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	<title>Commenti a: I Rettori contro i ricercatori precari e di ruolo &#8211; Le proposte dell&#8217;ANDU</title>
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	<description>Associazione Nazionale Docenti Universitari</description>
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		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/03/26/rettori-contro/comment-page-1/#comment-306</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 11:19:10 +0000</pubDate>
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		<description>Nella società civile contemporanea è sempre più diffusa la tendenza al rifiuto della legge, che si esprime in molteplici modi: alcuni violenti, altri semplicemente immorali. 
 Tutto depone per il disprezzo  nei confronti dell&#039;ordine, nonché dell&#039;autorità. Un fenomeno che ha poche analogie nella storia.
L&#039;opinione di molti contemporanei sulla legge è ben peggiore: la legge  è  uno strumento di oppressione.

    L&#039;autorità — che si era avvezzi a considerare come la forza morale che sta dietro la legge — non gode di migliore stima. Oggi l&#039;autorità è per lo più identificata con la forza, politica  , così che può essere solo temuta.

    Questa mentalità ostile  all&#039;autorità pervade la società contemporanea. Si può riconoscere che abusi giuridici passati e presenti ne siano in parte la causa. Essa costituisce indubbiamente anche una reazione alla tendenza dello Stato moderno a esercitare controlli su quasi tutti i settori della vita dei cittadini, con la sensazione da parte di questi di essere soffocati dalla burocrazia e dalle leggi. 

Questa mentalità è spesso congiunta a uno struggente desiderio di &quot;democrazia&quot;, intesa non come mero sistema elettorale, ma piuttosto come espressione di una società in cui i cittadini siano investiti delle questioni di merito invece di essere considerati oggetti manipolabili  senz&#039;anima; una società fondata meno sulle strutture e più sulle relazioni interpersonali, nella quale vi sia meno autorità o almeno, dove l&#039;autorità venga esercitata in modo più vicino ai cittadini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nella società civile contemporanea è sempre più diffusa la tendenza al rifiuto della legge, che si esprime in molteplici modi: alcuni violenti, altri semplicemente immorali.<br />
 Tutto depone per il disprezzo  nei confronti dell&#8217;ordine, nonché dell&#8217;autorità. Un fenomeno che ha poche analogie nella storia.<br />
L&#8217;opinione di molti contemporanei sulla legge è ben peggiore: la legge  è  uno strumento di oppressione.</p>
<p>    L&#8217;autorità — che si era avvezzi a considerare come la forza morale che sta dietro la legge — non gode di migliore stima. Oggi l&#8217;autorità è per lo più identificata con la forza, politica  , così che può essere solo temuta.</p>
<p>    Questa mentalità ostile  all&#8217;autorità pervade la società contemporanea. Si può riconoscere che abusi giuridici passati e presenti ne siano in parte la causa. Essa costituisce indubbiamente anche una reazione alla tendenza dello Stato moderno a esercitare controlli su quasi tutti i settori della vita dei cittadini, con la sensazione da parte di questi di essere soffocati dalla burocrazia e dalle leggi. </p>
<p>Questa mentalità è spesso congiunta a uno struggente desiderio di &#8220;democrazia&#8221;, intesa non come mero sistema elettorale, ma piuttosto come espressione di una società in cui i cittadini siano investiti delle questioni di merito invece di essere considerati oggetti manipolabili  senz&#8217;anima; una società fondata meno sulle strutture e più sulle relazioni interpersonali, nella quale vi sia meno autorità o almeno, dove l&#8217;autorità venga esercitata in modo più vicino ai cittadini.</p>
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		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/03/26/rettori-contro/comment-page-1/#comment-304</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 10:14:40 +0000</pubDate>
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		<description>Incipis vincere, si absconditur, si illi exitus non datur. Signa eius obruamus et illam quantum fieri potest occultam secretamque teneamus.

chi  accetta passivamente il pensiero di un altro non trova, anzi non cerca neppure qualcosa di nuovo”.
comportarsi così, senza rivendicare il diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti viene portato via o carpito o perduto .
è  vergognoso.
Della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. saremmo meno schiavi del futuro, se ci impadroniremmo del presente
Bisogna opporsi ad un DDL incostituzionale,monarchico,frutto di un parlamento corporativista,lobbista.Solo privilegi e nessuna ddemocrazia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Incipis vincere, si absconditur, si illi exitus non datur. Signa eius obruamus et illam quantum fieri potest occultam secretamque teneamus.</p>
<p>chi  accetta passivamente il pensiero di un altro non trova, anzi non cerca neppure qualcosa di nuovo”.<br />
comportarsi così, senza rivendicare il diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti viene portato via o carpito o perduto .<br />
è  vergognoso.<br />
Della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. saremmo meno schiavi del futuro, se ci impadroniremmo del presente<br />
Bisogna opporsi ad un DDL incostituzionale,monarchico,frutto di un parlamento corporativista,lobbista.Solo privilegi e nessuna ddemocrazia.</p>
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		<title>Di: Ezio Dolara</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/03/26/rettori-contro/comment-page-1/#comment-302</link>
		<dc:creator>Ezio Dolara</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 21:28:26 +0000</pubDate>
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		<description>POSTICIPARE I CONCORSI IN ATTO E DARE POSSIBILITA&#039; A TUTTI DI PARTECIPARE CON LE NUOVE REGOLE!

MORS TUA VITA MEA:
COSI&#039; I BARONI MANDANO A ROTTAMAZIONE I RICERCATORI.
NON DIMENTICHIAMO IL MAXICONCORSO IN ATTO, CON IL &quot;COMMISSARIO LOCALE&quot;(OLTRE 3000 IDONEI) ULTIMO DELLA SERIE &quot;CHI VINCE?&quot;. 

SAREBBE GIUSTO POSTICIPARE IL CONCORSO ALL&#039;APPROVAZIONE DELLA LEGGE E DARE A TUTTI LA POSSIBILITA&#039; DI CONCORRERE. 

I RETTORI PER DELIBERA NON HANNO CONSENTITO A TUTTI DI PARTECIPARVI DOPO LA INTERRUZIONE PER IL CAMBIAMENTO DELLE REGOLE.
ALTRA INGIUSTIZIA.

E. DOLARA ROMA</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>POSTICIPARE I CONCORSI IN ATTO E DARE POSSIBILITA&#8217; A TUTTI DI PARTECIPARE CON LE NUOVE REGOLE!</p>
<p>MORS TUA VITA MEA:<br />
COSI&#8217; I BARONI MANDANO A ROTTAMAZIONE I RICERCATORI.<br />
NON DIMENTICHIAMO IL MAXICONCORSO IN ATTO, CON IL &#8220;COMMISSARIO LOCALE&#8221;(OLTRE 3000 IDONEI) ULTIMO DELLA SERIE &#8220;CHI VINCE?&#8221;. </p>
<p>SAREBBE GIUSTO POSTICIPARE IL CONCORSO ALL&#8217;APPROVAZIONE DELLA LEGGE E DARE A TUTTI LA POSSIBILITA&#8217; DI CONCORRERE. </p>
<p>I RETTORI PER DELIBERA NON HANNO CONSENTITO A TUTTI DI PARTECIPARVI DOPO LA INTERRUZIONE PER IL CAMBIAMENTO DELLE REGOLE.<br />
ALTRA INGIUSTIZIA.</p>
<p>E. DOLARA ROMA</p>
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		<title>Di: Franco Frau</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/03/26/rettori-contro/comment-page-1/#comment-300</link>
		<dc:creator>Franco Frau</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 15:01:20 +0000</pubDate>
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		<description>Un fermo NO ad una soluzione a costo zero

I ricercatori di tutta Italia stanno protestando contro le norme vessatorie nei loro confronti contenute nel DdL Gelmini. Vengono messi su un binario morto senza alcuna possibilità di avanzamento di carriera nonostante molti di loro abbiano già maturato le competenze scientifiche e didattiche per poter aspirare “ipso facto” almeno al ruolo di professore di II fascia.
Ma il merito viene umiliato dall’oramai consueta litania “senza oneri aggiuntivi per le finanze pubbliche”, ripetuta ossessivamente in tutte le riforme dell’istruzione degli ultimi 10 anni.
I ricercatori vogliono che venga riconosciuto il loro impegno nella didattica, in gran parte offerto volontariamente e gratuitamente per senso del dovere ed attaccamento all’istituzione universitaria, come pure la loro produzione scientifica. Nel contempo lamentano lo stato di sottofinanziamento dell’università pubblica che colloca l’Italia in posizione imbarazzante nella graduatoria della spesa statale per l’istruzione e la ricerca.
Per tali motivi i ricercatori non possono accettare una soluzione a costo zero. Ci basta forse l’etichetta di professore? Sarebbe umiliante, poco dignitoso e svilente. Non possiamo avvallare e farci impunemente applicare, se non addirittura richiedere, la politica del “a costo zero”.
Siamo ancora nel pieno di una profonda crisi economica, e per questo siamo disposti a discutere su modalità e tempistica della messa in atto delle nostre legittime aspettative, ma non possiamo accettare che ci si dica che non ci sono soldi, perché ogni giorno veniamo a conoscenza di centinaia di milioni di euro sprecati, rubati, evasi, distratti, regalati agli amici, scomparsi, e poi ci lasciano quasi senza stipendio.
Chiediamo quello che ci compete e ci meritiamo, niente di più. Se non vorranno ascoltarci, resteremo ricercatori e continueremo a combattere per noi e per l’università, con la dignità di persone serie che non si inchinano al titolo di “professore a costo zero”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un fermo NO ad una soluzione a costo zero</p>
<p>I ricercatori di tutta Italia stanno protestando contro le norme vessatorie nei loro confronti contenute nel DdL Gelmini. Vengono messi su un binario morto senza alcuna possibilità di avanzamento di carriera nonostante molti di loro abbiano già maturato le competenze scientifiche e didattiche per poter aspirare “ipso facto” almeno al ruolo di professore di II fascia.<br />
Ma il merito viene umiliato dall’oramai consueta litania “senza oneri aggiuntivi per le finanze pubbliche”, ripetuta ossessivamente in tutte le riforme dell’istruzione degli ultimi 10 anni.<br />
I ricercatori vogliono che venga riconosciuto il loro impegno nella didattica, in gran parte offerto volontariamente e gratuitamente per senso del dovere ed attaccamento all’istituzione universitaria, come pure la loro produzione scientifica. Nel contempo lamentano lo stato di sottofinanziamento dell’università pubblica che colloca l’Italia in posizione imbarazzante nella graduatoria della spesa statale per l’istruzione e la ricerca.<br />
Per tali motivi i ricercatori non possono accettare una soluzione a costo zero. Ci basta forse l’etichetta di professore? Sarebbe umiliante, poco dignitoso e svilente. Non possiamo avvallare e farci impunemente applicare, se non addirittura richiedere, la politica del “a costo zero”.<br />
Siamo ancora nel pieno di una profonda crisi economica, e per questo siamo disposti a discutere su modalità e tempistica della messa in atto delle nostre legittime aspettative, ma non possiamo accettare che ci si dica che non ci sono soldi, perché ogni giorno veniamo a conoscenza di centinaia di milioni di euro sprecati, rubati, evasi, distratti, regalati agli amici, scomparsi, e poi ci lasciano quasi senza stipendio.<br />
Chiediamo quello che ci compete e ci meritiamo, niente di più. Se non vorranno ascoltarci, resteremo ricercatori e continueremo a combattere per noi e per l’università, con la dignità di persone serie che non si inchinano al titolo di “professore a costo zero”.</p>
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		<title>Di: antonio pasini</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/03/26/rettori-contro/comment-page-1/#comment-299</link>
		<dc:creator>antonio pasini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 13:35:08 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sembra che alla CRUI non si rendano conto che la messa ad esurimento riguarda non solo i ricercatori, ma tutto il sistema universitario. Cosa si illudono di poter mai salvare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra che alla CRUI non si rendano conto che la messa ad esurimento riguarda non solo i ricercatori, ma tutto il sistema universitario. Cosa si illudono di poter mai salvare?</p>
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