l&#8217;affidamento di incarichi a soggetti sprovvisti di idoneo curriculum risulti priva di sanzioni. Manifesta peraltro perplessità sul successivo comma 2, di cui dichiara di non comprendere appieno la differenza rispetto al comma 1, se non che la seconda ipotesi contrattuale sembrerebbe riferita ad ambiti didattici più specifici. Invita quindi ad unificare le due ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo 12, prosegue il relatore, porta avanti il disegno avviato a suo tempo dalla legge n. 230 del 2005, con riguardo alla eliminazione delle figure di ricercatore a tempo indeterminato, da sostituirsi con ricercatori titolari di contratti a tempo determinato. I compiti attribuiti a questa nuova figura di ricercatore sono di ricerca (non quantificata) e di didattica (fissata in un ammontare di 350 ore annue). Al riguardo, egli valuta troppo complicata la possibilità di stipulare nuovi contratti con altre università. A suo avviso, una volta fissato il periodo massimo di dieci anni per la durata di rapporti a tempo determinato, dovrebbe essere semplicemente consentito di partecipare a procedure di selezione per il tempo mancante al raggiungimento del decennio.</p>
<p style="text-align: justify;">In merito al trattamento economico dei ricercatori, il relatore esprime compiacimento per il tentativo di rendere più competitiva la retribuzione di inizio carriera, che attualmente è in assoluto la più bassa fra i principali Paesi europei, pari a circa il 60 per cento di quella di un ricercatore tedesco. Tale scelta, quantificata in 11 milioni di euro, è per il momento coperta con corrispondente riduzione per gli anni 2010 e 2011 dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 19 ottobre 1999, n. 370. Ritiene tuttavia che a regime occorrerà prevedere un incremento corrispondente del FFO onde evitare che ad una maggiore retribuzione corrisponda un minor numero di ricercatori assunti in servizio, ancorché a tempo determinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla procedura di selezione nazionale dei vincitori, disciplinata al comma 9, egli la valuta troppo burocratica e potenzialmente poco trasparente, in quanto presuppone una commissione composta da &#8220;eminenti studiosi&#8221; designati dal Ministro su proposta dell’ANVUR, che si avvalgono a loro volta, per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e dei programmi di ricerca, di esperti revisori di elevata qualificazione scientifica, fra l’altro senza oneri per la finanza pubblica. Egli auspica invece la formazione di commissioni composte, per ogni settore scientifico-disciplinare, estraendo a sorte tre valutatori all’interno di liste di professori ordinari e associati che abbiano continuità di pubblicazioni scientifiche negli ultimi cinque anni. Inoltre, invita a non prescindere da una valutazione delle abilità didattiche e della preparazione complessiva del candidato, atteso che il ricercatore a tempo determinato potrebbe essere destinatario di chiamata diretta su un posto da associato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il relatore accenna altresì all&#8217;articolo 13, secondo cui la concessione della opzione per la permanenza in servizio per un ulteriore biennio è subordinata alla sussistenza di adeguate risorse finanziarie nel bilancio dell’ateneo, e all&#8217;articolo 14, sullo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura di Paesi stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Illustrando infine le norme transitorie e finali recate dall&#8217;articolo 15, il relatore si sofferma in particolare sul comma 1, secondo cui, a far data dalla entrata in vigore della legge, per la copertura di posti da professore ovvero da ricercatore o assegnista di ricerca, le università possono avviare esclusivamente le nuove procedure di concorso. Non va tuttavia dimenticato che esse presuppongono le modifiche statutarie e l’adozione di appositi regolamenti, il che rischia di tradursi in un blocco delle chiamate per almeno un anno. Per evitare tale conseguenza nefasta, sarebbe dunque opportuno far data dalla entrata in vigore dei regolamenti di cui all’articolo 9, comma 2, e comunque non prima del termine delle procedure di modifica statutaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Avviandosi alla conclusione, egli precisa che le osservazioni svolte riguardano elementi particolari del disegno di legge, non già i suoi elementi strutturali. Non intaccano quindi il giudizio senz&#8217;altro positivo sulla sua complessiva adeguatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, sottolinea, il provvedimento riprende, talvolta quasi alla lettera, passaggi già contenuti nella proposta presentata a febbraio dalla maggioranza e pure in quella depositata a giugno dall&#8217;opposizione. Le soluzioni prospettate ricalcano inoltre, nelle loro linee generali, quanto contenuto nel programma elettorale del Pdl, che per molti aspetti non era distante da quello del Pd. E’ piuttosto auspicabile, per consentire alla riforma di esplicare i suoi effetti positivi, che i tagli previsti per il 2010 a danno dell&#8217;università vengano drasticamente ridotti: questo è il vero ostacolo che si deve superare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dichiararsi assolutamente aperto alla discussione, anticipa fin d&#8217;ora che intende riservare una seria attenzione alle proposte che verranno avanzate, non solo dalla maggioranza, ma anche dalla opposizione e dalle parti sociali, per arrivare ad un testo che, nel rispetto delle linee portanti qui delineate, sia il più possibile condiviso. In particolare, assicura che non si lascerà condizionare dalle eventuali pressioni di organi di stampa, né di coloro che non siano espressione della sovranità popolare. Ritiene infatti che spetti al Parlamento esprimersi sulla proposta del Governo e manifestare la sua volontà definitiva.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Il seguito dell&#8217;esame congiunto è rinviato.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">La seduta termina alle ore 16,15.</p>
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		<title>&#8220;Arsenico e vecchi concorsi&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 22:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PRIMO AGGIORNAMENTO - I concorsi per trasferimento di cui si occupa Roberto Perotti, economista bocconiano, (v. più avanti) erano stati  &#8217;preventivamente&#8217; trattati il 9 dicembre 2009 da Francesco Giavazzi, economista bocconiano,  sul &#8216;suo&#8217; Corriere della Sera. Giavazzi - noto anche per avere chiesto e ottenuto  il DL che sta enormemente ritardando lo svolgimento dei concorsi da molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">PRIMO AGGIORNAMENTO</span></p>
<p style="text-align: justify;">- I concorsi per trasferimento di cui si occupa Roberto Perotti, economista bocconiano, (v. più avanti) erano stati  &#8217;preventivamente&#8217; trattati il 9 dicembre 2009 da Francesco Giavazzi, economista bocconiano,  sul &#8216;suo&#8217; <a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/12/09SIC3049.PDF">Corriere della Sera</a>. Giavazzi - noto anche per avere chiesto e ottenuto  il DL che sta enormemente ritardando lo svolgimento dei concorsi da molto tempo banditi &#8211; aveva, tra l&#8217;altro, scritto: &#8220;La facoltà di Economia e Commercio (di Roma 3, <em>ndr</em>) deciderà questa settimana a chi assegnare i due posti di professore ordinario. Si tratta di trasferimenti, quindi la facoltà sceglierà chi vuole. Oppure la facoltà sceglierà chi vuole il rettore Fabiani che ha ottenuto il finanziamento per quesi posti.&#8221; Insomma, la Facoltà era stata &#8216;avvertita&#8217; in tempo, ma evidentemente, a differenza del ministro Gelmini, non ha voluto ascoltare i &#8216;consigli&#8217; di Giavazzi, elargiti sul solito Corriere della Sera. Certo gli interventi di Francesco Giavazzi e Roberto Perotti mostrano che alcuni &#8216;particolari&#8217; concorsi sono particolarmente pubblici: se ne scrive, prima e dopo, sui &#8216;grandi&#8217; quotidiani che consentono a pochi privileggiati (sempre gli stessi) di &#8216;dettar legge&#8217; e di giudicare, prima e dopo, anche i concorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Il Preside della Facolta&#8217; di Economia di Roma 3, in una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-12/091213/ORDMQ.tif">intervista</a></span> sulla Stampa del 12 dicembre 2009,  afferma, tra l&#8217;altro, che le polemiche di Roberto Perotti &#8220;sono strumentali e interessate. Uno degli allievi di Perotti era fra i candidati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">SECONDO AGGIORNAMENTO</span></p>
<p style="text-align: justify;">- Il Preside della Facolta&#8217; di Economia di Roma 3, nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&amp;ID_articolo=807&amp;ID_sezione=&amp;sezione=">lettera</a></span> &#8221;Le precisazioni dal preside&#8221; sulla Stampa del 16 dicembre 2009, afferma, tra l&#8217;altro, che &#8220;non ho mai dichiarato che uno dei candidati fosse allievo di Perotti, ma che uno dei candidati fa parte della redazione de <em>La Voce</em>, insieme appunto al Perotti e al Giavazzi, del quale è stato dottorando&#8221;.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="color: #ff0000;">TERZO AGGIORNAMENTO del 10 febbraio 2010</span></p>
<p style="text-align: justify;">- Anche Michele Boldrin <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-02/100210/PU6GK.tif">interviene</a> sul Fatto Quotidiano del 10 febbraio 2010. Boldrin, tra l&#8217;altro, scrive: &#8220;Io, per esempio, non ho potuto fare domanda come avrei desiderato &#8230;&#8221;. Nel primo aggiornamento avevamo scritto: &#8220;Certo gli interventi di Francesco Giavazzi e Roberto Perotti mostrano che alcuni &#8216;particolari&#8217; concorsi sono particolarmente pubblici: se ne scrive, prima e dopo, sui &#8216;grandi&#8217; quotidiani che consentono a pochi privileggiati (sempre gli stessi) di &#8216;dettar legge&#8217; e di giudicare, prima e dopo, anche i concorsi.&#8221; Alla luce dell&#8217;intervento di Michele Boldrin si deve prendere atto che se ne scrive anche su quotidiani non &#8216;grandi&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">========</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-12/091211/OPXTO.tif">intervento</a></span> dell&#8217;economista Roberto Perotti &#8220;All&#8217;università tanto arsenico e vecchi concorsi&#8221;, sul Sole 24-ore dell&#8217;11 dicembre 2009, denuncia un caso di &#8216;ordinaria&#8217; vicenda concorsuale. E come spesso accade quando il denunciante e&#8217; un professore, il caso riguarda il proprio settore. Perotti ha la &#8216;fortuna&#8217; &#8211; non di tutti &#8211; di potere esternare la sua indignazione attraverso un &#8216;grande&#8217; quotidiano, lo stesso quotidiano che, assieme ad altri &#8216;grandi&#8217; quotidiani nazionali, conduce da molto tempo una campagna di denigrazione dell&#8217;Università italiana e supporta il progetto di controriforma governativa che, se approvato, renderebbe ancora più gravi e più diffusi i tanti difetti che da decenni affliggono l&#8217;Università (v. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2009/10/30/ta-commissaria-gli-atenei/">documento ANDU</a></span>).</p>
<p style="text-align: justify;"> Roberto Perotti, nel denunciare lo &#8216;scandalo&#8217; delle procedure e dei risultati di due concorsi a &#8220;cattedra&#8221; (ma un posto di professore ordinario si chiama ancora &#8220;cattedra&#8221;?), tra l&#8217;altro scrive: &#8220;la riforma ha dato molto potere ai rettori, concedendo loro di mantenere di fatto il controllo del consiglio d&#8217;amministrazione. Ma quanto avvenuto a Roma Tre dimostra che alcuni rettori probabilmente non meritano questa prova di fiducia.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose non stanno prorio come, &#8220;non per animosità personale&#8221;, sostiene Roberto Perotti. Intanto la &#8220;riforma&#8221;, cioè il DDL governativo, non ha ancora &#8220;dato molto potere ai rettori&#8221;, visto che non è stata ancora approvata (ha appena iniziato il suo iter parlamentare!) e potrebbe, come auspichiamo, essere non approvata o radicalmente rivista. Che un disegno di legge venga &#8216;vissuto&#8217; come già legge è la comprova che, a certi livelli, è diffusa la sensazione/desiderio che i giochi siano fatti, visto anche che, come ricorda il sen. Valditara alla fine della sua <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2009/12/11/ddl-relazione-sen-valditara/">relazione sul DDL</a></span>, &#8220;il provvedimento riprende, talvolta quasi alla lettera, passaggi già contenuti nella proposta presentata a febbraio dalla maggioranza e pure in quella depositata a giugno dall&#8217;opposizione. Le soluzioni prospettate ricalcano inoltre, nelle loro linee generali, quanto contenuto nel programma elettorale del Pdl, che per molti aspetti non era distante da quello del Pd.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il ruolo e i comportamenti dei Rettori non derivano dalle &#8216;caratteristiche&#8217; personali di &#8220;alcuni rettori&#8221;, ma da un  sistema di potere che già oggi produce la figura del rettore-padrone e che con il DDL, che Perotti pare non contestare, diventerebbe un rettore-sovrano assoluto. E lo stesso Perotti non sembra nemmeno contestare i &#8216;nuovi&#8217; concorsi previsti dal DDL che renderebbero ancora più locali e più finti i concorsi, ampliando così quel nepotismo di cui egli si lamenta per i risultati nei due concorsi per le &#8220;cattedre&#8221; di economia e di diritto.</p>
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		<title>DDL: &#8220;Occasione storica&#8221; della Confindustria</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 18:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
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		<description><![CDATA[PRIMO AGGIORNAMENTO.  Luigi Berlinguer: il DDL governativo è anche nostro     Alla benedizione del DDL governativo da parte del Vicepresidente di Confindustria, sul Corriere della Sera del 2 dicembre 2009 si aggiunge &#8211; come da manuale &#8211; quella di Luigi Berlinguer, &#8216;padre&#8217; del disastroso &#8220;3 + 2&#8243;, della legge sui finti concorsi locali e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em><span style="color: #ff0000;">PRIMO AGGIORNAMENTO</span>.  Luigi Berlinguer: il DDL governativo è anche nostro</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em>    Alla benedizione del DDL governativo da parte del Vicepresidente di Confindustria, sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-12/091202/OJL9S.tif">Corriere della Sera</a></span> del 2 dicembre 2009 si aggiunge &#8211; come da manuale &#8211; quella di Luigi Berlinguer, &#8216;padre&#8217; del disastroso &#8220;3 + 2&#8243;, della legge sui finti concorsi locali e della controriforma del CUN. (La foto nell&#8217;articolo non è quella di Luigi Berlinguer, ma quella di Giovanni Berlinguer).</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em><span style="color: #ff0000;">SECONDO AGGIORNAMENTO</span>.  Rettore Puglisi: no al limite dei mandati dei rettori</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em>   Su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/12/02SIR3007.PDF">Avvenire</a></span> si legge che anche Gianni Puglisi, rettore dello IULM di Milano,  dà il suo “pieno sostegno all’azione riformatrice dell’Università” e auspica che nel “dibattito in Parlamento prevalga uno spirito di convergenza tra gli schieramenti.” Puglisi, però, ha espresso “la sua contrarietà al limite del mandato dei rettori”. Gianni Puglisi ha le sue buone ragioni: perché porre limiti a chi è in grado di assolvere a tanti importanti <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1036">incarichi</a></span>, anche a lungo e anche contemporaneamente?</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em><span style="color: #ff0000;">TERZO AGGIORNAMENTO del 22.1.10 </span>: Confindustria: più spazio agli ‘esterni’ e abolizione del valore legale dei titoli di studio. </em><em>La Confindustria ha presentato alla Commissione Istruzione del Senato un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.confindustria.it/comunica/audpar.nsf/627cca831d479d46c125749700385f69/8f80c60fa116fd03c12576b2004e5737/$FILE/Audizione%2021%20gennaio%202010.pdf">documento</a></span> sul DDL governativo che il vice presidente, </em><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-01/100122/PGUV9.tif"><em>Gianfelice Rocca</em></a><em>, considera  “un’occasione storica per passare dalle parole ai fatti”.  Il DDL”ad avviso del vicepresidente degli industriali, potrà essere migliorarlo durante l’iter  parlamentare.” Tra i ‘miglioramenti’ auspicati da Rocca: consentire che il Rettore possa essere un ‘esterno, consentire che il CdA possa essere presieduto da un ‘esterno’, non porre limiti alla presenza degli ‘esterni’ nel CdA, puntare sull’abolizione del valore legale dei titoli di studio.</em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><em><em><span style="color: #ff0000;">QUARTO AGGIORNAMENTO del 24.3.10: <span style="color: #000000;">Segnaliamo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-03/100324/QN9IR.tif">l&#8217;intervento di Gianfelice Rocca</a></span>, Vice-Presidente della Confindustria, sul Corriere della Sera del 24.3.10. Rocca vuole (ha sempre voluto) una nuova &#8216;governance&#8217; per dare una &#8220;autonomia responsabile&#8221; agli Atenei. In questa direzione &#8220;il provvedimento del Ministro Gelmini rappresenta un passaggio fondamentale.&#8221;  Gianfelice Rocca richiama poi &#8220;alcuni positivi emendamenti&#8221; che vanno nella direzione di una maggiore autonomia (responsabile, naturalmente). &#8220;Suscitano invece forti perplessità gli emendamenti che intendono perpetuare l&#8217;attuale &#8216;governance&#8217;&#8221; e &#8220;altrettanta perplessità suscitano i numerosissimi emendamenti che puntano a conservare lo status quo sul reclutamento&#8221; e &#8221;quelli che tendono a depontenziare il ruolo del Consiglio di Ammnistrazione e la presenza di <span style="text-decoration: underline;">rappresentanti esterni</span>&#8220;. Infine, &#8220;cè da augurarsi che siano approvati quegli emendamenti che vanno nella direzione auspicata&#8221;: &#8220;è questo il momento in cui la maggioranza deve mostrare la sua vera capacità riformatrice, attraverso un dialogo costruttivo con le forze politiche che condividono la volontà di cambiamento.&#8221;  La &#8216;voce del padrone&#8217; si fa sentire per richiamare a comportamenti &#8220;costruttivi&#8221; un Parlamento che peraltro sta già operando trasversalmente in maniera più che &#8216;rispettosa&#8217; delle idee e degli interessi confindustriali. Dopo questo intervento-monito arriveranno &#8211; come da manuale &#8211; gli interventi dei soliti accademici-opinionisti che hanno da sempre il compito di fare da opinione pubblica e che avranno, come sempre, spazio esclusivo nella &#8216;grande&#8217; stampa nazionale: la &#8216;dittatura accademico-confindustriale&#8217;, siccome è trasversale, è democrazia. <span style="color: #ff0000;"><strong>Confindustria chiama il PD risponde</strong></span>: per coloro che dovessero &#8211; contro ogni evidenza &#8211; avere ancora dubbi sulla convergenza del PD sulle posizioni della Confindustria in materia di controriforma universitaria può essere utile leggere la &#8216;pronta&#8217; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ulivo.it/dettaglio/97088/universita_letta_proposta_governo_fallisce_obiettivi">dichiarazione</a></span> del Vice-Segretario del PD sull&#8217;intervento del Vice-Presidente della Confindustria.</span></span></em></em></p>
<p><em>====</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>          </em>Con l&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-12/091201/OIR2H.tif">intervento</a></span> di Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l&#8217;Education, &#8220;Un&#8217;occasione storica per i nostri atenei&#8221;, sul Sole 24-ore dell&#8217;1 dicembre 2009, la Confindustria benedice il ‘suo’ <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2009/10/28/governance-2/">DDL governativo</a></span> sull&#8217;Università che è stato da pochi giorni presentato al Senato e che ha ricevuto le <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.andu-universita.it/2009/11/30/documento-unitario/">critiche</a></span> delle Organizzazioni universitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">            Gianfelice Rocca teme che “l’accordo vasto” sul DDL possa essere solo “a parole”. Rocca può stare tranquillo. E&#8217; da molti anni che si costruisce una larga convergenza attorno ai ‘desideri’ della Confindustria con i gruppi potenti dell’accademia e con la &#8216;grande&#8217; stampa. E’ dal 2004 che quanto oggi previsto nel DDL governativo è stato anticipato dalla “lobby trasparente” e trasversale della TreeLLLe. Quegli stessi contenuti fanno parte da tempo anche delle posizioni accademiche che ‘dettano’ da sempre la politica universitaria del PD che, per non lasciare dubbi sulle sue ‘buone’ intenzioni e sulla sua ‘autonomia’, ha presentato prima del Governo un suo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thread/d210a4c33505f335?pli=1">DDL</a></span>, inserendovi  i punti cardine delle posizioni già co-elaborate  nella TreeLLLe.</p>
<p style="text-align: justify;">            Peraltro i Rettori, in questo unanimi nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969">CRUI</a></span>, hanno già spianato la strada da tempo al DDL governativo e in diversi Atenei hanno anticipato o stanno anticipando la ‘governance’ prevista dallo stesso  DDL, agendo sempre più da rettori-padrone, facendosi prorogare il mandato e/o facendo modificare gli Statuti per introdurre una gestione degli Atenei ancor più oligarchica (rettore-sovrano assoluto) e aprendo la gestione degli Atenei all’esterno, come auspicato da Rocca: “La presenza di interessi esterni al mondo accademico  è fondamentale per uscire dalla attuale autoreferenzialità”.  </p>
<p style="text-align: justify;">            Gianfelice Rocca chiude il suo intervento con una sorta di chiamata all’ordine: “La riforma nel suo complesso merita fiducia ed ESIGE compattezza.”</p>
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		<title>Documento unitario su DDL governativo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
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		<description><![CDATA[ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR, CISL-Universita&#8217;, CNRU, CNU, CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Universita&#8217;, SUN, UDU, UGL-Universita&#8217; e Ricerca, UILPA-UR            Il DDL su &#8220;Norme in materia di organizzazione delle universita&#8217;, &#8230;&#8221; presentato dal Governo al Senato e&#8217; stato elaborato in quasi un anno in sintonia con la CRUI e senza una reale consultazione delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR, CISL-Universita&#8217;, CNRU, CNU, CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Universita&#8217;, SUN, UDU, UGL-Universita&#8217; e Ricerca, UILPA-UR<br />
     </p>
<p>     Il DDL su &#8220;Norme in materia di organizzazione delle universita&#8217;, &#8230;&#8221; presentato dal Governo al Senato e&#8217; stato elaborato in quasi un anno in sintonia con la CRUI e senza una reale consultazione delle Rappresentanze sindacali e delle Organizzazioni universitarie.<br />
      Il DDL pone finalmente per iscritto le intenzioni del governo su quelli che sono ritenuti i nodi centrali della organizzazione e della gestione del Sistema universitario.<br />
      Le soluzioni proposte, a nostro avviso, non consentono il rilancio dell&#8217;Universita&#8217; pubblica come Istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di<br />
adeguati investimenti.</p>
<p>      Del DDL si evidenziano i seguenti punti sui quali siamo particolarmente critici:</p>
<p>- l&#8217;Universita&#8217; pubblica non viene piu&#8217; indicata come &#8220;sede primaria della ricerca&#8221;;<br />
- l&#8217;autonomia del Sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il Consiglio di Ammnistrazione) il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell&#8217;Economia;<br />
- i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito;<br />
- i problemi del precariato vengono aggravati con l&#8217;aggiunta del ricercatore a tempo determinato alle attuali innumerevoli figure a termine, invece di procedere alla loro totale sostituzione con un&#8217;unica figura pre-ruolo, dotata di autonomia e responsabilita&#8217; diretta di progetti di ricerca;<br />
- assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo;<br />
- assenza di qualsiasi riferimento alla rappresentanza e al destino del personale tecnico-amministrativo;<br />
- la nuova figura del &#8220;direttore generale&#8221; rischia di sovrapporsi a quella del rettore;<br />
- le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche.</p>
<p>      Nelle singole sedi saranno indette Assemblee per discutere e approfondire i contenuti del DDL.</p>
<p>      Il 15 gennaio 2010 torneremo a riunirci a Roma per valutare gli sviluppi della situazione, tenendo anche conto dell&#8217;esito della Assemblee di Ateneo. Conseguentemente si decideranno le iniziative piu&#8217; adeguate. Inoltre si programmeranno gli incontri con le Forze politiche e i Gruppi parlamentari.</p>
<p>      Roma, 27 novembre 2009</p>
<p>ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR, CISL-Universita&#8217;, CNRU, CNU, CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Universita&#8217;, SUN, UDU, UGL-Universita&#8217; e Ricerca, UILPA-UR</p>
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		<title>DDL: Governo, CRUI, Confindustria e PD</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/24/ddl-governo-crui-confindustria-e-pd/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 22:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Come i privati e in mano ai privati La riforma Gelmini contro l’università pubblica* di Alessandro Somma L’anno scorso una legge ha accordato agli atenei la facoltà di trasformarsi in fondazioni private, in quanto tali governate da un consiglio di amministrazione entro cui personalità esterne all’università possono detenere la maggioranza assoluta (L. 133/2008). Finora nessun [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come i privati e in mano ai privati</strong></p>
<p><strong>La riforma Gelmini contro l’università pubblica*</strong></p>
<p>di Alessandro Somma</p>
<p>L’anno scorso una legge ha accordato agli atenei la facoltà di trasformarsi in fondazioni private, in quanto tali governate da un consiglio di amministrazione entro cui personalità esterne all’università possono detenere la maggioranza assoluta (L. 133/2008). Finora nessun ateneo ha fatto uso di questa facoltà, e tuttavia molti hanno iniziato o rafforzato un percorso destinato a sfociare nella direzione indicata dalla legge: la privatizzazione dell’università o comunque il definitivo snaturamento del suo carattere pubblico, al di là delle formule tecniche di volta in volta utilizzate. Molti atenei hanno infatti ridimensionato i pur ristretti spazi di democrazia interna, adottando modelli di governo sempre più simili a quelli di un’impresa (non a caso indicati con un’espressione diffusa nel lessico societario: governance). Si è inoltre delineata la tendenza a coinvolgere i privati nelle decisioni strategiche, siano essi mecenati o clienti interessati a ottenere servizi dall’ateneo.</p>
<p>Un <a href="http://www.andu-universita.it/2009/10/28/governance-2/">disegno di legge</a> intende consolidare queste tendenze, imponendo alle università statali un assetto di governo del tutto simile a quello previsto per le università trasformatesi in fondazioni private (DDL 28/10/2009). Assimilabili nella sostanza sono anche una recente proposta di legge del Piddì, nonché le posizioni espresse negli ultimi tempi dalla Conferenza dei rettori (Crui).</p>
<p><em> La privatizzazione prima della privatizzazione</em>. – Lo sviluppo di schemi di governo dell’ateneo sempre più simili a quelli di un’impresa ha innanzi tutto ispirato una prassi relativa al ruolo del Consiglio di amministrazione (Cda) e del Senato accademico (Senato) nel processo decisionale dell’ateneo. Gli statuti delle università indicano il Senato come l’organo di governo dell’università, in quanto tale chiamato a indicare al Cda linee di orientamento per la spesa. In molti atenei accade tuttavia che prima siano deliberate le spese dal Cda e solo in seconda battuta votate le relative scelte dal Senato, trasformando così un atto che formalmente attiene all’individuazione delle compatibilità economiche in un atto politico dirimente.</p>
<p>Alle prassi hanno fatto seguito le riforme statutarie, in particolare quella voluta dall’Università di Camerino, in sorprendente sintonia con quanto stabilito dal DDL Gelmini. Lo Statuto in vigore dal 16 aprile 2009 stabilisce infatti che il Cda è il principale organo di governo dell’ateneo, competente fra l’altro a deliberare sull’attivazione o disattivazione delle strutture didattiche e di ricerca, sul fabbisogno di “risorse strumentali e umane”, quindi a valutare la coerenza rispetto a queste delibere del Manifesto degli studi e delle chiamate di docenti e ricercatori. Il tutto coinvolgendo anche i privati, presenti nel Cda nella misura di tre su dieci (art. 19).</p>
<p>A ben vedere il coinvolgimento diretto dei privati nei Cda non è un fatto nuovo: gli statuti di molti atenei già la prevedono, anche se solitamente la limitano a chi contribuisce in modo rilevante e a fondo perduto al sostentamento finanziario dell’ateneo. Peraltro, come è noto, il mecenatismo è una pratica tutt’altro che diffusa nella realtà italiana, motivo per cui si è da tempo voluto incentivare una partecipazione dei privati in quanto imprenditori, ovvero in quanto interessati a ricevere servizi dall’ateneo e dalle sue strutture didattiche e di ricerca.</p>
<p>Di questo aspetto si è occupato un provvedimento del governo Amato II, relativo alla costituzione da parte delle università di fondazioni private, incaricate di gestire la didattica di eccellenza e la ricerca di eccellenza (DPR 254/2001). Ebbene, queste fondazioni possono anche essere controllate da privati, sono cioè dirette da un Cda nel quale la maggioranza assoluta dei componenti viene designata dagli enti di riferimento (art. 9). Sarebbero così i privati a condizionare le attività accademiche ritenute più redditizie, senza neppure avere l’onere di occuparsi di quelle non ritenute tali (art. 3).</p>
<p>Al momento molte università sono dotate di fondazioni universitarie, che al momento non sembrano rappresentare una reale minaccia per il carattere pubblico dell’università. E tuttavia la legge lo consente, è un’arma puntata contro l’università, magari pronta all’uso nel caso non si approvi il DDL 28/20/2009.</p>
<p><em>Un rettore padrone e un consiglio di amministrazione controllato dai</em> <em>privati</em>. – E’ questo il clima in cui ha preso forma il DDL 28/10/2009, che si occupa fra l’altro di organizzazione del sistema universitario, improntandola al principio di gerarchia e di aderenza alle aspettative del mercato: il potere decisionale è concentrato nelle mani di un Rettore padrone e di un Cda controllato dai privati.</p>
<p>Spettano infatti al Cda le funzioni di indirizzo strategico, la programmazione finanziaria e quella del personale docente e tecnico amministrativo: in particolare le scelte in tema di didattica, di ricerca e di reclutamento del personale docente e tecnico amministrativo, incluse quelle concernenti l’attivazione o la soppressione di corsi e sedi (art. 2 c. 2 lett. f). Il Cda non sarà tuttavia espressione della comunità accademica, anzi: è composto, oltre che dal Rettore e da una rappresentanza elettiva studentesca, da personalità italiane o straniere designate o scelte per la loro “comprovata competenza in campo gestionale”. Inoltre almeno il 40% dei membri del Cda dovrà non appartenere ai ruoli dell’ateneo: i privati possono dunque detenere la maggioranza assoluta (art. 2 c. 2 lett. g).</p>
<p>Anche il Rettore potrà essere una personalità esterna all’ateneo, scelta cioè tra i professori ordinari di altre università dotate di esperienza gestionale (art. 2 c. 2 lett. b), secondo una logica tipica delle imprese ma non anche delle comunità democratiche. E sarà un Rettore padrone, non più solo responsabile del governo dell’ateneo, ma direttamente investito delle funzioni di “indirizzo, iniziativa e coordinamento delle attività scientifiche e didattiche” (art. 2. c. 2 lett. a).</p>
<p>Insomma, il Cda e il Rettore si spartiranno i poteri finora riconosciuti al Senato, che per il futuro potrà solo formulare proposte e pareri in materia di didattica e ricerca, e dovrà inoltre essere formato da personalità non appartenenti ad altri organi accademici (art. 2 c. 2 lett. d).</p>
<p>E queste trasformazioni non saranno il risultato di un processo costituente, come si addice alla portata della fase che si vuole aprire nell’università italiana: gli atenei dovranno far modificare i loro statuti da un commissione controllata dal Rettore o da organi presieduti dal Rettore, e adottarlo entro sei mesi. Sarà insomma una fase di rodaggio per il Rettore padrone, che magari potrà dilatare il suo periodo di permanenza nella carica e magari far scrivere nel nuovo statuto che spetta a lui la designazione dei membri non elettivi del Cda.</p>
<p><em>La cancellazione del diritto allo studio</em>. – Lo snaturamento del carattere pubblico dell’università non passa solo dall’assunzione di modelli organizzativi tipici dell’impresa e dal coinvolgimento dei privati nell’assunzione delle scelte strategiche. La logica della privatizzazione pervade anche tutto ciò che concerne il diritto allo studio, cioè il diritto di accedere all’istruzione superiore, la cui attuazione presuppone il sostegno dei meritevoli anche se privi di mezzi (art. 34 Cost.). Il DDL 28/10/2009 si fonda invece sull’idea che il merito non sia condizionato dalla condizione sociale ed economica, ovvero che dipenda solo dal sacrificio individuale. In tal senso non si parla di diritto allo studio, bensì di semplice promozione dell’eccellenza e del merito, da realizzarsi in prevalenza attraverso il mero prestito di denaro (art. 4 c.1). Il tutto finanziato da un fondo alimentato da donazioni private e solo eventualmente da versamenti pubblici (art. 4 c. 7), amministrato dalla Consap (art. 4 c.4): una società per azioni controllata dal Ministero dell’economia che si occupa di servizi assicurativi pubblici e di vicende quali la gestione del fondo vittime della strada (sic!).</p>
<p>Insomma, nell’università privatizzata non ci sono studenti, bensì solo clienti. E i clienti non hanno il diritto di consumare, ricevono tutt’al più premi quando superano un certo volume di spesa: quando sono meritevoli e non anche quando sono privi di mezzi.</p>
<p><em>Merito: un concetto sexy</em>. – I riferimenti al merito abbondano nel testo del DDL 28/10/2009 e soprattutto nei discorsi dei suoi ispiratori e sostenitori: il merito va promosso nell’intero sistema universitario, finalmente teso a premiare “i migliori”. Peraltro non è di merito che occorre discutere, bensì del metro utilizzato per misurarlo: il merito non è un concetto naturale o neutrale, in quanto tale non riconducibile a opzioni di valore. Se infatti si premia il merito degli studenti a prescindere dalla loro condizione economica e sociale, si finisce inesorabilmente per riprodurre e consolidare quella condizione. Lo stesso vale per la valutazione del merito della didattica e della ricerca: il ricorso a criteri politici premierà il pluralismo e il contributo alla dialettica democratica, l’utilizzo di parametri economici valorizzerà invece il conformismo intellettuale e la produzione di rendite a breve termine.</p>
<p>Il DDL 28/10/2009 associa il merito all’efficienza del sistema universitario e affida la sua misurazione all’Associazione nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR). E’ forse troppo presto per valutare l’impatto di questo ente e tuttavia alcune indicazioni si ricavano dalle esperienze estere prese a modello, che molti intendono superare a causa delle prevalenza del punto di vista imprenditoriale e dei costi eccessivi della valutazione. Senza considerare che in quelle esperienze la valutazione viene utilizzata per l’attribuzione di fondi ulteriori rispetto a quelli necessari alla sopravvivenza, e non di una quota del fondo di finanziamento ordinario (come stabilito invece dalla L. 1/2009).</p>
<p><em>Parallele convergenti</em>. – La riforma prefigurata dal DDL 28/10/2009 non è stata concepita nelle segrete stanze di un ministero. E’ stata palesemente concordata o comunque discussa con attori politici ed economici, e soprattutto con la Crui, che è un’associazione privata tra università rappresentate dai loro Rettori, divenuta non si sa come l’interlocutore principale delle politiche sull’università.</p>
<p>Secondo il Presidente della Crui (comunicato del 28/10/2009) il DDL rappresenta “un’occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell’università italiana”, criticabile solo per la mancata “disponibilità adeguata di risorse” (un po’ come dire che i Rettori sono in vendita). Il che è in coerenza con quanto da tempo sostenuto dalla Crui in tema di governo dell’università, per il quale si ritiene evidentemente inadatto il metodo democratico, liquidato come affetto da assemblearismo “deresponsabilizzante”. Da qui l’incentivo a differenziare tra un Senato cui attribuire funzioni secondarie, e un Cda “al quale attribuire compiti determinanti nella definizione degli obiettivi strategici istituzionali e della connessa programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale, nella individuazione dei criteri e delle finalità per la ripartizione delle risorse finanziarie e di personale”. Va da sé che il Cda deve comprendere “una consistente e autorevole presenza di soggetti esterni all’ateneo”, chissà come fissata in “almeno il 40%” (documento del 19/2/2009) (<em>Nota 1 dell&#8217;ANDU</em>)</p>
<p>Non stupisce che la Confindustria abbia un orientamento simile. Stupisce che lo abbia anche il Piddì, che già ai tempi del governo ombra voleva riservare al Senato solo limitate funzioni in materia di didattica e di ricerca, e concentrare nelle mani del Rettore e del Cda i poteri tipici dell’organo di governo dell’ateneo (documento del 28/10/2008). Questi propositi si sono concretizzati in un recente <a href="http://bda.unict.it/Public/Uploads/article/Proposta%20di%20legge%20PD%20su%20università%2022%20maggio%202009.pdf">progetto di legge</a> (del 22/5/2009), in cui si affidano al Rettore “funzioni di iniziativa e coordinamento delle scelte strategiche”, e al Cda decisioni su “la realizzazione di infrastrutture, l’organico e il reclutamento del personale, l’attivazione dei corsi di studio e l’allocazione di risorse alle strutture interne” (art. 5 c. 6). A queste condizioni non si capisce cosa residui al Senato, cui pure si riserva il potere di definire “i piani strategici delle attività e gli indirizzi culturali, didattici e di ricerca dell’ateneo” (art. 5 c. 4).</p>
<p>E anche nella proposta del Piddì ricorrono ovviamente incentivi al coinvolgimento dei privati nel governo dell’università. Si stabilisce che nel Cda, i cui membri sono designati in parte dal Rettore, devono sedere persone esterne all’università, questa volta nella misura di “almeno un terzo” (art. 5 c. 7).  (<em>Nota 2 dell&#8217;ANDU</em>).</p>
<p>Nei giorni scorsi il Piddì ha nominato una nuova responsabile delle politiche su università e ricerca: c’è da augurarsi che la sostituzione di chi ha mostrato tanta sintonia con le proposte di Confindustria preluda a un deciso cambio di rotta.</p>
<p><em> Scenari futuri</em>. – Il DDL di riforma dell’università trae dunque spunto dai desiderata di un ampio arco di forze. Queste possono dissentire su singoli aspetti della riforma, ma concordano sulle sue linee generali, motivo per cui sono soprattutto interessate a ottenere adeguati finanziamenti, o quantomeno la cancellazione dei tagli già decisi (L. 133/2008). Del resto riforme dello stesso tipo si sono viste o si stanno per concretizzare in tutti i Paesi partecipanti al cosiddetto Processo di Bologna (ovvero la creazione entro il 2010 di uno spazio europeo dell’istruzione superiore). E’ cioè oramai diffusa l’idea che l’università debba non solo confrontarsi con il mercato, ma anche assumere le sembianze di un operatore del mercato, che tuttavia fa ampio uso di soldi pubblici (secondo un meccanismo di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite molto utilizzato in tempi di crisi economica internazionale).</p>
<p>Il mercato è insomma il terreno entro cui sviluppare e valutare la didattica e la ricerca accademica, il metro di scelte affidate al circuito dell’economia e sottratte al circuito della politica, quindi valutate per la loro efficienza e non per la loro capacità di produrre emancipazione individuale e collettiva. In questo risiede il senso della privatizzazione dell’università, la sua trasformazione in comunità cooperante e aperta in una sommatoria di individui ed enti in concorrenza tra loro per compiacere le istanze del mercato. E che a esse sacrifica conquiste come il valore legale del titolo di studio e i limiti all’aumento delle tasse universitarie (la cui abolizione è richiesta da un coro bipartisan).</p>
<p>A queste condizioni non è difficile prevedere un futuro fatto di poche università destinatarie di fondi magari ingenti, ma solo perché operano in contesti economici avvantaggiati e sono inoltre disposte a governarsi secondo i dettami del mondo imprenditoriale. Mentre altri atenei saranno ridotti al lumicino o costretti alla chiusura, ma solo per la loro collocazione in aree di scarso interesse economico o per l’indisponibilità a snaturare il proprio carattere pubblico (e nessuno potrà stupirsi se tra le prime ci saranno università virtuali o recentemente sorte come sedi distaccate, e tra le seconde sedi antiche e prestigiose).</p>
<p>E’ dunque evidente che il DDL 28/10/2009 non può rappresentare una base di discussione per il rilancio dell’università, né tanto meno può essere considerato un disegno la cui unica pecca sia quella di non essere adeguatamente finanziato. L’università va cambiata, non si tratta qui di difendere l’esistente. Ma il cambiamento non può far altro che estendere e rafforzare ciò che rende pubblica l’università: il suo essere luogo di democrazia e di confronto aperto ma equilibrato con la società in trasformazione.</p>
<p>- <em>Nota 1</em>. L&#8217;ANDU sulla mozione della CRUI il 24 febbraio 2009 ha diffuso il documento &#8220;<a href="http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969">La &#8216;governance&#8217; degli Atenei dei Rettori</a>&#8220;.</p>
<p>- <em>Nota 2</em>.  L&#8217;ANDU sul disegno di legge del PD l&#8217;1 giugno 2009 ha diffuso il documento &#8220;<a href="http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thread/d210a4c33505f335#">DDL PD: commissariamento di Atenei e docenti</a>&#8220;.</p>
<hr size="1" /><a href="http://www.andu-universita.it/wp-admin/#_ftnref1">*</a> In corso di pubblicazione in “Articolo 33”.</p>
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		<title>Scuola e Università pubblica: &#8220;non si puo&#8217; stare a guardare&#8221;</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/22/scuola-e-universita-pubblica-va-contrastata-lazione-del-governo/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;intervento propostoci da Maria Rosaria Marella, ordinario di Diritto privato all&#8217;Università di Perugia,  dal titolo &#8220;L’attacco alla Scuola e all&#8217;Università pubblica:  perché non si può più stare a guardare&#8221;.       &#8220;Vengono chiamati ‘riforme’ i ripetuti attacchi del governo alla scuola e all’università. Ma non si possono chiamare riforme interventi che legittimano i tagli già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo l&#8217;intervento propostoci da <strong>Maria Rosaria Marella</strong>, ordinario di Diritto privato all&#8217;Università di Perugia,  dal titolo &#8220;L’attacco alla Scuola e all&#8217;Università pubblica:  perché non si può più stare a guardare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">      &#8220;Vengono chiamati ‘riforme’ i ripetuti attacchi del governo alla scuola e all’università. Ma non si possono chiamare riforme interventi che legittimano i tagli già fatti e ne preparano di ulteriori e non si possono fare riforme che non implichino impegni di spesa.<br />
    E allora è chiaro che le c.d. riforme sono attacchi al ‘culturame’, a istituzioni considerate covi di cattivi maestri, di intollerabile opposizione politica e di resistenza e perciò raffigurate come luoghi di privilegio, di sprechi, di inefficienza,  secondo una logica che vede tutto il pubblico come improduttivo, parassitario, fonte di sussidi per chi – studenti e docenti &#8211; è un peso per la società.<br />
    Contemporaneamente è altresì chiaro che la mortificazione dell’istruzione e della ricerca pubblica non è solo frutto di ideologia: lo smantellamento dell’università strizza l’occhio, con qualche miopia, ad un’imprenditoria che guadagna ancora più titolo a sfruttare in maniera parassitaria i risultati della ricerca pubblica senza investirvi un solo euro, mentre la distruzione della scuola della repubblica prelude all’apertura di spazi sin ora inimmaginabili per l’istruzione privata, organizzata sulla base di orientamenti confessionali e ‘di tendenza’,  nonché consorterie di vario genere, in un paese dove non è difficile immaginare chi per vocazione, organizzazione e disponibilità finanziaria sarà principalmente in grado di approfittarne.<br />
    La legge 133/08 e ora il DDL Gelmini e il disegno Aprea disegnano rispettivamente un’università e una scuola che non sono per gli studenti, degli studenti, visto che il loro ruolo nella progettazione di istituzioni sempre più gerarchiche e sempre meno democratiche è pari a zero. E non sono neanche dei docenti, costantemente delegittimati da interventi legislativi e regolamentari che ne sviliscono la funzione,  che riducono gli spazi di collegialità e autonomia e calpestano la libertà di insegnamento  e di ricerca brandendo come minacce degli strumenti di valutazione la cui indeterminatezza fa legittimamente temere un uso arbitrario e repressivo.<br />
   Tutto questo si tenta di giustificare con la retorica della produttività, che snatura il ruolo di laboratorio di democrazia  e eguaglianza della scuola pubblica, il carattere di comunità dei saperi, di universitas, appunto, delle università, riducendo gli studenti a meri utenti, a ‘consumatori’, e la didattica e la ricerca a ‘prodotti’ che si misurano e confezionano a colpi di atti normativi, con l’occhio ad una confusa idea di mercato che solo potrebbe legittimarne l’offerta.</p>
<p style="text-align: justify;">    E’ invece necessario rivendicare il carattere di bene comune dell’istruzione e della conoscenza, della scuola, dell’università e della ricerca. E rivendicare il carattere di produzione sociale, e con ciò il valore economico in sé, della presenza degli studenti nelle scuole e nelle università, dello studio, dell’insegnamento, della ricerca. La precarietà delle condizioni di lavoro di chi insegna e ricerca in Italia corrisponde ad un’illegittima espropriazione del valore ai danni di chi lo produce. La presenza di ‘esterni’ nei CdA degli atenei, progettata dal disegno Gelmini, è addirittura l’attribuzione diretta di quel  valore a chi non investe e non partecipa alla sua produzione.<br />
    L’aumento delle tasse universitarie e l’introduzione del prestito d’onore preludono ad una selezione in senso censitario dell’accesso allo studio universitario. In ciò negano il carattere di bene comune dell’istruzione e calpestano il diritto allo studio che hanno fondamento nei principi della costituzione democratica e non possono essere compressi dalle scelte di una maggioranza parlamentare.<br />
    Non si può pensare di arginare lo smantellamento complessivo dell’istruzione pubblica negoziando col governo qualche aggiustamento del DDL Gelmini, qualche temperamento al disegno Aprea e agli altri provvedimenti finalizzati al ‘riordino’ della scuola media. Bisogna invece resistere.  Opporsi radicalmente alla loro logica. Costituire un fronte comune che metta insieme studenti medi e studenti universitari, insegnanti precari e precari della ricerca, docenti della scuola e docenti dell’università.&#8221;</p>
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		<title>&#8220;16 miliardi alle università&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 16:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
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		<description><![CDATA[= Si segnalano  - l&#8217;articolo &#8220;Francia, 16 miliardi alla ricerca&#8221; sul Sole 24-ore del 19 novembre 2009.  - il documento dell&#8217;Assemblea nazionale di precari e studenti del 20 novembre 2009. - tre commenti (Graziano, Mario Ascheri, Franco Piperno) all&#8217;intervento di Alessandro Somma &#8220;Università tedesche e mercato&#8220;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>= Si segnalano</p>
<p> - l&#8217;articolo &#8220;<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091119/OA8UN.tif">Francia, 16 miliardi alla ricerca</a>&#8221; sul Sole 24-ore del 19 novembre 2009.</p>
<p> - il <a href="http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2009/11/20/appello-dellassemblea-nazionale-20-novembre-roma/">documento</a> dell&#8217;Assemblea nazionale di precari e studenti del 20 novembre 2009.</p>
<p>- tre commenti (Graziano, Mario Ascheri, Franco Piperno) all&#8217;intervento di Alessandro Somma &#8220;<a href="http://www.andu-universita.it/2009/11/15/a-somma-universita-tedesche-e-mercato/">Università tedesche e mercato</a>&#8220;.</p>
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		<title>A. Somma: &#8220;Università tedesche e mercato&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 16:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Sulla situazione dell&#8217;Università tedesca si segnalano gli articoli &#8220;La rivolta degli studenti seccchioni&#8221; su Repubblica del 17 novembre 2009 e &#8220;Università in piazza in 50 città contro il &#8216;Piano Bologna&#8217;&#8221; sul Manifesto del 18 novembre 2009) Le università tedesche alle prese con il mercato di Alessandro Somma Su una cosa si può concordare con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Sulla situazione dell&#8217;Università tedesca si segnalano gli articoli &#8220;<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091117/O8J2H.tif">La rivolta degli studenti seccchioni</a>&#8221; su Repubblica del 17 novembre 2009 e &#8220;<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091118/O9FCA.tif">Università in piazza in 50 città contro il &#8216;Piano Bologna&#8217;</a>&#8221; sul Manifesto del 18 novembre 2009)</em></p>
<p><strong>Le università tedesche alle prese con il mercato</strong></p>
<p>di Alessandro Somma</p>
<p>Su una cosa si può concordare con i liberisti: le crisi conducono all’espulsione dal mercato di chi non è capace di reggere la concorrenza. Certo, per i liberisti costituisce un fatto positivo, una sorta di salutare misura di eugenetica economica, che tuttavia mette in luce la radicale incompatibilità con il mercato di intere tipologie di beni o servizi.</p>
<p>Questa situazione interessa in modo più o meno diretto tutti i beni e i servizi che soddisfano diritti sociali, come ad esempio l’istruzione superiore. Se sino a pochi anni fa la costituzione di università private sembrava un fenomeno inarrestabile, da ultimo sembra invece che di inarrestabile ci sia solo il fallimento di simili imprese.</p>
<p>La tendenza si manifesta soprattutto in Germania, dove le università private sono una trovata relativamente recente e alla moda. L’entusiasmo che ha accompagnato il fiorire di atenei dai nomi scelti in un ufficio marketing, ha ora ceduto il passo a un grido di dolore: quello dei molti atenei privati costretti a chiudere o a chiedere  a gran voce ingenti finanziamenti pubblici. E’ del resto questa la ricetta su cui si basa il successo del modello accademico statunitense. Lì le università che si reputano tra le più prestigiose al mondo sono private, ma comunque finanziate in modo assolutamente prevalente da denaro pubblico: condizione evidentemente irrinunciabile per poter sedere in vetta alle classifiche.</p>
<p>Sempre in Germania riscuote successo una diversa via alla privatizzazione del sapere: lo svolgimento da parte delle università pubbliche di attività didattiche e di ricerca concordate con privati finanziatori o da essi direttamente commissionate. I quali finanziatori sono ben contenti di ottenere a prezzi modici ciò che le università si trovano costrette a fornire, pena l’incapacità di provvedere alla propria sopravvivenza.</p>
<p>Questa forma di privatizzazione del sapere avviene senza formali imposizioni. Il crescente peso dei privati viene semplicemente incentivato, in particolare tramite l’elaborazione di criteri di valutazione della didattica e della ricerca che premiano le università e i ricercatori sensibili alle richieste del mercato.</p>
<p>Raffrontando il sistema universitario tedesco con quello italiano, così come prefigurato dai recenti provvedimenti sulla distribuzione dei fondi a vantaggio degli atenei meritevoli, si sono spese parole di apprezzamento per il primo e di critica per il secondo. In Germania i fondi distribuiti in base al merito sarebbero solo aggiuntivi e non riguarderebbero, come nel caso italiano, una quota delle somme destinate ad assicurare la sopravvivenza. Soli i tedeschi valuterebbero inoltre il merito secondo criteri considerati obbiettivi (<a href="http://www.andu-universita.it/2009/08/03/alberto-jori-su-classifica-degli-atenei-in-germania/">lettera di Alberto Jori all’Andu</a>).</p>
<p>A sentire gli umori che serpeggiano per le università tedesche l’impressione che si ricava è decisamente diversa. In Germania il finanziamento delle università considerate meritevoli è sicuramente cospicuo, soprattutto se raffrontato con quello elargito agli atenei italiani. Ma altrettanto sicuramente non lo è quello delle università che non sono considerate tali, condannate a un ridimensionamento senza ritorno delle attività scientifiche e a un conseguente impoverimento delle attività didattiche. Tanto che la Facoltà di scienze matematiche e naturali dell’Università di Kiel ha recentemente deciso di non partecipare più alle valutazioni della sua attività: determinano uno spreco smisurato di tempo e personale e sono inoltre condotte sulla base di criteri elaborati su misura per il mercato (lettera del Preside pubblicata sul sito di Forschung und Lehre).</p>
<p>Insomma, in Germania come in Italia la trasformazione del sapere in merce determina lo sviluppo delle sole cosiddette scienze esatte capaci di produrre profitti immediati. Nel campo delle scienze sociali la standardizzazione imposta dai meccanismi di valutazione svilisce invece l’approccio critico al sapere: che non teme il confronto con il mercato, ma che pretende di condurlo ad armi pari ed entro un rapporto in cui si determinano influenze reciproche.</p>
<p>In Germania come in Italia l’ideologia della concorrenza tra ricercatori e università sta trasformando una comunità votata alla cooperazione e alla critica in un esercito di benevoli adoratori del mercato, in lotta per vendersi al miglior offerente.</p>
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		<title>DDL: &#8220;piace solo ai rettori&#8221;</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/14/ddl-piace-solo-ai-rettori/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 11:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[= Sul Corriere della Sera del 14 novembre 2009: di Alberto Burgio &#8220;Universita&#8217;, progetto che piace solo ai rettori&#8221; Quello di Alberto Burgio e&#8217; il primo intervento ospitato dal Corriere della Sera non in linea con i &#8216;desideri&#8217; baronali-confindustriali che hanno &#8216;dettato&#8217; il DDL governativo sull&#8217;Universita&#8217;. - Il 12 novembre 2009 l&#8217;ANDU aveva denunciato come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>= Sul Corriere della Sera del 14 novembre 2009:<br />
di Alberto Burgio &#8220;<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091114/O6ROL.tif">Universita&#8217;, progetto che piace solo ai rettori</a>&#8221;</p>
<p>Quello di Alberto Burgio e&#8217; il primo intervento ospitato dal Corriere della Sera non in linea con i &#8216;desideri&#8217; baronali-confindustriali che hanno &#8216;dettato&#8217; il DDL governativo sull&#8217;Universita&#8217;.</p>
<p>- Il 12 novembre 2009 l&#8217;ANDU aveva <a href="http://www.andu-universita.it/2009/11/12/lettere-morte-a-repubblica-e-al-corriere-della-sera/">denunciato </a>come &#8220;anche per il DDL governativo su &#8216;governance&#8217; e reclutamento la &#8216;grande&#8217; stampa si e&#8217; mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali&#8221; e aveva diffuso una lettera inviata (e non pubblicata) al Corriere delle Sera e una lettera inviata (e non pubblicata) a Repubblica.<br />
E&#8217; positivo che il Corriere della Sera abbia finalmente concesso uno spazio anche a chi non condivide il DDL. Repubblica, invece, ancora &#8216;resiste&#8217;.</p>
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		<title>Lettere morte a Repubblica e al Corriere della Sera</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/12/lettere-morte-a-repubblica-e-al-corriere-della-sera/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 11:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=110</guid>
		<description><![CDATA[Tutte le controriforme universitarie (finta autonomia finanziaria e statutaria, finti concorsi locali, “3 + 2″, ecc.) si sono avvalse del pesante sostegno delle ‘grande’ stampa. Anche per il DDL governativo su ‘governance’ e reclutamento la ‘grande’ stampa si e’ mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali. Si scrive su cose che non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le controriforme universitarie (finta autonomia finanziaria e statutaria, finti concorsi locali, “3 + 2″, ecc.) si sono avvalse del pesante sostegno delle ‘grande’ stampa.</p>
<p>Anche per il DDL governativo su ‘governance’ e reclutamento la ‘grande’ stampa si e’ mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali.</p>
<p>Si scrive su cose che non si conoscono e/o si inventa ‘liberamente’, senza dare possibilita’ ad altri di precisare e/o dissentire. La stampa da ‘regime accademico’ non lascia spazio: la demolizione dell’Universita’ statale voluta dalla Confindustria e dalla casta accademica va completata e presto.</p>
<p>In particolare a Repubblica e al Corriere della Sera sono state inviate due lettere: niente da fare, la liberta&#8217; di stampa di cui tanto si parla non prevede di disturbare il manovratore.</p>
<p>Ecco le lettere non pubblicate:</p>
<p>1. LETTERA di Paola Mura dell&#8217;Universita&#8217; di Padova a Repubblica. La lettera si riferisce all&#8217;intervento di Mario Pirani &#8220;<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091109/O2CS1.tif">O la Gelmini corre o la riforma fallisce&#8221;</a> su Repubblica dell&#8217;11 novembre 2009</p>
<p>2. LETTERA di Salvatore Nicosia dell&#8217;Universita&#8217; di Palermo al Corriere della Sera. La lettera si riferisce ai <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091030/index.htm">vari articoli </a>relativi al DDL governativo sul Corriere della Sera del 30 ottobre 2009.</p>
<p>============</p>
<p>1. LETTERA di Paola Mura a Repubblica NON pubblicata:</p>
<p>&#8220;Sono un professore associato dell&#8217;Universita&#8217; di Padova (una di quelle virtuose il cui rettore fa riferimento ad AQUIS), e sono diventata tale con un concorso fatto &#8216;dopo il 1999&#8242;, quindi &#8220;passata attraverso il filtro di una sana competizione per merito&#8221; (Pirani su Repubblica del 9-11) e lavoro nell&#8217;Universita&#8217; da più di trent&#8217;anni. Come spesso in questo periodo, sull&#8217;Universita&#8217; mi ritrovo in totale disaccordo col giornale che su altri temi rappresenta bene il mio pensiero. La valutazione assolutamente positiva del &#8216;DDL Gelmini&#8217; mostra infatti che delle due l&#8217;una: o non si e&#8217; capito bene il contenuto del testo o non si conosce bene l&#8217;Universita&#8217; italiana (o tutte e due).</p>
<p>Come si puo&#8217; sostenere che il parere favorevole dei rettori sia la prova che il &#8220;metodo sia stato quello giusto e consenta di promuovere scelte ampiamente condivise&#8221;? Il DDL dà ai rettori il piu&#8217; ampio potere di gestione che abbiano mai avuto, sul modello dell&#8217;amministratore delegato di un&#8217; impresa, che comanda e non coordina (in una visione miope e vecchia anche dell&#8217;impresa). Certo che i rettori sono d&#8217;accordo. Ma l&#8217;Universita&#8217; non e&#8217; un&#8217;impresa e non &#8216;produce un prodotto&#8217; qualsiasi, produce cittadini con le massime conoscenze possibili, nel nostro Paese, con gli investimenti che sono a questo dedicati e con la preparazione che le scuole arrivano a dare. Non ha per suo compito precipuo quello di sfornare quadri intermedi per fabbriche manifatturiere. Tendenzialmente insegna a pensare e a risolvere problemi nei vari campi in cui si esplica: curare malattie, progettare (circuiti, nuove tecnologie, modalità abitative sicure, strutture), cercare fonti di energia future, insegnare a gestire un&#8217;economia non basata sulla finanza fine a se stessa, portare ad una agricoltura e alimentazione sostenibile e sana, insegnare i valori, la storia e gli aspetti culturali delle civilta&#8217;, oltre a insegnare ad insegnare, a tutti, persino a leggere, scrivere, far di conto e ragionare in sequenza logica). Se l&#8217;industria italiana (sia la piccola industria che caratterizza buona parte dell&#8217;Italia, sia Confindustria, che sta cercando di ridurre l&#8217;Universita&#8217; a un suo bacino di raccolta di forza lavoro poco qualificata, come e&#8217; il prodotto della mediocrissima universita&#8217; americana, tolte le poche &#8216;grandi&#8217;) non vede in questo un &#8216;prodotto interessante&#8217;, il problema e&#8217; suo, che rimane un industria piu&#8217; legata al XIX-XX secolo che al XXI.</p>
<p>Nonostante le grida populistiche sul &#8216;togliere potere ai baroni&#8217; della ministra e di tutti quelli che le fanno il coro, questa &#8216;riforma&#8217; concentra tutto il potere nelle mani proprio dei baroni, intesi come professori ordinari legati ai poteri forti, accademici ed extraaccademici, gli unici che potranno fare parte degli organi di gestione, oltre agli esterni nominati non si sa bene da chi e a quale livello. Ma lo sa il ministro Gelmini che nei CdA delle universita&#8217; ci sono sempre stati rappresentanti del territorio (enti pubblici, industria, commercio) e che  spesso non partecipavano alle riunioni, se partecipavano non prendevano posizione e se la prendevano spesso non avevano capito tutti i lati del problema?</p>
<p>Quanto ai concorsi, sia chiaro che quando si lascia l&#8217;ultima parola alla prova locale, è sempre il barone di turno che decide, e che non siamo in presenza di nessuna tenure track, perche&#8217; la legge, proprio per non toccare quel potere che tanto dichiara di voler smantellare, scrive che  gli atenei POSSONO decidere di chiamare chi ha fatto l&#8217;abilitazione nazionale. E ci risiamo, se il tuo barone ti vuole, ti fa il concorso locale (che continua, piu&#8217; o meno indirettamente, a  gestire), se non ti vuole, puoi anche essere il piu&#8217; bravo ma resti con la tua coccarda di &#8216;idoneo&#8217;, &#8216;per la gioia dei bambini e per la gioia di mamma&#8217;.</p>
<p>Il risultato che stanno cercando in tanti, da destra e da sinistra fin dal 1980 e&#8217; quello di distruggere la III fascia della docenza, che permette uno sbocco credibile, dignitoso e utilissimo all&#8217;universita&#8217; per tutti quei giovani che vorrebbero entrare nell&#8217;Universita&#8217; stessa e poter contemporaneamente vivere (anche se non hanno famiglie abbienti alle spalle) e di render l&#8217;Universita&#8217; statale un bacino eterodiretto, da sfruttare</p>
<p>Che tutto cambi perche&#8217; niente cambi (anzi peggiori). Mi sembra di averlo gia&#8217; sentito.</p>
<p>Paola Mura &#8211; Universita&#8217; di Padova&#8221;</p>
<p>=====</p>
<p>2. LETTERA di Salvatore Nicosia al Corriere della Sera NON pubblicata:</p>
<p>&#8220;Per l&#8217;ostinata, sentimentale convinzione che il Corriere sia sempre il Corriere vorrei offrire l&#8217;altra meta&#8217; di solo alcune delle mezze verita&#8217; delle quali e&#8217; fatto il paginone sul DDL sull&#8217;Universita&#8217; del 30 ottobre 2009.</p>
<p>Partecipazione dei privati al Consiglio di Amministrazione delle Universita&#8217;: in misura limitata e&#8217; prevista gia&#8217; dalle leggi attuali. Aumentarla al 40% sarebbe naturale se Imprese, Fondazioni e mecenati finanziassero la ricerca e la didattica al 40%; ma questo in Italia non succede, ne&#8217; il DDL governativo lo prescrive come requisito. Che cosa amministrerebbero questi signori allora? Denaro non loro, un&#8217;Istituzione nella quale non rischiano nulla? Nessuna Universita&#8217; americana lo ammetterebbe. Nessuna industria, banca o cooperativa di nessun Paese lo accetterebbe.</p>
<p>Carriere dei ricercatori a contratto: nell&#8217;articolo sembrano ampie e dritte.  Nessuno in Redazione ha voluto scrivere un occhiello per ricordare ai lettori che per le attuali norme sul pubblico impiego ci sara&#8217; solo 1 assunzione ogni 5 pensionamenti circa. Questa percio&#8217; diventera&#8217; in realta&#8217; una fascia di docenti precari, che dovranno fare ricerca e didattica (come quelli di ruolo attuali) ma alla fine dei sei anni saranno giudicati solo sulla ricerca.</p>
<p>Stipendi dei prof: credo bene che lo stipendio iniziale salirebbe a 2.100 euro: questo e&#8217; semplicemente l&#8217;attuale stipendio di un Associato. Sparisce lo stipendio di 1.300 perche&#8217; spariscono i Ricercatori di ruolo. Meglio del Mago Silvan.</p>
<p>Trovero&#8217; il professore in cattedra, esulta una studentessa. Giusta aspirazione; ma in cattedra, o in Biblioteca o in Laboratorio ne trovera&#8217; 1 su 5 attuali. Dovra&#8217; dimenticarsi gli esami orali guidati, le revisioni dei progetti a piccoli gruppi, le pazienti correzioni della sua Tesi inclusi gli errori di grammatica.</p>
<p>Un complimento ai redattori dell&#8217;articolo bisogna pur farlo: per avere trovato un vera perla, la studentessa di Chimica che mette in ridicolo il Corso di Chimica dei coloranti. Una Chimica che e&#8217; vecchia quanto il mondo (della porpora scriveva gia&#8217; Omero) ma sempre nuova. Se dalla lavatrice di questa Vispa Teresa il bucato non esce tutto di un colore lo si deve proprio a quella chimica: strano che in Italia occorra rammentare questi semplici fatti.</p>
<p>Sinceramente</p>
<p>Salvatore Nicosia &#8211; Facolta&#8217; di Ingegneria &#8211; Universita&#8217; di Palermo&#8221;</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Appello per l&#8217;Universita&#8217; pubblica&#8221;</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/10/appello/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 15:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Docenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[- Segnaliamo: - &#8220;Appello per l&#8217;Universita&#8217; pubblica&#8220;: - intervento di Marco Bascetta &#8220;La conoscenza non e&#8217; mercato&#8221; sul Manifesto del 7 novembre 2009:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,Helvetica;">- Segnaliamo:</span></p>
<p>- &#8220;<a href="http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13439">Appello per l&#8217;Universita&#8217; pubblica</a>&#8220;:</p>
<p>- intervento di Marco Bascetta &#8220;<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091107/O1CHQ.tif">La conoscenza non e&#8217; mercato</a>&#8221; sul Manifesto del 7 novembre 2009:<span id="more-98"></span><br />
<a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091107/O1CHQ.tif" target="_blank"><br />
</a></p>
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		<title>Mozione della Facoltà di Lingue di Catania contro il DDL</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/06/governance/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 09:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo universitario si sta mobilitando contro il DDL Gelmini che tenta di gabellare per riforma dell&#8217;Università un insieme di provvedimenti scoordinati che finirebbero con l&#8217;affossarla definitivamante. Riportiamo il documento approvato dall&#8217;Assemblea di tutte le componenti universitarie della Facoltà di Lingue dell&#8217;Università di Catania. &#8220;Mozione dell&#8217;Assemblea di Studenti, Docenti e Personale Tecnico-Amministrativo della Facolta&#8217; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo universitario si sta mobilitando contro il DDL Gelmini che tenta di gabellare per riforma dell&#8217;Università un insieme di provvedimenti scoordinati che finirebbero con l&#8217;affossarla definitivamante. Riportiamo il documento approvato dall&#8217;Assemblea di tutte le componenti universitarie della Facoltà di Lingue dell&#8217;Università di Catania.</p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica;"><strong>&#8220;Mozione dell&#8217;Assemblea di Studenti, Docenti e Personale Tecnico-Amministrativo della Facolta&#8217; di Lingue dell&#8217;Universita&#8217; di Catania &#8211; Giovedì 5 novembre 2009. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica;">L&#8217;assemblea di studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo della Facolta&#8217; di Lingue e Letterature Straniere dell&#8217;Universita&#8217; di Catania denuncia con forza gli incoerenti e scomposti disegni di riforma del sistema universitario proposti dal Governo. Ritiene che tali provvedimenti &#8211; aldila&#8217; degli annunci mediatici e miracolistici &#8211; comportino un&#8217;inaccettabile riduzione del finanziamento per l&#8217;Universita&#8217; e siano destinati a generare uno stato &#8211; in parte gia&#8217; presente &#8211; di dissesto della cultura e di morte di quell&#8217;alta formazione pubblica che costituiscono il futuro del nostro paese, ma anche i piu&#8217; forti antidoti contro la crisi economica e sociale globale da cui siamo investiti.</p>
<p>L&#8217;assemblea promuove la costituzione di un Comitato per l&#8217;Istruzione e la Ricerca che nei prossimi mesi:<br />
- diffonda nel mondo universitario e nella societa&#8217; civile il documento del 30 ottobre, promovendo la raccolta di firme su <a href="http://www.step1.it/" target="_blank">www.step1.it</a>.<br />
-     proponga &#8211; anche chiedendo solidarieta&#8217; e collaborazione al Rettore ed agli organi universitari di rappresentanza &#8211; iniziative con le forze politiche, economiche e sociali atte a diffondere la consapevolezza dello stato d&#8217;emergenza del mondo universitario;<br />
-    proponga lezioni in piazza dei corsi di laurea destinati a chiudere secondo le recenti disposizioni governative o nei quali il numero chiuso o programmato sara&#8217; fortemente discriminatorio;<br />
-     segua l&#8217;iter della riforma e informi nelle aule anche con momenti di sospensione delle attivita&#8217;;<br />
-     aderisca a tutte le iniziative che fanno emergere l&#8217;ipocrisia che copre il precariato del mondo universitario;<br />
-     chieda a tutte le componenti del mondo della ricerca e dell&#8217;istruzione di organizzarsi e fare uscire questa crisi (come quella della scuola) da una<br />
irresponsabile censura mediatica.</p>
<p>Aderisce al documento il Coordinamento dei Ricercatori Precari dell&#8217;Universita&#8217; di Catania&#8221; </span></p>
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		<item>
		<title>&#8220;Fine dell&#8217;Universita&#8217; pubblica&#8221; &#8211; Intervento di Alessandro Somma</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/05/rs/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 18:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo il testo dell&#8217;intervento di Alessandro Somma &#8220;La fine dell&#8217;universita&#8217; pubblica&#8221; comparso su Nuova Ferrara del 31 ottobre 2009: &#8220;La fine dell&#8217;universita&#8217; pubblica di Alessandro Somma L&#8217;anno passato una legge aveva accordato alle universita&#8217; la facolta&#8217; di trasformarsi in fondazioni private, dirette da un consiglio di amministrazione eventualmente controllato da privati, e finanziate dallo Stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial,Helvetica;">Riportiamo il testo dell&#8217;intervento di Alessandro Somma &#8220;La fine dell&#8217;universita&#8217; pubblica&#8221; comparso su Nuova Ferrara del 31 ottobre 2009:</span></strong></p>
<p>&#8220;La fine dell&#8217;universita&#8217; pubblica di Alessandro Somma</p>
<p>L&#8217;anno passato una legge aveva accordato alle universita&#8217; la facolta&#8217; di trasformarsi in fondazioni private, dirette da un consiglio di amministrazione eventualmente controllato da privati, e finanziate dallo Stato nella misura in cui sarebbero state capaci di attirare fondi esterni.<br />
La legge venne avversata da un ampio movimento, che se non altro determino&#8217; la sua mancata applicazione. Non fu tuttavia una vittoria definitiva: la riforma dell&#8217;universita&#8217; appena varata dall&#8217;esecutivo non dispone la formale privatizzazione degli atenei, ma realizza nei fatti il medesimo risultato.<br />
Intendiamoci: l&#8217;universita&#8217; deve rapportarsi con i privati, esattamente come con la societa&#8217; civile e con le componenti politiche ed economiche del<br />
territorio in cui opera. Ma deve poterlo fare ad armi pari, ricevendo stimoli ma anche avendo la liberta&#8217; di valutarli criticamente e la possibilita&#8217; di rifiutarli o di fornirne a sua volta: c&#8217;e&#8217; bisogno di innovazioni scientifiche, esattamente come di pensiero critico capace di valutare il loro impatto sulla vita delle persone e della comunita&#8217;. Solo a queste condizioni l&#8217;universita&#8217; e&#8217; davvero pubblica.<br />
Esattamente il contrario di quanto previsto con la riforma, che stravolge l&#8217;attuale assetto, sicuramente perfettibile ma pur sempre fondato sull&#8217;idea<br />
che la vita dell&#8217;universita&#8217; viene decisa in autonomia e di comune accordo dalle sue componenti: studenti, personale docente e tecnico amministrativo.<br />
Finora le decisioni più importanti dipendevano in massima parte dal Senato accademico. Se la riforma verra&#8217; approvata quest&#8217;ultimo potra&#8217; solo<br />
formulare proposte e pareri, mentre le funzioni di indirizzo e di iniziativa spetteranno direttamente al rettore e al consiglio di amministrazione. E in quest&#8217;ultimo dovranno sedere almeno il quaranta per cento di membri non provenienti dall&#8217;universita&#8217;, quindi eventualmente di privati, competenti fra l&#8217;altro ad attivare o sospendere corsi e sedi.<br />
Altre innovazioni sono solo apparentemente ispirate da buone intenzioni.<br />
Si parla di valutazione della didattica e della ricerca, ma si tratta di valutazione operata dal ministero secondo criteri economici, ben distante da quella, pure problematica, realizzata attraverso organismi indipendenti. Si valorizzano i giudizi sulla didattica formulati dagli studenti, tuttavia secondo un modello tipicamente consumeristico, a cui e&#8217; estranea l&#8217;idea di una partecipata definizione delle linee didattiche. Infine si prevede l&#8217;emanazione di un codice etico, che nel clima attuale si occupera&#8217; delle parentele tra docenti e non anche dei vincoli professionali, difficilmente tracciabili ma più frequenti e non meno dannosi dei vincoli famigliari.<br />
A queste condizioni non stupisce l&#8217;entusiastica adesione dei principali miracolati dalla riforma: i privati e i rettori. Per Confindustria essa rendera&#8217; le universita&#8217; italiane competitive nel mondo. La Conferenza dei rettori delle universita&#8217; italiane (Crui), consorzio di rettori ma non di atenei, ha subito parlato di occasione fondamentale e irripetibile, da condividere nella sostanza: si auspica semplicemente un ampio dibattito parlamentare, ben sapendo che produrra&#8217; solo ritocchi a uno schema definito e magari blindato da un voto di fiducia. E si fa capire che il giudizio positivo definitivo dipendera&#8217; dai soldi messi a disposizione per finanziare la riforma: quindi che i rettori sono in vendita.<br />
Neppure fara&#8217; stupore una probabile adesione del Piddi, che pochi mesi or sono ha presentato un suo progetto di riforma. Anche li&#8217; si favorisce la<br />
concentrazione del potere accademico nelle mani del rettore e del consiglio di amministrazione, con un&#8217;ampia rappresentanza in quest&#8217;ultimo di soggetti esterni all&#8217;universita&#8217;.&#8221;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ill DDL distrugge l&#8217;Università &#8211; Interventi di Rossano Pazzagli e Alberto Burgio</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/04/rs-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 18:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carriera]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo due interventi sul DDL governativo - Rossano Pazzagli &#8220;Universita&#8217;, questa riforma e&#8217; un colpo all&#8217;istruzione&#8221; sul Tirreno del 4.11.09: - Alberto Burgio &#8220;Come stanno distruggendo l&#8217;Universita&#8217;&#8221; su Liberazione del 4.11.09. Nella prima delle due pagine Burgio, tra l&#8217;altro, scrive che il DDL governativo e&#8217; stato presentato dal Corriere delle Sera &#8220;come nemmeno un depliant [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,Helvetica;"><strong>Segnaliamo due interventi sul DDL governativo</strong></span></p>
<p>- <strong>Rossano Pazzagli</strong> &#8220;Universita&#8217;, questa riforma e&#8217; un colpo all&#8217;istruzione&#8221; sul <a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/11/04SIA3022.PDF">Tirreno del 4.11.09:</a></p>
<p>- <strong>Alberto Burgio</strong> &#8220;Come stanno distruggendo l&#8217;Universita&#8217;&#8221; su <a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/11/04SIC3049.PDF">Liberazione del 4.11.09.</a><br />
Nella prima delle due pagine Burgio, tra l&#8217;altro, scrive che il DDL governativo e&#8217; stato presentato dal Corriere delle Sera &#8220;come nemmeno un depliant pubblicitario del Ministero oserebbe fare.&#8221;</p>
<p>== Sul DDL l&#8217;ANDU ha gia&#8217; elaborato i seguenti documenti:<br />
- &#8220;DDL governativo: commissariamento Atenei&#8221; del 30.10.09: <a href="http://firgoa.usc.es/drupal/node/44379/print">Cliccare qui<br />
</a><br />
- &#8220;Durata mandato Rettori?&#8221; del 2.11.09: <a href="http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article24322.html">Cliccare qui</a></p>
<p>Per la &#8220;versione definitiva&#8221; del DDL governativo su &#8216;governance&#8217; e<br />
reclutamento <a href="http://www.flcgilcatania.it/universita/riforma-universita-il-ddl-approvato-dal-governo">cliccare qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il DDL sulla durata del mandato dei Rettori</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/02/governanc/</link>
		<comments>http://www.andu-universita.it/2009/11/02/governanc/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 09:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=49</guid>
		<description><![CDATA[Uno dei contenuti del DDL governativo sull&#8217;Universita&#8217; piu&#8217; propagandatidalla &#8216;grande&#8217; stampa e&#8217; l&#8217;introduzione di un limite al mandato dei Rettori: &#8220;Uno stop ai rettori a vita&#8221; e&#8217; il titolo di un articolo del Sole24-ore del 2 novembre 2009. In realta&#8217; un limite ai mandati del Rettore e&#8217; presente negli Statuti di quasi tutti gli Atenei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei contenuti del DDL governativo sull&#8217;Universita&#8217; piu&#8217; propagandatidalla &#8216;grande&#8217; stampa e&#8217; l&#8217;introduzione di un limite al mandato dei Rettori: &#8220;Uno stop ai rettori a vita&#8221; e&#8217; il titolo di un <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091102/NWKVX.tif ">articolo del Sole24-ore del 2 novembre 2009</a>.</p>
<p>In realta&#8217; un limite ai mandati del Rettore e&#8217; presente negli Statuti di quasi tutti gli Atenei, ma e&#8217; pur vero che sono pochi gli Atenei in cui nonsi sia modificato o non si stia modificando lo Statuto per prolungare il mandato del Rettore in carica oltre il periodo massimo previsto.</p>
<p>Il fenomeno dei  &#8220;rettori a vita&#8221; attraverso la &#8216;forzatura&#8217; degli Statuti- &#8216;inaugurato&#8217; nel 1999 nelle Universita&#8217; di Bologna e di Pisa &#8211; e&#8217; inrealta&#8217; la manifestazione di un sistema di potere che negli Atenei sic ostruisce e si regge attorno alla figura del rettore-padrone.</p>
<p>Come si e&#8217; piu&#8217; volte detto, i Rettori sono stati e sono potenti non perle specifiche competenze attribuite loro dalle leggi, ma perche&#8217; essi operano in presenza di Organi di Ateneo (Senato Accademico e Consiglio diAmministrazione) non in grado di compiere scelte autonome e nell&#8217;interesse complessivo della loro Universita&#8217;. Tali organi, peraltro, sono direttamente &#8216;gestiti&#8217; dal Rettore che presiede entrambi. In particolare gli attuali Senati Accademici, a causa della presenza dei Presidi, possono esprimere solo scelte di natura &#8216;condominiale&#8217;, essendo i Presidi espressione degli interessi particolari delle proprie Facolta&#8217;, organi obsoleti che sopravvivono solo perche&#8217; ancora gestiscono il &#8216;mercato dei posti&#8217;, cioe&#8217; il reclutamento e l&#8217;avanzamento da una fascia all&#8217;altradei docenti. Ed e&#8217; soprattutto questo potere che i Presidi hanno tutelatonei Senati Accademici, &#8216;rispettando&#8217; gli interessi delle altre Facolta&#8217; per difendere quelli della propria. Tutto questo lascia al Rettore ampio margine di decisione su quanto non e&#8217; direttamente legato al bando di postiper la docenza.</p>
<p>L&#8217;introduzione di un limite al mandato dei Rettori e&#8217; in realta&#8217; un diversivo rispetto alla gravissima scelta, prevista nel DDL governativo, di rafforzare negli Atenei il sistema di potere oligarchico, concentrando proprio nelle mani del Rettore e del &#8216;suo&#8217; Consiglio di Amministrazione un potere assoluto: dal rettore-padrone si passa al rettore-sovrano assoluto!</p>
<p>Se invece si fosse voluto realmente superare l&#8217;attuale dannosa gestione degli Atenei si sarebbe dovuto gia&#8217; da molti anni &#8211; <a href="http://firgoa.usc.es/drupal/node/44379/print ">come richiesto dall&#8217;ANDU</a> &#8211; realizzare una riforma in senso democratico dell&#8217;intera organizzazione degli Atenei, affidandone il governo ad un organo composto esclusivamente dai rappresentanti DIRETTAMENTE eletti da tutte le componenti dell&#8217;Universita&#8217; (docenti, tecnico-amministrativi, studenti).<br />
Cosi&#8217;, tra l&#8217;altro, si sarebbe impedito che, con la &#8216;scusa&#8217; del mal funzionamento dell&#8217;attuale gestione degli Atenei, venisse accelerato il processo di &#8216;aziendalizzazione&#8217; degli stessi, con Rettori ancora piu&#8217;potenti, secondo quanto voluto dalla Confindustria e dai poteri forti accademico-politici del PDL e del PD e condiviso,&#8217;naturalmente&#8217;, dallaConferenza dei Rettori.</p>
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		<title>Sul DDL università, Ignazio Marino invita il PD a non collaboare</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 12:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Reclutamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo l&#8217;intervista a Ignazio Marino &#8220;Il Pd non collabori. E&#8217; una legge dirigista&#8221; sul Manifesto dell&#8217;1 novembre 2009. Per leggere l&#8217;articolo Cliccare qui Ma qui non si tratta del rischio che il PD si metta a &#8220;collaborare&#8221; con la maggioranza per l&#8217;approvazione del DDL governativo su &#8216;governance&#8217; e  reclutamento. Il problema e&#8217; che il PD [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnaliamo l&#8217;intervista a Ignazio Marino &#8220;Il Pd non collabori. E&#8217; una legge dirigista&#8221; sul Manifesto dell&#8217;1 novembre 2009.</p>
<p>Per leggere l&#8217;articolo <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091101/NW5D0.tif ">Cliccare qui</a></p>
<p>Ma qui non si tratta del rischio che il PD si metta a &#8220;collaborare&#8221; con la maggioranza per l&#8217;approvazione del DDL governativo su &#8216;governance&#8217; e  reclutamento. Il problema e&#8217; che il PD ha sempre portato avanti &#8216;in proprio&#8217; il progetto di aziendalizzazione delle Universita&#8217;.<br />
E il recente disegno di legge presentato dal PD &#8216;documenta&#8217; la perfetta sintonia tra i DDL del PD e del Governo.</p>
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		<title>Il DDL del Governo sull&#8217;Università è un commissariamento degli Atenei</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/10/30/ta-commissaria-gli-atenei/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 11:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Commento dell&#8217;ANDU al DDL governativo sull&#8217;Università del 28/10/2009 1.     Il contesto 2.     Perche&#8217; una legge sulla &#8216;governance&#8217;? 3.     Cancellazione della partecipazione democratica 4.     L&#8217;alternativa dell&#8217;ANDU Il  28 ottobre 2009 il Governo ha approvato il DDL su &#8216;governance&#8217; e reclutamento.  Il Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Commento dell&#8217;ANDU al DDL governativo sull&#8217;Università del 28/10/2009</h3>
<p>1.     Il contesto<br />
2.     Perche&#8217; una legge sulla &#8216;governance&#8217;?<br />
3.     Cancellazione della partecipazione democratica<br />
4.     L&#8217;alternativa dell&#8217;ANDU</p>
<p>Il  28 ottobre 2009 il Governo ha approvato il DDL su &#8216;<a href="http://www.andu-universita.it/2009/10/28/governance-2/">governance&#8217; e reclutamento</a>.  Il Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del DDL prima della sua presentazione al Consiglio dei Ministri.<br />
Nel presente documento si analizzano i contenuti del DDL riguardanti la &#8216;governance&#8217; degli Atenei. Saranno al piu&#8217; presto analizzati anche i contenuti relativi al reclutamento i cui elementi centrali comunque sono: blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei docenti di ruolo, messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo &#8216;sostituiti&#8217; da ricercatori precari, allungamento ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo, ecc.) con &#8216;concorsi&#8217; letteralmente &#8216;fatti in casa&#8217;. In ogni caso, il risultato certo di questo DDL sara&#8217; un ulteriore blocco dei concorsi: passeranno anni prima che possa prendere servizio il vincitore di un concorso svolto con le nuove regole. Infatti i tempi di approvazione del DDL governativo saranno lunghi e ulteriori mesi passeranno per emanare i decreti attuativi e poi approvare i regolamenti di Ateneo.</p>
<p>1. Il contesto</p>
<p>Per mesi sono circolate bozze &#8216;informali&#8217; del DDL ministeriale ed e&#8217; stata piu&#8217; volte annunciata la sua imminente presentazione e ogni volta la &#8216;grande&#8217; stampa ne ha magnificato i nuovi (sempre gli stessi!) contenuti &#8216;rivoluzionari&#8217;. La stessa stampa sta ora propagandando le grandi novita&#8217; &#8211; sempre le stesse &#8211; del DDL e sta ospitando i soddisfatti commenti dei soliti accademici-opinionisti.<br />
In questi mesi, nel frattempo, sono stati bloccati i concorsi gia&#8217; banditi e sono stati mantenuti i tagli mortali che stanno affossando definitivamente gli Atenei.<br />
Di fronte a tutto questo la Conferenza dei Rettori, che si e&#8217; andata frantumando in parti separate da interessi diversi, e&#8217; riuscita &#8216;solo&#8217; a sostenere il progetto ministeriale che ha tra suoi i punti piu&#8217; &#8216;qualificanti&#8217; proprio quello del rafforzamento ulteriore del potere dei Rettori.<br />
E&#8217; inoltre risultato sempre piu&#8217; evidente che, come nei precedenti Governi, il vero Ministro dell&#8217;Universita&#8217; e&#8217; quello dell&#8217;Economia: quest&#8217;ultimo &#8211; per non lasciare alcun dubbio &#8211; ha &#8216;assistito&#8217; il finto Ministro dell&#8217;Universita&#8217; nella Conferenza stampa di presentazione del DDL appena approvato dal Governo.</p>
<p>2. Perche&#8217; una legge sulla &#8216;governance&#8217;?</p>
<p>Si sta ricorrendo ad una legge sulla &#8216;governance&#8217; per introdurre OBBLIGATORIAMENTE negli Atenei assetti organizzativi che fino ad oggi sarebbe stato possibile introdurre autonomamente.     Il DDL sulla &#8216;governance&#8217; ha, infatti, l&#8217;obiettivo di COSTRINGERE gli Atenei a modificare, secondo una logica aziendalistica, il proprio assetto istituzionale per accentrare nelle mani del Rettore e del ristretto numero di componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione (con almeno il 40% di esterni) TUTTA la gestione dell&#8217;Ateneo, oggi formalmente esercitata dal SA, dal CdA, dai Consigli di Facolta&#8217; e di Dipartimento. Una modifica finora non adottata dai singoli Atenei, nonostante essa fosse consentita dall&#8217;autonomia statutaria, come e&#8217; dimostrato dal nuovo <a href="http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/msg/fe60b900a3b94d01 ">Statuto di Camerino</a> che ha adottato proprio un &#8216;modello&#8217; molto simile a quello che il Governo ora vuole IMPORRE a tutti gli Atenei.<br />
Il modello che si vuole imporre e&#8217; quello &#8216;dettato&#8217; da anni dalla Confindustria e dalla &#8216;sua&#8217; lobby trasversale costituita dalla Fondazione TreeLLLe. Un modello che e&#8217; condiviso dal PD, in un clima bipartisan che da decenni caratterizza l&#8217;attivita&#8217; governativa e parlamentare sull&#8217;Universita&#8217;.<br />
Un trasversalismo che la Confindustria ha sempre &#8216;coltivato&#8217; e che e&#8217; tornata ad auspicare attraverso il suo Vice-presidente Felice Rocca che, benedicendo il DDL appena approvato, ha dichiarato: &#8220;Mi auguro che l&#8217;iter parlamentare sia rapido, registri un ampio consenso e non stravolga un provvedimento organico ed equilibrato che raccoglie anche le migliori proposte dell&#8217;opposizione&#8221;.<br />
La sostanziale corrispondenza tra le posizioni della Fondazione TreeLLLe, quelle governative e quelle del PD si puo&#8217; constare leggendo il documento &#8220;<a href="http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/msg/7457c29cca4076b9 ">DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti</a>&#8220;.</p>
<p>3. Cancellazione della partecipazione democratica</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale del DDL e&#8217; quello di azzerare la partecipazione democratica nella gestione degli Atenei, trasformandoli in aziende simili alle ASL<br />
.     Mentre il SA e&#8217; ridotto a mero organo propositivo e consultivo (art. 2, comma 2, lettera e, del DDL governativo), al nuovo CdA &#8211; non elettivo &#8211; sono assegnati poteri ASSOLUTI (art. 2, comma 2, lettere f e g). Il ruolo dei Consigli di Dipartimento e&#8217; svuotato dalla &#8220;istituzione di un organo DELIBERANTE, composto dai direttori dei dipartimenti in esse (facolta&#8217; o scuole, ndr) raggruppati&#8221; (art. 2, comma 3, lettera f).<br />
Per essere certi della &#8216;corretta&#8217; applicazione della controriforma e&#8217; previsto che a predisporre il nuovo statuto sia un &#8220;apposito organo&#8221; composto dal &#8220;rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione&#8221;. In ogni caso il nuovo statuto sara&#8217; &#8220;adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione.&#8221; (art. 2, comma 6). Tutto questo va nella direzione opposta alla formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), un Organo indispensabile se si volessero affidare le decisioni sul nuovo assetto dell&#8217;Ateneo all&#8217;Ateneo stesso e non alla sua oligarchia.<br />
&#8216;Naturalmente&#8217; nel DDL governativo non e&#8217; prevista la costituzione di un nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini le Universita&#8217; e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici. Un Organo composto da rappresentanti di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentaria.</p>
<p>4. L&#8217;alternativa dell&#8217;ANDU</p>
<p>Il DDL governativo, se approvato, porterebbe alla fine dell&#8217;idea stessa di Universita&#8217; di massa, democratica e di qualita&#8217;, e all&#8217;indebolimento dell&#8217;assetto democratico del nostro Paese.<br />
Occorre reagire tempestivamente e decisamente contro quello che costituisce l&#8217;atto finale di un attacco all&#8217;Universita&#8217; che da oltre un decennio e&#8217; trasversalmente condotto dai poteri forti accademico-confindustriali e occorre anche battersi per il rilancio dell&#8217;Universita&#8217; statale, che puo&#8217; avvenire solo attraverso una immediata riforma democratica che scardini quel potere baronale che ha contribuito alla sua demolizione.<br />
Per quanto riguarda la &#8216;governance&#8217;, e&#8217; urgente un cambiamento organizzativo che finalmente consenta il pieno e responsabile coinvolgimento di tutti coloro che operano e studiano nell&#8217;Universita&#8217;.<br />
In questa direzione si ripropone quanto ha elaborato l&#8217;ANDU a questo proposito.</p>
<p>= Governo del Sistema nazionale e organizzazione degli Atenei</p>
<p>- Sistema nazionale<br />
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita&#8217; direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.<br />
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.</p>
<p>- Organizzazione degli Atenei</p>
<p>Premessa.<br />
La riforma proposta dall&#8217;ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta nell&#8217;Universita&#8217; italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei, attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo e bilanciando quelli del Rettore: e&#8217; l&#8217;assenza di un Organo collegiale di Ateneo, democratico e realmente responsabile, che ha impedito una gestione rispettosa degli interessi generali dell&#8217;Universita&#8217; e della Societa&#8217;.</p>
<p>Proposta<br />
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.<br />
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un &#8220;Consiglio di Ateneo&#8221; i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.<br />
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.<br />
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un &#8220;Esecutivo di Ateneo&#8221;), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.     Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all&#8217;Ateneo stesso.<br />
Le strutture portanti dell&#8217;Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero &#8216;incardinare&#8217; i docenti, togliendo la &#8216;gestione&#8217; dei posti ai Consigli di Facolta&#8217; , che dovrebbero svolgere compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.<br />
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.</p>
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		<item>
		<title>Testo del DDL governativo sull&#8217;Università presentato al Senato</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/10/28/governance-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 10:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=16&amp;id=446650">Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale<br />
accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare<br />
la qualità e l’efficienza del sistema universitario</a></strong></h3>
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		</item>
		<item>
		<title>Classifiche: Italia e Germania</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/08/04/classifiche-italia-e-germania/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 12:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[04 agosto 2009 &#8211; ANDU 1. Classifica in Germania 2. Classifica in Italia 1. Classifica in Germania Riportiamo una lettera inviataci da Alberto Jori dell&#8217;Universita&#8217; di Tubingen in Germania. In Germania (come in Francia, ndr) alle Universita&#8217; &#8220;ritenute meritevoli&#8221; si elargiscono &#8220;(notevolissimi) finanziamenti AGGIUNTIVI&#8221;. Lettera di Alberto Jori: &#8220;Cari amici dell&#8217;ANDU, insegno all&#8217;Universita&#8217; di Tubingen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>04 agosto 2009 &#8211; ANDU</span></p>
<p><span>1. Classifica in Germania<br />
2. Classifica in Italia</span></p>
<p><strong>1. Classifica in Germania </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo una lettera inviataci da Alberto Jori dell&#8217;Universita&#8217; di Tubingen in Germania. In Germania (come in Francia, ndr) alle Universita&#8217; &#8220;ritenute meritevoli&#8221; si elargiscono &#8220;(notevolissimi) finanziamenti AGGIUNTIVI&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Lettera di Alberto Jori: &#8220;Cari amici dell&#8217;ANDU, insegno all&#8217;Universita&#8217; di Tubingen in Germania e seguo da tempo con profondo interesse i vostri preziosi contributi informativi e propositivi sull&#8217;universita&#8217; italiana e sulla sua indilazionabile riforma. In generale concordo con le vostre posizioni. Per quel che riguarda la &#8220;classifica&#8221; delle universita&#8217; italiane recentemente formulata, in termini generali ritengo sia giusta la scelta del ministero di non erogare piu&#8217; le risorse finanziare in modo (quasi) indifferenziato ai vari centri accademici, e di &#8220;premiare&#8221;, invece, le universita&#8217; piu&#8217; produttive.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quello che da qualche anno si fa anche qui in Germania, dove le Elite-Universitaten sono le universita&#8217; individuate a livello centrale come centri di punta e ritenute pertanto meritevoli di (notevolissimi) finanziamenti aggiuntivi. Il problema e&#8217; semmai quello dei criteri di valutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui in Germania la scelta delle universita&#8217; da premiare si basa essenzialmente sulla qualita&#8217;, l&#8217;ampiezza e il carattere interdisciplinare dei progetti periodicamente proposti dai vari centri universitari. Inoltre, le valutazioni sono effettuate in modo forse un po&#8217; macchinoso, ma in ogni caso adeguato per garantire un giudizio abbastanza &#8220;oggettivo&#8221;. In Italia, a quel che capisco, i criteri impiegati sono stati piuttosto &#8220;ibridi&#8221;: oltre ai progetti di ricerca, si e&#8217; tenuto conto di fattori propriamente didattici come pure di aspetti economici (la capacita&#8217; di attrarre fondi). Non e&#8217; detto che questo sia sbagliato a priori; e&#8217; pero&#8217; certo che la scarsa linearia&#8217; del metro adottato offre poi il fianco alle critiche piu&#8217; diverse, come quelle (da voi riportate) del rettore della Sapienza.</p>
<p style="text-align: justify;">A mio avviso, stante il fatto che (soprattutto in un&#8217;epoca di vacche magre) le risorse e gli investimenti vanno comunque diretti dove esiste la garanzia che il loro impiego sia ottimale &#8211; la meritocrazia vale non solo per i singoli docenti, ma anche per le universita&#8217; -, sarebbe ora importante che provassimo a elaborare, magari nel confronto con altri Paesi, dei criteri sufficientemente attendibili da utilizzare in futuro. Credo che l&#8217;ANDU potrebbe fornire un contributo importantissimo anche su questo terreno. Cordiali saluti Alberto Jori&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Classifica in Italia </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sui criteri adottati per l&#8217;elaborazione da parte del Ministero della classifica delle Universita&#8217; italiane segnaliamo:</p>
<p style="text-align: justify;">- lettera di Paolo Bertinetti, preside della Facolta&#8217; di Lingue di Torino, &#8220;Tagli e contentini alle universita&#8217; statali&#8221;, su Repubblica del 30 luglio 2009. Per leggere la lettera cliccare: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090730/N0YOU.tif" target="_blank">http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090730/N0YOU.tif </a></p>
<p style="text-align: justify;">- intervento di Miguel Gotor &#8220;Senza riforme si tira a campare&#8221;, sul Sole 24-ore del 2 agosto 2009. Per leggere l&#8217;intervento cliccare: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090802/N1X5H.tif" target="_blank"><br />
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090802/N1X5H.tif </a></p>
<p style="text-align: justify;">- intervento di Pietro Greco &#8220;Universita&#8217; d&#8217;Italia. Del domani non c&#8217;e&#8217; certezza&#8221;, sull&#8217;Unita&#8217; del 3 agosto 2009. Per leggere l&#8217;intervento cliccare: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090803/N22WY.tif" target="_blank">http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090803/N22WY.tif </a></p>
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		<title>Governance e concorsi Gelmini &#8211; CRUI &#8211; Ritiro pre-pensionamenti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/03/26/governance-e-concorsi-gelmini-crui-ritiro-pre-pensionamenti/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 19:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Reclutamento]]></category>

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		<description><![CDATA[26 marzo 2009 &#8211; ANDU nvitiamo a leggere il comunicato FLC-CGIL &#8220;Al seminario promosso dal Ministro Gelmini su Governance e reclutamento vengono chiamate le istituzioni universitarie e svariate associazioni, ma non le Organizzazioni Sindacali&#8221;. All&#8217;interno del comunicato anche i link per leggere: &#8211; il recente documento ministeriale &#8220;Autonomia e responsabilita&#8217; degli Atenei: Governance, Valutazione, Reclutamento?; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>26 marzo 2009 &#8211; ANDU</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>nvitiamo a leggere il comunicato FLC-CGIL &#8220;Al seminario promosso dal Ministro Gelmini su Governance e reclutamento vengono chiamate le istituzioni universitarie e svariate associazioni, ma non le Organizzazioni Sindacali&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno del comunicato anche i link per leggere: &#8211; il recente documento ministeriale &#8220;Autonomia e responsabilita&#8217; degli Atenei: Governance, Valutazione, Reclutamento?; &#8211; la lettera al Ministro con la richiesta di un incontro da parte di ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita&#8217;, CISL Universita&#8217;, CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU e UGL Universita&#8217; e Ricerca. leggi il <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/marzo/al_seminario_promosso_dal_minis%20tro_gelmini_su_governance_e_reclutamento_vengono_chiamate_le_istituzioni_uni%20versitarie_e_svariate_associazioni_ma_non_le_organizzazioni_sindacali%20" target="_blank">comunicato</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sul Seminario al Miur segnaliamo l&#8217;articolo &#8220;Gelmini: &#8216;Riforme incisive non di facciata&#8221; su Lab il socialista del 25 marzo 2009. Il Ministro ha, tra l&#8217;altro, dichiarato: &#8220;In pratica risorse in cambio di riforme&#8221;. Per leggere l&#8217;articolo cliccare: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090325/L6I0L.tif" target="_blank">http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090325/L6I0L.tif </a></p>
<p style="text-align: justify;">Segnaliamo l&#8217;intervista al Presidente della CRUI &#8220;Decleva: bene, cosi&#8217; si potra&#8217; premiare il merito&#8221;, sul Corriere della Sera del 25 marzo 2005. Alla fine dell&#8217;intervista Enrico Decleva, sul problema dei fondi, dichiara: &#8220;Aspettiamo di vedere cosa succedera&#8217; nei prossimi due mesi&#8221;. Per leggere l&#8217;intervista cliccare: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090325/L6I8Q.tif" target="_blank">http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090325/L6I8Q.tif</a></p>
<p style="text-align: justify;">Segnaliamo l&#8217;articolo &#8220;Cambia la legge, l&#8217;ateneo (di Trieste, ndr) richiama 10 ricercatori&#8221;, sul Piccolo del 25 marzo 2009. L&#8217;articolo contiene diverse imprecisioni.<br />
Per leggere l&#8217;articolo cliccare: <a href="http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090325/L6MKD.tif" target="_blank">http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090325/L6MKD.tif </a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Istituto Italiano Tremonti&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 21:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Istituto Italiano Tremonti&#8221; e&#8217; il titolo di un intervento di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista Le Scienze. Per leggere l&#8217;intervento cliccare: http://cattaneo-lescienze.blogautore. espresso.repubblica.it/2008/12/05/istituto-italiano-tremonti/ Marco Cattaneo analizza a fondo l&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: come e&#8217; nato, quanto e&#8217; finanziato, come funziona, quanto produce. Cattaneo denuncia, in particolare, il trasferimento di ingenti risorse dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">&#8220;Istituto Italiano Tremonti&#8221; e&#8217; il titolo di un intervento di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista Le Scienze. Per leggere l&#8217;intervento cliccare: http://cattaneo-lescienze.blogautore. espresso.repubblica.it/2008/12/05/istituto-italiano-tremonti/ </span></p>
<div>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Marco Cattaneo analizza a fondo l&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: come e&#8217; nato, quanto e&#8217; finanziato, come funziona, quanto produce. Cattaneo denuncia, in particolare, il trasferimento di ingenti risorse dalla Fondazione IRI a quella dell&#8217;IIT previsto dall&#8217;art. 17 della Legge 133. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Non vorremmo sbagliarci, anzi lo vorremmo!, ma la denuncia di Cattaneo e&#8217; la sola dopo quella fatta dall&#8217;ANDU all&#8217;indomani dell&#8217;emanazione del decreto-legge poi convertito nella Legge 133 e dall&#8217;ANDU stessa ripetuta in questi mesi. Silenzio stampa, silenzio politico-parlamentare, silenzio accademico, silenzio generalizzato su un fatto gravissimo che costituisce anche una vera e propria provocazione nel momento in cui con la stessa legge si tagliano mortalmente i fondi per l&#8217;Universita&#8217;. Ricordiamo quanto denunciato dall&#8217;ANDU il 28 giugno 2008: &#8220;Le Universita&#8217;, specie quelle statali, &#8211; si sa &#8211; sprecano le risorse pubbliche e per questo e&#8217; bene tagliare loro i finanziamenti e puntare su centri di eccellenza da nventare e da finanziare abbondantemente a parte (IIT di Genova, SUM di Firenze, IMT di Lucca). E all&#8217;IIT, centro che per eccellenza e&#8217; il piu&#8217; eccellente, presieduto dal Direttore Generale del Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze, si destinano ulteriori Fondi, devolvendogli &#8220;le dotazioni patrimoniali&#8221; della Fondazione IRI, con un articolo del DL il cui titolo non lascia alcun dubbio sul fatto che l&#8217;IIT sia &#8216;depositario&#8217; esclusivo dei &#8220;progetti di ricerca di eccellenza&#8221;. Il Ministero dell&#8217;Economia continua a strangolare finanziariamente l&#8217;Universita&#8217; statale e lo stesso Ministero continua a iperfinanziare una struttura presieduta dal suo Direttore generale!&#8221;E tutto questo &#8216;accompagnato&#8217; da una crescente campagna di diffamazione dell&#8217;Universita&#8217; pubblica, le cui qualita&#8217; sono ben documentate nel volume, di prossima uscita, &#8220;L&#8217;universita&#8217; malata e denigrata. Un confronto con l&#8217;Europa&#8221;. Per leggere &#8220;un sunto&#8221; del libro cliccare:<br />
<a href="http://www.unimi.it/img/news/Universita_malata_e_denigrata.pdf">http://www.unimi.it/img/news/ Universita_malata_e_denigrata.pdf</a></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Certo non e&#8217; la prima volta che si &#8216;devolvono&#8217; consistenti finanziamenti &#8216;particolari&#8217;. Ci riferiamo a quelli dati, oltre che allo stesso IIT, al SUM di Firenze e all&#8217;IMT di Lucca ed all&#8217;Istituto di studi politici &#8220;San Pio V&#8221; di Roma, quest&#8217;ultimo approvato definitivamente dalla Camera l&#8217;8 ottobre 2003 con 254 voti, 28 contrari e 136 astenuti, cioe&#8217; con il &#8216;non dissenso&#8217; trasversale di quasi tutti i Deputati. Il fatto e&#8217; che per gli auto-proclamati centri di eccellenza non c&#8217;e&#8217; maggioranza o opposizione, destra o sinistra che tengano: il trasversalismo e&#8217; un &#8216;obbligo&#8217;. Nel marzo 2004, in una trasmissione di Giuliano Ferrara, Andrea Ranieri, allora della Segreteria nazionale dei DS, aveva espresso la &#8216;bizzarra&#8217; idea che l&#8217;IIT di Genova voluto dal ministro Tremonti avrebbe potuto diventare la &#8220;grande agenzia nazionale della ricerca&#8221; (sic!). Nel luglio 2006 Fabio Mussi, da poco diventato ministro dell&#8217;Universita&#8217;, aveva dichiarato:&#8221;Porremo grande attenzione anche all&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, che potra&#8217; procedere correggendo gli errori iniziali.&#8221; Mentre l&#8217;ANDU invece, proprio il giorno prima, aveva diffuso la richiesta del<br />
proprio Congresso nazionale &#8220;di cancellare l&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia (la cui costituzione e&#8217; stata avversata da tutta l&#8217;Universita&#8217; e da tutti i Centri di ricerca), con il trasferimento all&#8217;Universita&#8217; statale e alla Ricerca pubblica degli ingenti finanziamenti ad esso assegnati.&#8221; Il 31 ottobre 2008 l&#8217;ANDU, nel suo documento &#8220;Baronie di destra e di sinistra&#8221;, ha osservato come &#8220;nelle proposte del PD manca quella dell&#8217;abrogazione dell&#8217;articolo 17 della Legge 133, che devolve le &#8220;ingenti<br />
risorse pubbliche&#8221; della &#8220;Fondazione IRI&#8221; alla &#8220;Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia&#8221; di Genova, Istituto che l&#8217;articolo stesso individua come sede esclusiva di &#8220;Progetti di ricerca di eccellenza&#8221;. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Sul &#8216;caso IIT&#8217; e&#8217; &#8216;illuminante&#8217; l&#8217;intervista &#8220;Rocca: pochi fondi all&#8217;Universita&#8217;, non si tocchi il Mit italiano&#8221; sul Corriere della Sera del 24 settembre 2006. Felice Rocca, vice-presidente della Confindustria,<br />
riferendosi all&#8217;IIT di Genova (&#8220;il Mit italiano&#8221;), di cui e&#8217; consigliere, ha affermato: &#8220;ci siamo dati una governance di tipo anglosassone e stiamo gia&#8217; ottenendo i primi risultati&#8221;. E avvertiva che se fosse venuta meno la continuita&#8217; dell&#8217;attivita&#8217; dell&#8217;IIT ci sarebbe stata &#8220;la chiusura definitiva della possibilita&#8217; di portare eccellenze in Italia, un crollo di credibilita&#8217; della classe dirigente di fronte a tutta la comunita&#8217; internazionale. Sarebbe un delitto.&#8221; Insomma, secondo il vice-presidente della Confindustria, chiudere l&#8217;IIT, lo &#8220;scatolone vuoto&#8221; voluto dal ministro Tremonti, sarebbe equivalso ad una catastrofe per l&#8217;Italia intera. Non e&#8217; serio!</span></p>
</div>
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		<title>Fondazioni: Destra e PD pienamente d&#8217;accordo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 19:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[21 novembre 2008 &#8211; ANDU Nel riportare il testo dell&#8217;intervento di Alberto Burgio &#8220;L&#8217;universita&#8217; che piace a destra e Pd&#8221;, su Aprileonline del 19 novembre 2008, ricordiamo l&#8217;ultimo documento dell&#8217;ANDU sulla questione delle Fondazioni: &#8220;Fondazioni. NO del movimento, SI&#8217; di AN e PD&#8221; del 5.11.08. Per leggere il documento cliccare: http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21134.html Piu&#8217; in generale, sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>21 novembre 2008 &#8211; ANDU</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Nel riportare il testo dell&#8217;intervento di Alberto Burgio &#8220;L&#8217;universita&#8217; che piace a destra e Pd&#8221;, su Aprileonline del 19 novembre 2008, ricordiamo l&#8217;ultimo documento dell&#8217;ANDU sulla questione delle Fondazioni:</span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Fondazioni. NO del movimento, SI&#8217; di AN e PD&#8221; del 5.11.08. Per leggere il documento cliccare: <a href="http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21134.html" target="_blank">http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21134.html </a></p>
<p style="text-align: justify;">Piu&#8217; in generale, sulle posizioni del PD sull&#8217;Universita&#8217; invitiamo a leggere il documento dell&#8217;ANDU &#8220;Governance. La controriforma del PD e la proposta dell&#8217;ANDU&#8221;, del 4.11.08. Cliccare: <a href="http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html" target="_blank">http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html </a></p>
<p style="text-align: justify;">In Commissione Istruzione del Senato si sta svolgendo la discussione sul DL 180. I &#8216;poveri&#8217; Senatori stanno cercando di prendere sul serio un provvedimento urgente &#8216;dettato&#8217; dalla &#8216;misteriosa urgenza&#8217; del prof. Francesco Giavazzi, un provvedimento improvvisato e pasticciato che invece andrebbe semplicemente rispedito al mittente. Per il resoconto della seduta del 18.11.08 cliccare: <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=16&amp;id=3" target="_blank">http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=16&amp;id=3 20281</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per il resoconto della seduta del 19.11.08 cliccare: <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=16&amp;id=3">http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=16&amp;id=3 </a>20952</p>
<p style="text-align: justify;">su Aprileonline: &#8220;L&#8217;universita&#8217; che piace a destra e Pd Alberto Burgio*, 19 novembre 2008</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento &#8211; La destra propone un piano di ristrutturazione universitaria che in verita&#8217; trova sostegno anche da parte dei democratici. E&#8217; dal 2004 che esponenti dei Ds (da Rossi a Toniolo) si dimostrano interessati al modello americano degli atenei-fondazioni, tanto da aver depositato anche proposte di legge che vanno in questa direzione della privatizzazione accademica</p>
<p style="text-align: justify;">Non e&#8217; davvero complicato capire perche&#8217; il ministro Gelmini continui a rivolgere inviti alla collaborazione all&#8217;omologo ministro-ombra del Pd Maria Pia Garavaglia. Con il passare dei giorni diventa sempre piu&#8217; evidente che una questione centrale nel disegno governativo di distruzione dell&#8217;universita&#8217; pubblica e&#8217; la trasformazione degli atenei statali in fondazioni private, resa possibile dall&#8217;art. 16 delle legge 133.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto e&#8217; che proprio su questa materia la destra sa bene che la cosiddetta opposizione (almeno per quanto riguarda il Pd) e&#8217; totalmente d&#8217;accordo con il governo. La collaborazione auspicata dal ministro Gelmini e&#8217; quindi a costo-zero, anzi servira&#8217; a facilitare e ad accelerare il disastro.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa era gia&#8217; ben nota a chi si interessa di universita&#8217;. E&#8217; almeno dal 2004 che i Ds si agitano per promuovere il modello americano delle universita&#8217;-fondazioni, strumentalizzando la questione del merito: una questione seria, che andrebbe affrontata garantendo parita&#8217; nelle posizioni di partenza e obiettivita&#8217; delle valutazioni, e non imboccando scorciatoie &#8220;mercatiste&#8221;, basate sulla generalizzazione del modello economico dell&#8217;efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gianni Toniolo e Nicola Rossi hanno scritto innumerevoli articoli e animato convegni al riguardo. Rossi e&#8217; autore di una proposta di legge (depositata nel febbraio 2006) in tutto e per tutto identica a quanto oggi disposto dal governo. In due parole, l&#8217;idea e&#8217; trasformare le universita&#8217; oggi pubbliche in soggetti di diritto privato (in proprieta&#8217; private), liberandole di tutti i vincoli oggi esistenti. Le universita&#8217; private debbono potere imporre tasse senza alcun limite (oggi il gettito proveniente dalle tasse studentesche non puo&#8217; superare il 20% del fondo di finanziamento di ciascuna universita&#8217;), gestire in modo discrezionale i rapporti di lavoro con il personale docente e non-docente (di fatto precarizzato) e governare didattica e ricerca secondo criteri aziendali, cioe&#8217; pretendendo che siano redditizie in termini economici. In cambio (di questo regalo) i privati riceveranno in dote la proprieta&#8217; dei beni immobili gia&#8217; in uso alle universita&#8217; trasformate in fondazioni. E, per non farsi mancare nulla, incamereranno questo enorme patrimonio pubblico senza pagare nemmeno un euro di imposte e tasse sul suo trasferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa l&#8217;on. Garavaglia ha voluto chiarire che la proposta di Rossi non e&#8217; un&#8217;opinione personale, ma riflette la posizione del Partito democratico. Ha rilasciato un&#8217;intervista ad Aprile online che merita di essere letta con attenzione. Sostiene in sostanza, il ministro-ombra, che le fondazioni vanno bene, purche&#8217; lo Stato continui a fornire loro finanziamenti pubblici (cio&#8217; che peraltro il comma 9 dell&#8217;art. 16 gia&#8217; dice chiaramente). Lamenta che la 133 non e&#8217; abbastanza esplicita sul reclutamento e la governance delle future fondazioni, ma afferma che non c&#8217;e&#8217; ragione di essere contrari poiche&#8217; &#8220;la fondazione in quanto tale puo&#8217; essere neutra come strumento giuridico&#8221;. C&#8217;e&#8217; il piccolo particolare che la legge puntualizza che le future fondazioni &#8220;perseguono i propri scopi secondo le modalita&#8217; consentite dalla loro natura giuridica&#8221; (privatistica), &#8220;operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione&#8221; (servono a fare profitti) e potranno dotarsi di regolamenti amministrativi &#8220;in deroga alle norme dell&#8217;ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; davvero difficile non capire che il governo ha in mente vere e proprie imprese private, dove l&#8217;immediata redditivita&#8217; economica sara&#8217; l&#8217;unico fine gestionale, per il cui perseguimento non vi saranno limiti giuridici di sorta. Altro che poco espliciti! La verita&#8217; e&#8217; che su questo impianto &#8220;modernizzatore&#8221; destra e Pd sono pienamente d&#8217;accordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Veltroni finge di chiedere la revoca dei provvedimenti sull&#8217;universita&#8217; contenuti nella 133, ma la sua e&#8217; pura propaganda. Del resto perche&#8217; mai dovrebbe essere contrario alle fondazioni proprio lui che continua a considerare gli Stati Uniti, culla delle universita&#8217; private, il modello sociale al quale ispirarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;e&#8217; dell&#8217;altro. Abbiamo detto privatizzazione. Va a braccetto con questa linea di tendenza (anzi, ne e&#8217; un corollario) la frammentazione del sistema universitario. Si avranno universita&#8217; di serie a e di serie b. Non ci sara&#8217; piu&#8217; l&#8217;universita&#8217; italiana, ma tante strutture separate l&#8217;una dall&#8217;altra. E difatti l&#8217;abolizione del valore legale del titolo (per cui essersi laureati non sara&#8217; piu&#8217; sufficiente per partecipare a un concorso, ma occorrera&#8217; avere ottenuto la laurea in determinate sedi universitarie) e&#8217; uno degli obiettivi dei &#8220;riformatori&#8221; in entrambi gli schieramenti politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Vista cosi&#8217;, la distruzione dell&#8217;universita&#8217; pubblica si inscrive in quel piu&#8217; generale processo di frammentazione del Paese che e&#8217; a sua volta una tragedia a cui stiamo assistendo nell&#8217;indifferenza complice o nella generale incomprensione. Vanno in questa direzione lo smantellamento del modello contrattuale incentrato sul contratto collettivo nazionale e, naturalmente, il federalismo fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">E anche in questo caso la destra dilaga dove la controparte ha aperto la diga: il processo di frammentazione del Paese prende avvio con la regionalizzazione della sanita&#8217; pubblica, con la privatizzazione delle pubbliche amministrazioni, con la riforma del Titolo V della Costituzione, con la riforma presidenzialistica delle Regioni: tutte &#8220;innovazioni&#8221; introdotte dai governi di centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dovrebbe essere molto difficile capire che un Paese frammentato e&#8217; senza difese, senza anticorpi contro l&#8217;iniziativa dei poteri sociali forti. L&#8217;impresa potra&#8217; giocare le aree povere contro le piu&#8217; avanzate per abbattere ulteriormente salari e tutele. E la spesa pubblica sociale sara&#8217; ulteriormente ridotta e squilibrata ponendo in concorrenza le diverse zone del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa e&#8217; la vera partita oggi in corso, che dimostra come lo Stato non sia soltanto il &#8220;comitato d&#8217;affari della borghesia&#8221; ma anche una struttura di tutela dei diritti e uno strumento di lotta contro la prepotenza dei privati. Per questo la destra vandalizza la Costituzione e privatizza a piu&#8217; non posso. Approfittando della complice inerzia di chi avrebbe il compito di sbarrarle la strada. &#8220;Rifondazione Comunista&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Partecipare alla manifestazione</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 13:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
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		<description><![CDATA[Il grande movimento di protesta degli universitari contro la Legge 133, che colpisce a morte l&#8217;Universita&#8217; statale (blocco del turn over, tagli, fondazioni, &#8216;regali&#8217; all&#8217;IIT), si oppone ora anche al Decreto-Legge 188&#8230; che non accoglie la richiesta del movimento di abrogare la Legge 133, ma anzi prevede per diversi Atenei il blocco totale del turn [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il grande movimento di protesta degli universitari contro la Legge 133, che colpisce a morte l&#8217;Universita&#8217; statale (blocco del turn over, tagli, fondazioni, &#8216;regali&#8217; all&#8217;IIT), si oppone ora anche al Decreto-Legge 188<strong><span style="font-size: x-small;color: #004080;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">&#8230; che non accoglie la richiesta del movimento di abrogare la Legge 133, ma anzi prevede per diversi Atenei il blocco totale del turn over e una ulteriore diminuzione dei fondi e inoltre &#8216;istiga&#8217; ad incrementare il precariato. Dopo il recente Decreto-Legge e&#8217; ancora piu&#8217; importante partecipare alla manifestazione nazionale che si terra&#8217; a Roma il 14 novembre 2008, che e&#8217; diventata una importante tappa della autonoma mobilitazione del mondo universitario.</span></strong></p>
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		<title>AN &#8216;copia&#8217; PD, AQUIS, &#8216;Nuovo&#8217; testo DL</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 11:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[11 novembre 2008 &#8211; ANDU Segnaliamo tre articoli sul Sole 24-ore riguardanti governance, Atenei auto-eccellenti, &#8216;nuovo&#8217; testo del decreto-legge. 1. Intervista al sen. Valditara di AN (nota 1), che a proposito della governance dichiara: &#8220;Va attribuito piu&#8217; potere agli organi esecutivi, cioe&#8217; rettore e Cda. Anzi non vedrei male un rettore a capo del Cda. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>11 novembre 2008 &#8211; ANDU<br />
Segnaliamo tre articoli sul Sole 24-ore riguardanti governance, Atenei auto-eccellenti, &#8216;nuovo&#8217; testo del decreto-legge.</span></p>
<p style="text-align: justify;">1. Intervista al sen. Valditara di AN (nota 1), che a proposito della governance dichiara: &#8220;Va attribuito piu&#8217; potere agli organi esecutivi, cioe&#8217; rettore e Cda. Anzi non vedrei male un rettore a capo del Cda. Lasciando al senato accademico il compito di esprimere un orientamento CULTURALE.&#8221; E&#8217; lo stesso modello antidemocratico del rettore-monarca assoluto voluto dal PD (v. il documento dell&#8217;ANDU &#8220;Governance. La controriforma del PD, la proposta dell&#8217;ANDU&#8221;, nota 2).</p>
<p style="text-align: justify;">2. Intervista al Rettore di Padova (nota 3), &#8220;animatore&#8221; dei Rettori dei tredici Atenei (auto)eccellenti (AQUIS) che, riferendosi al decreto-legge, dichiara: &#8220;Finalmente si va nella direzione giusta&#8221; e, rispetto allo &#8220;stop al reclutamento nelle universita&#8217; che spendono troppo per il personale&#8221;, afferma: &#8220;e&#8217; una misura dolorosa ma inevitabile&#8221;. Il decreto-legge in effetti premia la linea dell&#8217;AQUIS. Il &#8216;premio&#8217; agli Atenei &#8216;eccellenti&#8217; e&#8217; da tempo &#8216;auspicato&#8217; dalla Confindustra. Infatti gia&#8217; nel marzo 2006, in un articolo del Corriere della Sera, si leggeva: &#8220;Eppure, secondo gli imprenditori, nel nostro Paese almeno quindici atenei hanno le potenzialita&#8217; per scalare rapidamente le classifiche. &#8216;Il Politecnico di Milano &#8211; spiega ancora Rocca (vicepresidente della Confindustria, ndr) &#8211; deve essere messo in condizione di competere con i migliori atenei europei. Non ha molto senso che segua le stesse regole di un ateneo che non puo&#8217; competere a livello internazionale&#8221; (nota 4).</p>
<p style="text-align: justify;">3. Articolo del Sole 24-ore che da notizia delle modifiche apportate (da chi?) al decreto-legge DOPO la sua approvazione da parte del Consiglio dei Ministri (nota 5). Sul decreto-legge l&#8217;ANDU ha gia&#8217; espresso un primo giudizio nel documento &#8220;Un Decreto-Legge per nulla&#8221; (nota 6).</p>
<p style="text-align: justify;">Nota 1. Per l&#8217;intervista &#8220;Si&#8217; alla lista nazionale di candidati&#8221; sul Sole 24-ore dell&#8217;8.11.08, cliccare: <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rass" target="_blank">http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rass egna&amp;currentArticle=JT2K5 </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nota 2. Per il documento &#8220;Governance. La controriforma del PD, la proposta dell&#8217;ANDU&#8221;, cliccare: <a href="http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html" target="_blank">http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nota 3.Per l&#8217;intervista &#8220;Un buon inizio ma vigileremo&#8221;, sul Sole 24-ore dell&#8217;8.11.08, cliccare: <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rass" target="_blank">http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rass egna&amp;currentArticle=JT2JI </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nota 4. Per l&#8217;articolo &#8220;Concorrenza tra atenei, piu&#8217; soldi ai migliori&#8221;, sul Corriere della Sera del 23.03.06, cliccare: <a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2006/03/23SIE4019.PDF" target="_blank">http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2006/03/23SIE4019.PDF </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nota 5. Per l&#8217;articolo &#8220;Nelle commissioni entrano gli associati&#8221;, sul Sole 24-ore dell&#8217;8.11.08, cliccare: <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rass" target="_blank">http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rass egna&amp;currentArticle=JT2J4 </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nota 6. Per il documento dell&#8217;ANDU &#8220;Un Decreto-Legge per nulla&#8221;, cliccare <a href="http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21170.html">http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21170.html </a></p>
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		<title>Fondazioni. NO del movimento, SI di AN e PD</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 15:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[06 novembre 2008 &#8211; ANDU Sul Foglio del 4 novembre 2008 (v. nota 1) si legge che &#8220;Giuseppe Valditara, senatore e responsabile scuola e universita&#8217; di Alleanza nazionale, professore universitario e incaricato dal ministro Gelmini di sondare il mondo accademico&#8221;, tra l&#8217;altro, dichiara: &#8220;Voglio poi stanare il Partito democratico. In campagna elettorale aveva fatto proposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>06 novembre 2008 &#8211; ANDU</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Sul Foglio del 4 novembre 2008 (v. nota 1) si legge che &#8220;Giuseppe Valditara, senatore e responsabile scuola e universita&#8217; di Alleanza nazionale, professore universitario e incaricato dal ministro Gelmini di sondare il mondo accademico&#8221;, tra l&#8217;altro, dichiara: &#8220;Voglio poi stanare il Partito democratico. In campagna elettorale aveva fatto proposte interessanti sui temi chiave del reclutamento e della governance, NON DIVERSE da quelle avanzate da noi&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Valditara aggiunge: che da parte del Governo &#8220;ci deve essere la consapevolezza che serve una riforma condivisa (da chi?, ndr); poi su singoli punti, laddove ci sia ampio consenso (tra chi?, ndr), ci potra&#8217; anche essere DECRETAZIONE D&#8217;URGENZA&#8221;. Alla fine della sua intervista Giuseppe Valditara, riferendosi alla possiblita&#8217; per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni, &#8220;uno dei punti per cui si protesta di piu&#8217;&#8221; (come precisa l&#8217;intervistatore), sostiene: &#8220;E&#8217; strumentale, tempo fa Ranieri e Treu del Pd invitavano a seguire quel modello. Il Pd recuperi lo spirito riformista che ne ha caratterizzato la campagna elettorale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L SI&#8217; DEL PD ALLE FONDAZIONI<br />
Il senatore di AN puo&#8217; stare tranquillo: lo &#8220;spirito riformista&#8221;, da lui apprezzato, il PD non l&#8217;ha mai perso. Infatti, proprio sulle Fondazioni, Mariapia Garavaglia, ministro ombra del PD, in una parallela intervista su AprileOnLine.Info (v. nota 2), alla domanda &#8220;si vuole procedere alla trasformazione degli atenei in fondazioni aperte al finanziamento privato. Cosa ne pensa il Pd?&#8221;, risponde: &#8220;Il Pd e&#8217; contrario se la trasformazione delle universita&#8217; in fondazioni diventasse un modo per far si che lo Stato si ritragga dal sostenere il settore accademico, magari in un momento di difficolta&#8217; economica in cui procede ad operazioni di taglio. In realta&#8217; si tratta di un argomento non facile e meritevole di approfondimento. La fondazione in quanto tale puo&#8217; essere neutra come strumento giuridico, bisogna capire bene cosa succede con essa: come sara&#8217; il finanziamento o il reclutamento. Noi eravamo contro perche&#8217; nel decreto 112 (ora Legge 133, ndr) all&#8217;articolo 16 era detto semplicemente che i senati accademici possono trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, all&#8217;interno di un quadro complessivo di decurtazione dei finanziamenti statali. La politica era quindi quella di giustificare i tagli dello Stato al settore, affidandosi all&#8217;iniziativa privata. Manca quindi tutta la parte relativa al come realizzare la nascita delle fondazioni universitarie: reclutamento e governance devono essere chiarite&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma Mariapia Garavaglia afferma, anche se in modo un po&#8217; contorto, che al PD le Fondazioni vanno bene a patto che si diano loro adeguati finanziamenti statali, che si chiarisca come farle e quale fine faranno lo stato giuridico dei docenti e la governance.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste, sostanzialmente, sono le stesse opinioni espresse ancora piu&#8217; chiaramente nel luglio 2008 dallo stesso Ministro ombra del PD (v. nota 3). Infatti, Mariapia Garavaglia allora, dispiaciuta che la Legge 133 non consenta alle Fondazioni di fare quel che vogliono, ha scritto: &#8220;Basta leggere l&#8217;ultimo comma dell&#8217;articolo di legge per rendersi conto che tutte le vecchie norme sulle universita&#8217; continueranno ad applicarsi alle fondazioni.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ed inoltre Garavaglia si chiedeva: &#8220;Quale sara&#8217; poi la sorte nelle universita&#8217; fondazioni dello stato giuridico dei docenti universitari, altra palla al piede delle universita&#8217; autonome?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma proprio la &#8220;palla al piede&#8221; dello stato giuridico dei docenti universitari, normato da leggi nazionali, e&#8217; uno dei pilastri fondamentali del Sistema nazionale degli Atenei STATALI! Ed e&#8217; proprio la cancellazione dello stato giuridico nazionale il principale obiettivo di tutti coloro che da decenni operano per demolire l&#8217;Universita&#8217; statale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Ministro ombra del PD si muove in piena coerenza con quanto previsto dal programma elettorale del suo Partito (v. nota 4), tanto &#8216;invocato&#8217; dal senatore Valditara.<br />
Infatti, al punto 7 del Programma del PD si legge: &#8220;Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene piu&#8217; adeguato, di stabilire le norme per l&#8217;ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande movimento di protesta, che chiede l&#8217;ABROGAZIONE (non la sospensione come chiede invece ora il PD) della Legge 133 e con particolare forza dell&#8217;articolo sulle Fondazioni, ha ben chiaro che, trasformandoli in Fondazioni private, si regalerebbero gli Atenei statali ai gruppi di potere accademico-politici, ai quali si elargirebbero ulteriori risorse pubbliche. Su questo punto ha ragione Roberto Perotti quando, a proposito degli Atenei-Fondazione, scrive: &#8220;Succedera&#8217; proprio come per le fondazioni bancarie, sara&#8217; opportunita&#8217; di clientela per i notabili locali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nota 1. Per leggere l&#8217;intervista a Giuseppe Valditara &#8220;Il mediatore tra governo e prof ci spiega il dialogo che se po&#8217; ffa&#8217;&#8221;, sul Foglio del 4.11.08, cliccare: <a href="http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp" target="_blank">http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp </a><br />
Nota 2. Per leggere l&#8217;intervista a Mariapia Garavaglia, su AprileOnLine.Info del 4.11.08, cliccare: <a href="http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=9717" target="_blank">http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=9717 </a><br />
Nota 3. Per leggere l&#8217;intervento di Mariapia Garavaglia &#8220;Universita&#8217;, il nodo governance&#8221;, sul Sole 24-ore del 24.7.08, cliccare: <a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/07/24MI14054.PDF" target="_blank">http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/07/24MI14054.PDF </a><br />
Nota 4. Per leggere il programma elettorale del PD cliccare: <a href="http://www.expobg.it/modules/mylinks/visit.php?cid=1&amp;lid=274" target="_blank">http://www.expobg.it/modules/mylinks/visit.php?cid=1&amp;lid=274<br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La governance &#8211; LA CONTRORIFORMA DEL PD &#8211; LA PROPOSTA DELL&#8217;ANDU</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 14:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governance]]></category>

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		<description><![CDATA[Il PD ha recentemente avanzato &#8220;Dieci proposte&#8221; per &#8220;il futuro dell&#8217;Universita&#8217; italiana (v. nota). L&#8217;ANDU, in diverse &#8216;puntate&#8217;, analizzera&#8217; e valutera&#8217; alcune delle &#8220;Dieci proposte&#8221; del PD. In questo documento, dopo una premessa di carattere generale, l&#8217;ANDU affrontera&#8217; la questione della cosiddetta governance. Le &#8216;nuove&#8217; proposte del PD sono sostanzialmente quelle elaborate e sostenute da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Il PD ha recentemente avanzato &#8220;Dieci proposte&#8221; per &#8220;il futuro dell&#8217;Universita&#8217; italiana (v. nota). L&#8217;ANDU, in diverse &#8216;puntate&#8217;, analizzera&#8217; e valutera&#8217; alcune delle &#8220;Dieci proposte&#8221; del PD. In questo documento, dopo una premessa di carattere generale, l&#8217;ANDU affrontera&#8217; la questione della cosiddetta governance. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Le &#8216;nuove&#8217; proposte del PD sono sostanzialmente quelle elaborate e sostenute da anni da un gruppo di accademici che, a partire dal 1990, ha &#8216;determinato&#8217; l&#8217;emanazione delle principali norme che stanno portando allo smantellamento del Sistema nazionale delle Universita&#8217; statali. Norme sempre sostenute e imposte in nome della &#8220;autonomia responsabile&#8221; degli Atenei, lo stesso &#8216;principio&#8217; che sta esplicitamente alla base anche delle &#8220;Dieci proposte&#8221;. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">In nome della &#8220;autonomia responsabile&#8221; degli Atenei si e&#8217; cominciato con l&#8217;autonomia finanziaria che e&#8217; servita a far gestire la progressiva riduzione dei fondi, portando gli Atenei verso il collasso. Si e&#8217; continuato con la finta autonomia statutaria, congegnata per assicurare la conservazione degli assetti di potere esistenti. E quando sono state operate scelte in qualche misura realmente innovative (p.e. la non automatica presenza dei Presidi nel Senato Accademico), ministero e &#8216;giustizia&#8217; amministrativa hanno ripristinato l&#8217;ordine precedente. Questa pseudo-autonomia statutaria non ha evitato, tra l&#8217;altro, quel fenomeno &#8216;poco elegante&#8217; dei &#8216;rettori eterni&#8217; che ha interessato troppi Atenei e che ha ulteriormente evidenziato un sistema di gestione &#8216;privatistica&#8217; che i teorici dell&#8221;aziendalizzazione&#8217; (sempre in nome &#8220;dell&#8217;autonomia responsabile&#8221;, naturalmente&#8221;!) vorrebbero ancor piu&#8217; rafforzare.<br />
E&#8217; venuta poi l&#8217;autonomia concorsuale che, come e&#8217; stato allora propagandato, avrebbe dovuto sconfiggere le mafie dei concorsi nazionali, e che si e&#8217; dimostrata invece, come l&#8217;ANDU aveva previsto e denunciato, lo strumento per accrescere il localismo e il nepotismo, con gli &#8216;annessi&#8217; fenomeni di clientelismo e di arbitrio, che tutti ora riconoscono. Nel frattempo si e&#8217; imposta la controriforma del CUN, per cancellare l&#8217;idea stessa di un Organo di rappresentanza e coordinamento delle<br />
Universita&#8217;. Organo che, per difendere il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici, dovrebbe essere composto da rappresentati di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-ammnistrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentata. L&#8217;assenza di questo Organo sta privando l&#8217;Universita&#8217; di una valida rappresentanza istituzionale in un momento in cui e&#8217; in gioco la sopravvivenza stessa dell&#8217;Universita&#8217; statale; rappresentanza che non puo&#8217; essere esercitata e non e&#8217; esercitata ne&#8217; da questo CUN ne&#8217; dalla CRUI. L&#8217;autonomia didattica ha prodotto quel netto peggioramento della<br />
formazione che e&#8217; sotto gli occhi di tutti, tranne di coloro che quella &#8216;riforma&#8217; hanno &#8216;inventato&#8217; e imposto. Inoltre, in tutti questi anni si e&#8217; praticata la politica del &#8216;lasciar andare&#8217; nei confronti dello sperpero di risorse per inventare nuove sedi<br />
nate per soddisfare limitati interessi accademico-politici Tutto questo e&#8217; stato &#8216;condito&#8217; con il progressivo taglio dei fondi e con ripetuti blocchi dei concorsi. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Ora quella oligarchia che ha elaborato, propagandato e fatto approvare i suddetti provvedimenti, si propone, ancora una volta, come &#8216;salvatrice della patria&#8217;, con soluzioni che sono in piena continuita&#8217; con il suo precedente operato e che porterebbero alla definitiva scomparsa di quel che resta dell&#8217;Universita&#8217; statale, di massa e di qualita&#8217;.</span></p>
<p>LA GOVERNANCE DEL PD: IL RETTORE SOVRANNO ASSOLUTO ELETTIVO</p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Tutte le proposte del PD sono all&#8217;insegna di &#8220;piu&#8217; autonomia responsabile&#8221; per i singoli Atenei, ed e&#8217; quindi &#8216;logico&#8217; che in tutto il documento non vi sia alcun accenno al Sistema nazionale degli Atenei. L&#8217;ANDU invece, come gia&#8217; detto, ritiene INDISPENSABILE, per la difesa dell&#8217;autonomia del Sistema nazionale delle Universita&#8217; e quindi dell&#8217;autonomia dei singoli Atenei, la costituzione di un Organo democratico di valida rappresentanza di tutto il mondo universitario. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Nella proposta n. 5 (&#8220;Governance universitaria piu&#8217; responsabile, efficace ed efficiente&#8221;) del PD l&#8217;&#8221;autonomia responsabile&#8221; degli Atenei viene &#8216;tradotta&#8217;, nei fatti, nella totale autonomia del Rettore al quale si attribuiscono ruolo e poteri che ne fanno un sovrano assoluto elettivo. Infatti il Rettore si sceglie il suo governo (il Consiglio di<br />
Amministrazione), che &#8220;delibera TUTTE le scelte gestionali dell&#8217;universita&#8217;&#8221;. Al Senato Accademico rimane solo il potere di deliberare &#8220;lo statuto e tutti i regolamenti&#8221;, mentre l&#8217;attuale Consiglio di Amministrazione, oggi composto dai rappresentanti eletti dalle varie categorie, e&#8217; cancellato. Questi due Organi collegiali sono sostituiti, di fatto il primo e anche formalmente il secondo, dal nuovo Organo scelto dal Rettore (il Consiglio del Principe). Insomma dall&#8217;attuale pur imperfetta democrazia si passerebbe al rettore-padrone assoluto dell&#8217;Ateneo che, tra l&#8217;altro, avra&#8217; modo, con i suoi immensi poteri, di &#8216;costruirsi&#8217; il suo successore. Un modello illiberale, l&#8217;opposto della partecipazione democratica alla<br />
gestione dell&#8217;Ateneo da parte di tutte le sue componenti. Attraverso questo modello si rafforzerebbe enormemente il potere delle varie oligarchie degli Atenei, completando quella gestione privatistica delle risorse pubbliche che e&#8217; la &#8216;traduzione&#8217; tutta italiana della privatizzazione dell&#8217;Universita&#8217;.</span></p>
<p>LA PROPOSTA DELL&#8217;ANDU</p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">A queste e a similari ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei, l&#8217;ANDU da anni contrappone un modello di organizzazione democratica, responsabile, efficace ed efficiente, che oggi propone anche ad un movimento di protesta, il quale certo non si sta mobilitando per rafforzare quel sistema di poteri che sta portando alla scomparsa dell&#8217;Universita&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">- Sistema nazionale<br />
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale<br />
delle Universita&#8217; direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza. Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">- Organizzazione degli Atenei<br />
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti. Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un &#8220;Consiglio di Ateneo&#8221; i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente. Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio. Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un &#8220;Esecutivo di Ateneo&#8221;), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore. Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all&#8217;Ateneo stesso. Le strutture portanti dell&#8217;Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero &#8216;incardinare&#8217; i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta&#8217; la &#8216;gestione&#8217;<br />
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio. La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">3 novembre 2008</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">- Nota. Per leggere le &#8220;Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico&#8221; cliccare:<br />
<a href="http://download.repubblica.it/pdf/2008/PD-proposte-universita.pdf">http://download.repubblica.it/pdf/2008/PD-proposte-universita.pdf</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Conferenza stampa su piattaforma</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 14:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ANDU</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[ANDU, CISL Universita&#8217;, CNU, CNRU, FLC Cgil, SUN, UILPA UR AFAM. Lunedi&#8217; 3 novembre 2008 alle ore 12 a Roma alla Sapienza nell&#8217;Aula Conversi del Dipartimento di Fisica in una Conferenza Stampa sara&#8217; illustrata la &#8220;Piattaforma programmatica per l&#8217;Universita&#8217; italiana&#8221;, elaborata dalle Organizzazioni e Associazioni della docenza, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ANDU, CISL Universita&#8217;, CNU, CNRU, FLC Cgil, SUN, UILPA UR AFAM. Lunedi&#8217; 3 novembre 2008 alle ore 12 a Roma alla Sapienza nell&#8217;Aula Conversi del Dipartimento di Fisica in una Conferenza Stampa sara&#8217; illustrata la &#8220;Piattaforma programmatica per l&#8217;Universita&#8217; italiana&#8221;, elaborata dalle Organizzazioni e Associazioni della docenza, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti (il testo della Piattaforma e&#8217; qui riportato in calce).</p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Sulle proposte contenute nella Piattaforma, gia&#8217; diffusa nel mondo universitario, chiediamo un confronto diretto con il Governo, il Parlamento e i Partiti.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Per difendere e cambiare l&#8217;Universita&#8217;</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">UN PROGRAMMA PER L&#8217;UNIVERSITA&#8217;</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Proposto da</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Associazione Docenti Universitari (ADU)<br />
Associazione Dottorandi Italiani (ADI)<br />
Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)<br />
Associazione Professionale Universitaria (APU)<br />
CISAL Universita&#8217;<br />
CISL Universita&#8217;<br />
Comitato Nazionale Universitario (CNU)<br />
Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU)<br />
FLC CGIL<br />
Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP)<br />
Sindacato Universitario Nazionale (SUN)<br />
UIL P.A.-U.R. AFAM<br />
Unione degli Universitari (UDU)</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">I recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati, se non abrogati e bloccati, determineranno la definitiva scomparsa dell&#8217;Universita&#8221; pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalita&#8217; e l&#8217;assetto. Un&#8217;Universita&#8217; alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta&#8217; di ricerca e di insegnamento. Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingere fermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendono riproporre a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che affrontino le criticita&#8217; evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti, sollecitino la crescita della qualita&#8217; della didattica e della ricerca, e consentano all&#8217;Universita&#8217; italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura e dell&#8217;innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">I valori fondanti</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell&#8217;esperienza dell&#8217;Universita&#8217; italiana, valori che desideriamo sinteticamente ricordare: &#8221; la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e garante di un sistema di alta formazione e&#8217; indispensabile per assicurare le condizioni affinche&#8217; l&#8217;Universita&#8217; resti, ed anzi divenga sempre piu&#8217;, elemento centrale del sistema di welfare. E&#8217; compito del sistema pubblico garantire parita&#8217; di condizioni universali nell&#8217;accesso all&#8217;Universita&#8217;, assicurare la qualita&#8217; dell&#8217;offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilita&#8217; sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilita&#8217; di valorizzazione economica immediata, garantire la liberta&#8217; didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all&#8217;interno del quale deve essere garantita l&#8217;autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un&#8217;utile integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che e&#8217; autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale e&#8217; ad un sistema nazionale pubblico. &#8221; il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento degli Atenei e la loro capacita&#8217; di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei, Facolta&#8217;, Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi formativi). &#8221; la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario. L&#8217;Universita&#8217; deve rappresentare il modello di una comunita&#8217; di pari, libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perche&#8217; fondata su una salda cultura democratica della responsabilita&#8217; individuale e collettiva. Una comunita&#8217; che si fonda sulla libera circolazione dei saperi e su una virtuosa competizione di meriti scientifici. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale dell&#8217;Universita&#8217;. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi l&#8217;Universita&#8217; dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l&#8217;Universita&#8217; italiana e&#8217; in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell&#8217;autonomia la cui responsabilita&#8217; e&#8217; da imputare al ceto accademico. E&#8217; tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova dall&#8217;affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario sempre piu&#8217; impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compira&#8217; fino in fondo una parabola discendente che portera&#8217; ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale. Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli che a noi appaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo di fermare gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 della L. 133/2008, e di aprire un confronto autentico con tutti i soggetti coinvolti ed interessati.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">1) Il sistema di finanziamento</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione dell&#8217;utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute sull&#8217;intero sistema Paese. Utilizzare gli Atenei per fare cassa non e&#8217; l&#8217;approccio migliore ad una discussione seria sulle necessita&#8217; del finanziamento e sulla qualita&#8217; della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano e&#8217; largamente sottofinanziato, ed in<br />
queste condizioni ogni agionamento credibile sulla qualita&#8217; e&#8217; pura poesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano &#8220;virtuosi&#8221;. Occorre invece partire da:<br />
a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE;<br />
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualita&#8217; dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all&#8217;iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento cosi&#8217; rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le universita&#8217; possono vivere solo nel binomio inscindibile di attivita&#8217; di didattica e di ricerca, si<br />
osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani,e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni;<br />
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l&#8217;ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che quest&#8217;anno calano da 160 a 98 milioni).</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">2) La docenza universitaria</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">La necessita&#8217; primaria del sistema e&#8217; costituita dal riavvio di un processo di immissione di giovani che vada ad equilibrare la &#8220;gobba&#8221; di uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. E&#8217; esattamente il contrario di<br />
quanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca sostanzialmente il turn-over. Sempre in virtu&#8217; della centralita&#8217; strategica dell&#8217;universita&#8217; l&#8217;approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte dei pensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deve essere aumentato in modo da rispondere in misura adeguata agli standard europei. E&#8217; necessario programmare un&#8217;operazione di reclutamento straordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali aggiuntivi, che consenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nella abnorme area del precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamento ordinario che eviti l&#8217;andamento disomogeneo per classi di eta&#8217;,dovuto nel passato agli &#8220;sbottigliamenti&#8221; legati ad ondate di immissioni concentrate nel tempo. L&#8217;investimento nel reclutamento di giovani e precari puo&#8217; essere gestito anche attraverso meccanismi che consentano di utilizzare le risorse derivanti dai pensionamenti, e/o attraverso forme di anticipo delle competenze, da restituire man mano che i costi immediati tendano a riequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresse attivita&#8217; di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nella ricerca e nella didattica. Partendo dalla constatazione che ai fini istituzionali concorrono a pieno titolo gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profonda delle carriere e del sistema di reclutamento, allo scopo di fornire risposte reali alla crescita scientifica e retributiva dei docenti, all&#8217;ingresso e alle prospettive dei giovani, all&#8217;enorme serbatoio di precariato prodottosi negli ultimi anni. Va affermata la unitarieta&#8217; della funzione docente; la carriera, che deve essere unica, puo&#8217; essere articolata in fasce, scandita da verifiche periodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi di fascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualita&#8217; scientifica e didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota di accessi dall&#8217;esterno, attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte le<br />
fasce, ed abolito lo straordinariato per il passaggio da una fascia all&#8217;altra . Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va introdotta una figura post-doc (o attivita&#8217; di ricerca assimilabile), con contratto a tempo determinato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, con funzioni esclusive di ricerca. Quest&#8217;approccio richiede la definizione di alcune condizioni di contesto:</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">a) la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare;<br />
b) un&#8217;applicazione graduale, che consenta di ridurre il precariato esistente attraverso un consistente reclutamento straordinario;<br />
c) il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,);<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">d) la creazione di un meccanismo che faciliti la mobilita&#8217; dei docenti fra i diversi Atenei, per esempio rendendo impossibile lo svolgimento della carriera (laurea magistrale (dottorato-postdottorato-docenza) nella stessa sede e fornendo le risorse necessarie a detta mobilita&#8217;; </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">tramite successive modifiche di statuto.<br />
</span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">e) la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e quello dedicato all&#8217;avanzamento di carriera;<br />
f) la rivisitazione, anche rivedendone l&#8217;impianto, della remunerazione dei docenti per renderla piu&#8217; omogenea possibile a quella degli altri. paesi europei.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">3) Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">E&#8217; ormai evidente come sia necessario rivisitare l&#8217;assetto del governo degli Atenei, caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti, ma comunque accomunato da alcuni punti critici: il rapporto spesso clientelare che lega i Rettori al loro elettorato, soprattutto in occasione del rinnovo del mandato; la sovrapposizione e confusione dei ruoli tra Senato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli organi di governo e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandato rettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungato. </span><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Che gli Statuti regolino in modo puntuale, sulla base di un quadro normativo nazionale, le competenze degli organi, distinguendo con nettezza l&#8217;indirizzo, dal controllo, dalla gestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della dirigenza amministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo la docenza alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docenti improprie funzioni di dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazione<br />
effettiva degli studenti alla vita democratica degli Atenei. E&#8217; indispensabile, infine, prevedere un Organismo di coordinamento nazionale capace di assicurare l&#8217;autonomia del Sistema Universitario ed un suo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare, elettivo e rappresentativo della comunita&#8217; accademica nazionale, aperto ai contributi del mondo del lavoro e delle imprese, in grado di aiutare a stabilire le priorita&#8217; di sviluppo del Sistema Universitario.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">4) Il diritto allo studio</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">L&#8217;Universita&#8217; dovrebbe svolgere un ruolo di promozione della mobilita&#8217; sociale; questa funzione, oggi piu&#8217; di ieri, e&#8217; un&#8217;utopia che rischia di essere ulteriormente compromessa dalla legge 133. Per garantire che questo avvenga e&#8217; necessario che il sistema universitario sia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l&#8217;accesso e la prosecuzione degli studi. Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi anche all&#8217;accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramento intermedio; esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che ha poco a che vedere con la valorizzazione dei piu&#8217; meritevoli, e trae spesso<br />
le sue origini dallo scarso investimento economico sulle Universita&#8217;, che le costringe a limitare il numero delle immatricolazioni in assenza di strutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevedere l&#8217;adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo e mirato investimento, che porti progressivamente alla rimozione delle barriere all&#8217;accesso. Allo stesso tempo, e&#8217; necessario ragionare su un&#8217;adeguata valorizzazione del merito degli studenti, che devono essere valutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del loro percorso di studio. Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la sua<br />
organizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionale risale al 1999 e l&#8217;ultimo DPCM che regola l&#8217;erogazione dei benefici del diritto allo studio al 2001) fanno si&#8217; che molti degli studenti idonei in base ai previsti parametri di merito e di reddito non possano di fatto beneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non abbiano la possibilita&#8217; di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare. E&#8217; necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire la copertura totale delle borse di studio, integrando l&#8217;offerta con il necessario investimento in mense, alloggi, agevolazioni sui trasporti. Le differenze di condizione economica di origine portano di per se&#8217; a differenze nell&#8217;accessibilita&#8217; all&#8217;offerta culturale, anch&#8217;essa componente essenziale della formazione. Perche&#8217; siano garantite pari opportunita&#8217; per tutti e&#8217; necessario intervenire anche su quest&#8217;aspetto con agevolazioni mirate.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">5) L&#8217;offerta didattica</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Il giudizio sul modello 3+2, a distanza di alcuni anni dall&#8217;avvi&#8217;o, e&#8217; un giudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e discipline.I dati quantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte della percentuale di successo negli studi, nonche&#8217; sui tempi di compimento dei percorsi di laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticita&#8217; da affrontare: a) la percentuale elevata di chi prosegue dopo il triennio indica l&#8217;insufficiente consistenza della laurea triennale, sia sul piano culturale sia su quello della preparazione professionale; b) si rileva in modo diffuso la percezione di una caduta di qualita&#8217; dei percorsi: va svolta una riflessione sull&#8217;effettivo ruolo dell&#8217;Universita&#8217;, che sta oggi progressivamente licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione e formazione culturale; c) non e&#8217; stato colto e valorizzato in modo adeguato il sistema dei crediti, tant&#8217;e&#8217; che ci sono ancora forti difficolta&#8217; nel loro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l&#8217;altro, e perfino all&#8217;interno dello stesso Ateneo. Tali aspetti vanno a riferirsi, sia all&#8217;architettura del modello, sia all&#8217;applicazione che ne e&#8217; stata fatta dagli Atenei. Ne&#8217; hanno giovato i<br />
reiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcune criticita&#8217;, ma hanno per altro verso generato confusione e difficolta&#8217; applicative. Noi riteniamo che sia necessario un intervento esteso di ricognizione, di ascolto e monitoraggio sistematici: una campagna nazionale di rilevazione, da concludersi con una iniziativa nazionale che faccia il punto, indichi i punti di sofferenza, individui percorsi di correzione condivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento di aggiustamento. Non e&#8217; piu&#8217; possibile procedere alla modifica dell&#8217;offerta didattica sulla base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va dato un assetto stabile alle Universita&#8217;, inquadrando l&#8217;ordinamento all&#8217;interno di una legge ordinaria.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">6) La valutazione</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Un efficace e credibile sistema di valutazione e&#8217; parte essenziale di un processo di revisione degli statuti normativi dell&#8217;Universita&#8217;. Valutazione della qualita&#8217; del prodotto universitario, del funzionamento di ogni articolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misurare meriti e difetti in modo puntuale, l&#8217;Universita&#8217; non sara&#8217; in grado di ristabilire una bussola condivisa e condivisibile sul proprio operato. Il precedente Governo aveva costituito l&#8217;Agenzia per la valutazione del sistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento a lungo discusso e sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla sua effettiva terzieta&#8217; e dalla quantita&#8217; di compiti assegnati, per finire con una certa farraginosita&#8217; dell&#8217;impianto costitutivo. Nonostante i numerosi punti di dubbio e contrarieta&#8217;, l&#8217;ANVUR costituiva tuttavia il primo tentativo sistemico di introdurre una valutazione continua e ricorrente. L&#8217;attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e non e&#8217; dato sapere se intende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in mano il progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedere operativamente alla sua costituzione. Va garantita per l&#8217;Agenzia la natura di soggetto terzo, problema che sussiste anche all&#8217;interno dello schema proposto dal Governo precedente, per evitare strumentalita&#8217; e autoreferenzialita&#8217; del valutatore. I risultati della valutazione devono essere correlati con l&#8217;erogazione delle risorse da parte dello Stato. Va, infine, assicurato un effettivo coinvolgimento degli studenti nel funzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei discenti e agli attuali questionari di valutazione.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">7) Il dottorato di ricerca</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Occorre una riforma del dottorato che riorganizzi i corsi in scuole di dottorato dotate di un progetto formativo, aperte alla dimensione internazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuole potrebbero cosi&#8217; diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondo della ricerca universitaria e privata e motori di innovazione. L&#8217;aumento delle borse di dottorato a 1040 euro rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione della formazione alla ricerca. Si deve pero&#8217; superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre a rappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualita&#8217; del percorso formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandi a tempo pieno e destinatari di borse di studio una figura di dottorando lavoratore, che permetta a persone inserite nel mondo del lavoro di rafforzare il proprio profilo professionale e le proprie capacita&#8217; di ricerca. Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come strumento privilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica, ma anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni.<br />
Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea dei Ricercatori, una carta dei dottorandi, che riconosca loro i diritti legati al loro doppio status di studenti del terzo ciclo di formazione superiore e di giovani ricercatori.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif">Roma, 20 ottobre 2008</span></p>
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