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	<title>Commenti a: L’interesse pubblico dell’Università di Messina è rottamare i ricercatori?</title>
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	<description>Associazione Nazionale Docenti Universitari</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 10:03:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Miriam Del Salto</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/31/l%e2%80%99interesse/comment-page-1/#comment-195</link>
		<dc:creator>Miriam Del Salto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 16:05:14 +0000</pubDate>
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		<description>TUTTI IN PENSIONE A 65 ANNI
di Miriam del Salto

L&#039;unica strada per la salvezza dell&#039;università italiana è procedere senza indugi e senza cedimenti alle pressioni corporative lungo la strada della riduzione dell&#039;età pensionabile, che deve essere portata a 65 anni per tutti, ordinari, associati e ricercatori, equiparando le condizioni di lavoro degli universitari italiani a quelle degli altri dipendenti pubblici e dei loro colleghi stranieri.
In questo modo, agendo contestualmente sui limiti al turn over, che a quel punto perderebbero senso, si aprirebbero prospettive ragionevoli ai precari, attualmente la parte più debole e vessata del sistema universitario (mentre i ricercatori si lamentano perché vanno in pensione con 40 anni di contributi, i precari vengono spinti fuori dall&#039;università e costretti alla disoccupazione o al lavoro nei call center) e si eliminerebbe la circostanza dei ricercatori pensionati a 59 anni solo perché si sono riscattati gli anni della laurea (anche se quest&#039;ultima è un&#039;opportunità che i precari attuali non vedranno mai).

Questo è ciò che la generazione dei vostri figli chiede. Non l&#039;occupazione indefinita di poltrone e cattedre universitarie, tenute a scapito delle condizioni lavorative miserevoli di 30000 giovani precari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>TUTTI IN PENSIONE A 65 ANNI<br />
di Miriam del Salto</p>
<p>L&#8217;unica strada per la salvezza dell&#8217;università italiana è procedere senza indugi e senza cedimenti alle pressioni corporative lungo la strada della riduzione dell&#8217;età pensionabile, che deve essere portata a 65 anni per tutti, ordinari, associati e ricercatori, equiparando le condizioni di lavoro degli universitari italiani a quelle degli altri dipendenti pubblici e dei loro colleghi stranieri.<br />
In questo modo, agendo contestualmente sui limiti al turn over, che a quel punto perderebbero senso, si aprirebbero prospettive ragionevoli ai precari, attualmente la parte più debole e vessata del sistema universitario (mentre i ricercatori si lamentano perché vanno in pensione con 40 anni di contributi, i precari vengono spinti fuori dall&#8217;università e costretti alla disoccupazione o al lavoro nei call center) e si eliminerebbe la circostanza dei ricercatori pensionati a 59 anni solo perché si sono riscattati gli anni della laurea (anche se quest&#8217;ultima è un&#8217;opportunità che i precari attuali non vedranno mai).</p>
<p>Questo è ciò che la generazione dei vostri figli chiede. Non l&#8217;occupazione indefinita di poltrone e cattedre universitarie, tenute a scapito delle condizioni lavorative miserevoli di 30000 giovani precari.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giancarla Oteri</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/31/l%e2%80%99interesse/comment-page-1/#comment-194</link>
		<dc:creator>Giancarla Oteri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:20:17 +0000</pubDate>
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		<description>ROTTAMAZIONE: &quot;LA STORIA NON CAMBIA MAI!&quot;
di Giancarla Oteri dell&#039;Università di Messina

Mi sento triste perchè penso che la storia non cambia mai!
Cosa c&#039;è più da dire quando si cacciano via rappresentanti universitari con lo scusa che non producono scientificamente?
Ma perchè quelli che, ricercatori o professori associati, hanno fior fiori di lavori, hanno il più alto dato di valutazione anche rispetto ad altri che sono già ordinari forse hanno fatto carriera?
Le ragioni sono altre, sono sotto gli occhi di tutti ma la pretestuosiotà o il potere assoluto sono in grado, nella nostra società, di coprire il sole con la rete. Torno a dire che, tuttavia, nulla è veramente perduto, per chi crede in certi valori, se si obbedisce alla propria coscienza seguendo la retta via. Lo dobbiamo ai nostri figli perchè una candela brilli alla finestra posta sul fondo di una interminabile via di dolore. Giancarla Oteri</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ROTTAMAZIONE: &#8220;LA STORIA NON CAMBIA MAI!&#8221;<br />
di Giancarla Oteri dell&#8217;Università di Messina</p>
<p>Mi sento triste perchè penso che la storia non cambia mai!<br />
Cosa c&#8217;è più da dire quando si cacciano via rappresentanti universitari con lo scusa che non producono scientificamente?<br />
Ma perchè quelli che, ricercatori o professori associati, hanno fior fiori di lavori, hanno il più alto dato di valutazione anche rispetto ad altri che sono già ordinari forse hanno fatto carriera?<br />
Le ragioni sono altre, sono sotto gli occhi di tutti ma la pretestuosiotà o il potere assoluto sono in grado, nella nostra società, di coprire il sole con la rete. Torno a dire che, tuttavia, nulla è veramente perduto, per chi crede in certi valori, se si obbedisce alla propria coscienza seguendo la retta via. Lo dobbiamo ai nostri figli perchè una candela brilli alla finestra posta sul fondo di una interminabile via di dolore. Giancarla Oteri</p>
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		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/31/l%e2%80%99interesse/comment-page-1/#comment-192</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:28:54 +0000</pubDate>
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		<description>IL CUN CONTRO LA ROTTAMAZIONE DI RICERCATORI E ASSOCIATI
inviato da Antonino Graziano dell&#039;Università di Catania

Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
Prot. n. 306
Spedito il 12.02.2009
All’On.le Ministro
S E D E
OGGETTO: Mozione sui prepensionamenti in atto nelle Università.
Adunanza del 12.02.2009
IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
Sentiti i Relatori;
APPROVA ALL’UNANIMITA’ LA SEGUENTE MOZIONE:
Il CUN nel prendere atto che
-la vigente stesura dell’ultimo periodo del comma 11 dell’art. 72 della L. 133/08 induce molte amministrazioni universitarie ad una interpretazione discriminatoria per i ricercatori a causa della loro non esplicita menzione fra coloro non compresi da quanto previsto dal comma medesimo;
-il combinato disposto dell’art. 2, comma 434 della L. 244/07 e dell’art. 72, comma 7 della L. 133/08, ha portato l’età di pensionamento dei professori associati (non ex stabilizzati) dal 70.mo al 65.mo anno di età; tali evenienze hanno indotto i professori associati ad utilizzare il diritto di opzione di cui al all’art. 1, comma 19 della L. 230/05;
R I L E V A
che ciò ha indotto ad un comportamento assai eterogeneo le amministrazioni universitarie, inducendole spesso ad assumere determinazioni opinabili, oltre che dannose per il Sistema Universitario Nazionale, e in alcuni casi foriere di inevitabili e giustificati ricorsi. In particolare:
1-è diffusa la tendenza a mettere in quiescenza i ricercatori prima del 65.mo anno di età, al raggiungimento dei 40 anni di contributi, versati in parte a proprio carico, e in contrasto con la L. 382/80 e la L. 230/05;
2-alcune amministrazioni universitarie rifiutano la presa d’atto della opzione dei professori associati per il regime della L. 230/05, sostenendo o che la L. 230/05 non è applicabile in assenza dei DM applicativi, o che la recente normativa intervenuta ha di fatto abrogato la possibilità di opzione;
3-alcune amministrazioni universitarie prendono atto della opzione ma fissano il momento della quiescenza per i professori associati optanti al 68.mo anno di età, motivando ciò con la intervenuta discrezionalità della concessione dei due anni aggiuntivi di servizio (che la L. 230/05 chiarisce non essere ulteriormente concedibile oltre il 70.mo anno di età, anno di pensionamento per tutti i docenti ricadenti nel regime della legge citata).
Ciò premesso
E V I D E N Z I A
anzitutto la inopportunità di differenziazioni comportamentali, nel rispetto della discrezionalità laddove data dalle norme, da parte delle varie amministrazioni universitarie;
S O T T O L I N E A
inoltre, la problematica sostenibilità, con conseguente aumento di contenzioso, delle posizioni di cui ai punti 2 e 3 e formula l’auspicio che i Rettori possano addivenire ad una interpretazione dell’ultimo periodo del comma 11 dell’art. 72 della L. 133/08 che veda i ricercatori parte integrante della docenza ed implicitamente compresi nel termine “professori” utilizzato nel citato comma.
IL SEGRETARIO IL PRESIDENTE
F.TO VALEO F.TO LENZI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL CUN CONTRO LA ROTTAMAZIONE DI RICERCATORI E ASSOCIATI<br />
inviato da Antonino Graziano dell&#8217;Università di Catania</p>
<p>Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca<br />
CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE<br />
Prot. n. 306<br />
Spedito il 12.02.2009<br />
All’On.le Ministro<br />
S E D E<br />
OGGETTO: Mozione sui prepensionamenti in atto nelle Università.<br />
Adunanza del 12.02.2009<br />
IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE<br />
Sentiti i Relatori;<br />
APPROVA ALL’UNANIMITA’ LA SEGUENTE MOZIONE:<br />
Il CUN nel prendere atto che<br />
-la vigente stesura dell’ultimo periodo del comma 11 dell’art. 72 della L. 133/08 induce molte amministrazioni universitarie ad una interpretazione discriminatoria per i ricercatori a causa della loro non esplicita menzione fra coloro non compresi da quanto previsto dal comma medesimo;<br />
-il combinato disposto dell’art. 2, comma 434 della L. 244/07 e dell’art. 72, comma 7 della L. 133/08, ha portato l’età di pensionamento dei professori associati (non ex stabilizzati) dal 70.mo al 65.mo anno di età; tali evenienze hanno indotto i professori associati ad utilizzare il diritto di opzione di cui al all’art. 1, comma 19 della L. 230/05;<br />
R I L E V A<br />
che ciò ha indotto ad un comportamento assai eterogeneo le amministrazioni universitarie, inducendole spesso ad assumere determinazioni opinabili, oltre che dannose per il Sistema Universitario Nazionale, e in alcuni casi foriere di inevitabili e giustificati ricorsi. In particolare:<br />
1-è diffusa la tendenza a mettere in quiescenza i ricercatori prima del 65.mo anno di età, al raggiungimento dei 40 anni di contributi, versati in parte a proprio carico, e in contrasto con la L. 382/80 e la L. 230/05;<br />
2-alcune amministrazioni universitarie rifiutano la presa d’atto della opzione dei professori associati per il regime della L. 230/05, sostenendo o che la L. 230/05 non è applicabile in assenza dei DM applicativi, o che la recente normativa intervenuta ha di fatto abrogato la possibilità di opzione;<br />
3-alcune amministrazioni universitarie prendono atto della opzione ma fissano il momento della quiescenza per i professori associati optanti al 68.mo anno di età, motivando ciò con la intervenuta discrezionalità della concessione dei due anni aggiuntivi di servizio (che la L. 230/05 chiarisce non essere ulteriormente concedibile oltre il 70.mo anno di età, anno di pensionamento per tutti i docenti ricadenti nel regime della legge citata).<br />
Ciò premesso<br />
E V I D E N Z I A<br />
anzitutto la inopportunità di differenziazioni comportamentali, nel rispetto della discrezionalità laddove data dalle norme, da parte delle varie amministrazioni universitarie;<br />
S O T T O L I N E A<br />
inoltre, la problematica sostenibilità, con conseguente aumento di contenzioso, delle posizioni di cui ai punti 2 e 3 e formula l’auspicio che i Rettori possano addivenire ad una interpretazione dell’ultimo periodo del comma 11 dell’art. 72 della L. 133/08 che veda i ricercatori parte integrante della docenza ed implicitamente compresi nel termine “professori” utilizzato nel citato comma.<br />
IL SEGRETARIO IL PRESIDENTE<br />
F.TO VALEO F.TO LENZI</p>
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	<item>
		<title>Di: Marinella Lorinczi</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/31/l%e2%80%99interesse/comment-page-1/#comment-188</link>
		<dc:creator>Marinella Lorinczi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:58:36 +0000</pubDate>
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		<description>IL RETTORE DI MESSINA
di Marinella Lorinczi dell&#039;Università di Cagliari

Il documento firmato dal Magnifico Rettore dell&#039;Università di Messina andrebbe commentato frase per frase. Anzitutto sembrerebbe che egli provenga da un altro mondo in cui non si sa nulla degli ultimi dieci penosissimi anni attraversati dagli atenei italiani. Non esisterebbe storia di questi ultimi dieci anni, né esegesi storica. Non esisterebbe responsabilità, di nessuno, tanto meno commisurata sull&#039;importanza della funzione ricoperta. Davanti alla catastrofe incombente, che diventerà effettiva con l&#039;applicazione del ddl-Gelmini,  nessun rettore, mi pare, ha pensato di dimettersi. I vari consessi accademici hanno caricato i ricercatori, dai più giovani ai più anziani, in questi dieci anni, con ogni sorta di incombenze didattiche e non. Che la categoria (molto eterogenea quanto a età ed esperienza) fosse in parte consenziente, per svariate ragioni nobili e meno nobili, non toglie nulla alla grave responsabilità che pesa sulla dirigenza, a partire da quella ministeriale. E non ci si nasconda dietro il fatto che le decisioni su didattica e concorsi non sono state prese per via gerarchica bensì nelle riunioni dei consigli, a maggioranza. Certi argomenti non dovevano nemmeno essere messi all&#039;ordine del giorno. Altri invece, come la questione delle carriere studentesche rallentate (che ora si rivela punitiva negli effetti), avrebbero dovuto avere la priorità. Tornando alla lettera rettorale in oggetto, mi pare che anche lo stile e certe formulazioni siano poco consone con la carta intestata. Il &quot;grande impegno finalizzato a privilegiare la qualità didattica e la ricerca scientifica&quot; sarebbe un obiettivo inedito ed innovativo dell&#039;ultima ora? O dell&#039;ultima era?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL RETTORE DI MESSINA<br />
di Marinella Lorinczi dell&#8217;Università di Cagliari</p>
<p>Il documento firmato dal Magnifico Rettore dell&#8217;Università di Messina andrebbe commentato frase per frase. Anzitutto sembrerebbe che egli provenga da un altro mondo in cui non si sa nulla degli ultimi dieci penosissimi anni attraversati dagli atenei italiani. Non esisterebbe storia di questi ultimi dieci anni, né esegesi storica. Non esisterebbe responsabilità, di nessuno, tanto meno commisurata sull&#8217;importanza della funzione ricoperta. Davanti alla catastrofe incombente, che diventerà effettiva con l&#8217;applicazione del ddl-Gelmini,  nessun rettore, mi pare, ha pensato di dimettersi. I vari consessi accademici hanno caricato i ricercatori, dai più giovani ai più anziani, in questi dieci anni, con ogni sorta di incombenze didattiche e non. Che la categoria (molto eterogenea quanto a età ed esperienza) fosse in parte consenziente, per svariate ragioni nobili e meno nobili, non toglie nulla alla grave responsabilità che pesa sulla dirigenza, a partire da quella ministeriale. E non ci si nasconda dietro il fatto che le decisioni su didattica e concorsi non sono state prese per via gerarchica bensì nelle riunioni dei consigli, a maggioranza. Certi argomenti non dovevano nemmeno essere messi all&#8217;ordine del giorno. Altri invece, come la questione delle carriere studentesche rallentate (che ora si rivela punitiva negli effetti), avrebbero dovuto avere la priorità. Tornando alla lettera rettorale in oggetto, mi pare che anche lo stile e certe formulazioni siano poco consone con la carta intestata. Il &#8220;grande impegno finalizzato a privilegiare la qualità didattica e la ricerca scientifica&#8221; sarebbe un obiettivo inedito ed innovativo dell&#8217;ultima ora? O dell&#8217;ultima era?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: fini carla</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/31/l%e2%80%99interesse/comment-page-1/#comment-181</link>
		<dc:creator>fini carla</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 14:57:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=984#comment-181</guid>
		<description>CI PRENDONO &#039;IN GIRO&#039;
di Carla Fini dell&#039;Università di Roma 3

Ci vogliono mandare in pensione, senza aver mai avuto una possibilità di fare un concorso, vedi concorsi riservati della Moratti, molte Facoltà ci danno incarichi, ma non ci chiamano neppure professori aggregati, nè ci registrano come tali nei verbali dei consigli.
Ci toccano gli interessi legittimi e ci prendono &quot;in giro&quot;.
Carla FINI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CI PRENDONO &#8216;IN GIRO&#8217;<br />
di Carla Fini dell&#8217;Università di Roma 3</p>
<p>Ci vogliono mandare in pensione, senza aver mai avuto una possibilità di fare un concorso, vedi concorsi riservati della Moratti, molte Facoltà ci danno incarichi, ma non ci chiamano neppure professori aggregati, nè ci registrano come tali nei verbali dei consigli.<br />
Ci toccano gli interessi legittimi e ci prendono &#8220;in giro&#8221;.<br />
Carla FINI</p>
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