<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Walter Tocci (PD): da una giusta analisi un mortale rimedio &#8211; La &#8220;brillante soluzione&#8221; dell&#8217;ANDU per i concorsi</title>
	<atom:link href="http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/</link>
	<description>Associazione Nazionale Docenti Universitari</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 16:41:49 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
	<item>
		<title>Di: Patrizio Dimitri</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-255</link>
		<dc:creator>Patrizio Dimitri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 11:33:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-255</guid>
		<description>CONCORSI NAZIONALI CON IL 50% DI STRANIERI
di Patrizio Dimitri dell&#039;Università di Roma &quot;La Sapienza&quot;

Una &quot;pulizia etica&quot; per i concorsi.

Cari colleghi, condivido l’analisi di Walter Tocci e sarei idealmente anche d’accordo con la soluzione della chiamata diretta, ma considerando lo stato attuale e i rapporti di forza presenti all’interno dei nostri atenei, la trovo purtroppo impraticabile. Infatti, una tale soluzione in questo momento favorirebbe ancora di più le logiche clientelari e nepotistiche che già la fanno da padrone. La chiamata diretta fallirebbe come sono falliti tutti gli altri meccanismi concorsuali sperimentati finora, generando le stesse aberrazioni che vengono denunciate oggi. D’altronde, anche la proposta fatta dall’ANDU sui concorsi temo non avrebbe miglior fortuna. Infatti, non credo che per far girare il vento bastino le commissioni nazionali interamente sorteggiate e composte da soli ordinari, e nemmeno che da quelle commissioni siano esclusi i docenti dell’Ateneo che bandisce il posto. Sappiamo bene che le reti di accademiche sono vaste e potenti e capaci di funzionare in modo trasversale.

Vista la situazione è lecito pensare che il fallimento di tutti i meccanismi concorsuali messi in pratica fino ad oggi sia dipeso non tanto dai meccanismi stessi, quanto da chi li ha sempre gestiti, ovvero quella elite di professori ordinari appartenente ai vari settori disciplinari e facente capo a gruppi e gruppuscoli accademici di potere. Come possiamo pensare che qualcosa cambi se i gestori saranno sempre i medesimi? 

Che fare, allora? Per tentare una bonifica del sistema, i concorsi dovrebbero essere nazionali, come sostiene l’ANDU, ma a mio parere le commissioni dovrebbero prevedere una massiccia presenza di esperti stranieri (almeno il 50%), non perchè più bravi o più belli, ma solo in quanto garanti il più possibile indipendenti e svincolati dalle lobbies politico-accademiche di casa nostra. Qualcosa di simile dovrebbe valere anche per la valutazione dei progetti di ricerca. 

Un decennio di tale pratica potrebbe produrre una discreta “pulizia etica” e favorire lo sviluppo di una nuova generazione accademica in media eticamente e professionalmente migliore della precedente. A quel punto si dovrebbe passare a una fase successiva basata su chiamata diretta dei candidati da parte degli Atenei e sulla loro valutazione, con finanziamenti in funzione dei risultati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CONCORSI NAZIONALI CON IL 50% DI STRANIERI<br />
di Patrizio Dimitri dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;</p>
<p>Una &#8220;pulizia etica&#8221; per i concorsi.</p>
<p>Cari colleghi, condivido l’analisi di Walter Tocci e sarei idealmente anche d’accordo con la soluzione della chiamata diretta, ma considerando lo stato attuale e i rapporti di forza presenti all’interno dei nostri atenei, la trovo purtroppo impraticabile. Infatti, una tale soluzione in questo momento favorirebbe ancora di più le logiche clientelari e nepotistiche che già la fanno da padrone. La chiamata diretta fallirebbe come sono falliti tutti gli altri meccanismi concorsuali sperimentati finora, generando le stesse aberrazioni che vengono denunciate oggi. D’altronde, anche la proposta fatta dall’ANDU sui concorsi temo non avrebbe miglior fortuna. Infatti, non credo che per far girare il vento bastino le commissioni nazionali interamente sorteggiate e composte da soli ordinari, e nemmeno che da quelle commissioni siano esclusi i docenti dell’Ateneo che bandisce il posto. Sappiamo bene che le reti di accademiche sono vaste e potenti e capaci di funzionare in modo trasversale.</p>
<p>Vista la situazione è lecito pensare che il fallimento di tutti i meccanismi concorsuali messi in pratica fino ad oggi sia dipeso non tanto dai meccanismi stessi, quanto da chi li ha sempre gestiti, ovvero quella elite di professori ordinari appartenente ai vari settori disciplinari e facente capo a gruppi e gruppuscoli accademici di potere. Come possiamo pensare che qualcosa cambi se i gestori saranno sempre i medesimi? </p>
<p>Che fare, allora? Per tentare una bonifica del sistema, i concorsi dovrebbero essere nazionali, come sostiene l’ANDU, ma a mio parere le commissioni dovrebbero prevedere una massiccia presenza di esperti stranieri (almeno il 50%), non perchè più bravi o più belli, ma solo in quanto garanti il più possibile indipendenti e svincolati dalle lobbies politico-accademiche di casa nostra. Qualcosa di simile dovrebbe valere anche per la valutazione dei progetti di ricerca. </p>
<p>Un decennio di tale pratica potrebbe produrre una discreta “pulizia etica” e favorire lo sviluppo di una nuova generazione accademica in media eticamente e professionalmente migliore della precedente. A quel punto si dovrebbe passare a una fase successiva basata su chiamata diretta dei candidati da parte degli Atenei e sulla loro valutazione, con finanziamenti in funzione dei risultati.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marianna (dottore di ricerca uscito dall'Università)</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-250</link>
		<dc:creator>Marianna (dottore di ricerca uscito dall'Università)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:28:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-250</guid>
		<description>LA VITA IMPOSSIBILE DEL PRECARIO
di Marianna Signorastri (fuori dall&#039;Università)

Risposta a GIOVANE RICERCATORE ‘MOBILE’ SE BEN RETRIBUITO

Colgo lo spunto di Davide Silvestri che, essendo un giovane, secondo me ha centrato in pieno il problema, per cercare di porvi un problema che ritengo grave e non marginale nelle Università italiane.
Personalmente ho concluso il dottorato e mi sono immediatamente resa conto che la carriera universitaria, oggi, è per chi è ricco di famiglia ed è disposto a farsi mantenere da papà, oppure per chi non vuole costruirsi un futuro.
Difficilmente, infatti, la voglia di costruirsi una vita normale (matrimonio, famiglia, casa..) si concilia con il lavoro estremamente precario che l&#039;università offre.
Mi è inoltre capitato il terribile episodio di conoscere una brillante ricercatrice, che ha lavorato per anni con brevi contratti di ricerca. Successivamente ha svolto il dottorato di ricerca e, quando si è resa conto che, finiti i fondi della borsa, sarebbe dovuta tornare alla vita di rinunce e insicurezze precedente non ha retto e si è suicidata.
Mi si è posta quindi una scelta: continuare a cercare di entrare in università o orientarmi verso altre scelte? 
Ho rinunciato alla carriera universitaria. Ho partecipato ad un concorso presso un ente locale e l&#039;ho vinto: oggi ho uno stipendio che mi ha permesso di avere un figlio, di accedere ad un mutuo per acquistare la casa, ecc... 
Nonostante avessi rinunciato all&#039;università come attività principale, alcuni docenti hanno continuato a offrirmi collaborazioni in attività di ricerca, o contratti di docenza praticamente non retribuiti. Per me la ricerca è diventato un hobby, ma come talo gli dedico il tempo che si può dedicare alla palestra, alla musica,... Oggi ho quasi esaurito lo slancio e la pazienza. Ho solo un rimpianto: sono certa che avrei potuto svolgere le attività di ricerca meglio di colleghi che conosco, i quali hanno continuato a &quot;bazzicare in università&quot;, anche senza retribuzione alcuna, perchè non sono in grado di fare altro. Sicuramente fra i precari molti sono preparatissimi e meritano di diventare professori, molti altri putroppo diventeranno ricercatori a quaranta/cinquantanni solo perchè hanno avuto costanza!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LA VITA IMPOSSIBILE DEL PRECARIO<br />
di Marianna Signorastri (fuori dall&#8217;Università)</p>
<p>Risposta a GIOVANE RICERCATORE ‘MOBILE’ SE BEN RETRIBUITO</p>
<p>Colgo lo spunto di Davide Silvestri che, essendo un giovane, secondo me ha centrato in pieno il problema, per cercare di porvi un problema che ritengo grave e non marginale nelle Università italiane.<br />
Personalmente ho concluso il dottorato e mi sono immediatamente resa conto che la carriera universitaria, oggi, è per chi è ricco di famiglia ed è disposto a farsi mantenere da papà, oppure per chi non vuole costruirsi un futuro.<br />
Difficilmente, infatti, la voglia di costruirsi una vita normale (matrimonio, famiglia, casa..) si concilia con il lavoro estremamente precario che l&#8217;università offre.<br />
Mi è inoltre capitato il terribile episodio di conoscere una brillante ricercatrice, che ha lavorato per anni con brevi contratti di ricerca. Successivamente ha svolto il dottorato di ricerca e, quando si è resa conto che, finiti i fondi della borsa, sarebbe dovuta tornare alla vita di rinunce e insicurezze precedente non ha retto e si è suicidata.<br />
Mi si è posta quindi una scelta: continuare a cercare di entrare in università o orientarmi verso altre scelte?<br />
Ho rinunciato alla carriera universitaria. Ho partecipato ad un concorso presso un ente locale e l&#8217;ho vinto: oggi ho uno stipendio che mi ha permesso di avere un figlio, di accedere ad un mutuo per acquistare la casa, ecc&#8230;<br />
Nonostante avessi rinunciato all&#8217;università come attività principale, alcuni docenti hanno continuato a offrirmi collaborazioni in attività di ricerca, o contratti di docenza praticamente non retribuiti. Per me la ricerca è diventato un hobby, ma come talo gli dedico il tempo che si può dedicare alla palestra, alla musica,&#8230; Oggi ho quasi esaurito lo slancio e la pazienza. Ho solo un rimpianto: sono certa che avrei potuto svolgere le attività di ricerca meglio di colleghi che conosco, i quali hanno continuato a &#8220;bazzicare in università&#8221;, anche senza retribuzione alcuna, perchè non sono in grado di fare altro. Sicuramente fra i precari molti sono preparatissimi e meritano di diventare professori, molti altri putroppo diventeranno ricercatori a quaranta/cinquantanni solo perchè hanno avuto costanza!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-158</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:32:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-158</guid>
		<description>CONCORSO, STRUMENTO PEGGIORE
di Antonino Graziano dell&#039;Università di Catania

Credo che il concorso, in sé, sia il peggiore degli strumenti possibili per reclutare docenti universitari. L&#039;idea stessa che il concorso debba vincerlo il candidato scientificamente migliore,
apparentemente ineccepibile, è sbagliata. In realtà, ogni università, facoltà, dipartimento, corso di laurea, ha proprie e differenziate esigenze: ci può essere chi ha bisogno del giovane dinamico e organizzatore, chi della celebrità internazionale, chi del caposcuola, chi del ricercatore puro, chi del facilitatore dei rapporti con l&#039;esterno; e pure chi ha bisogno di rispondere alle attese di crescita professionale delle proprie risorse interne, come accade in ogni sana organizzazione, anche in senzo, più meritocratica. L&#039;importante è che costui sia idoneo, invece che sia il migliore - sotto il profilo scientifico - esistente sul pianeta Terra.
 In sostanza, il meccanismo debba essere quello della chiamata libera nell&#039;ambito di una rosa di idonei stilata dalla comunità scientifica. Questa rosa dovrebbe essere espressione
della serietà e qualificazione della comunità scientifica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CONCORSO, STRUMENTO PEGGIORE<br />
di Antonino Graziano dell&#8217;Università di Catania</p>
<p>Credo che il concorso, in sé, sia il peggiore degli strumenti possibili per reclutare docenti universitari. L&#8217;idea stessa che il concorso debba vincerlo il candidato scientificamente migliore,<br />
apparentemente ineccepibile, è sbagliata. In realtà, ogni università, facoltà, dipartimento, corso di laurea, ha proprie e differenziate esigenze: ci può essere chi ha bisogno del giovane dinamico e organizzatore, chi della celebrità internazionale, chi del caposcuola, chi del ricercatore puro, chi del facilitatore dei rapporti con l&#8217;esterno; e pure chi ha bisogno di rispondere alle attese di crescita professionale delle proprie risorse interne, come accade in ogni sana organizzazione, anche in senzo, più meritocratica. L&#8217;importante è che costui sia idoneo, invece che sia il migliore &#8211; sotto il profilo scientifico &#8211; esistente sul pianeta Terra.<br />
 In sostanza, il meccanismo debba essere quello della chiamata libera nell&#8217;ambito di una rosa di idonei stilata dalla comunità scientifica. Questa rosa dovrebbe essere espressione<br />
della serietà e qualificazione della comunità scientifica.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-157</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:03:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-157</guid>
		<description>DAL 1995 CONCORSI PER COOPTAZIONE PERSONALE
di Antonino Graziano dell&#039;Università di Catania

NELLE VALUTAZIONI COMPARATIVE 1999-2005 
Mi sembrano però necessarie integrazioni. Anzitutto la gestione spregiudicata o addirittura cinica di taluni commissari o grandi elettori è un male risalente negli anni frutto di una
scelta imposta dal legislatore, incurante delle finalità scientifiche dell’università e volutamente disattento alla istanza di una corretta etica. La stessa disciplina dei concorsi attualmente in vigore è stata escogitata in chiave di garanzia della carriera di coloro che erano già dentro all’Università, per permettere ai ricercatori di divenire associati e agli associati di divenire ordinari: basti pensare alla nomina del commissario interno, a protezione del figlio prediletto della Facoltà; alla previsione di due e, poi, una idoneità aggiuntive, quale merce di scambio; alla possibilità data alla Facoltà banditrice di non chiamare nessun vincitore. E se si guarda al bilancio di questi primi sette anni, certo la ratio della riforma è stata pienamente rispettata, perché in larghissima percentuale i concorsi si sono limitati a favorire carriere interne, facendo saltare qualsiasi ricambio e mobilità, sicché, oggi, chi è dentro è dentro ed è dentro sempre nella stessa sede universitaria, dalla laurea al collocamento a riposo. Finiamo con questi scandalismi di facile maniera giudichiamo le persone sulla base del loro passato;
rimbocchiamoci le maniche, chiedendo al legislatore una riforma più coraggiosa in senso meritocratico: se si volge lo squardo a ciò che è stato allora la proposta è veramente brillante.....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DAL 1995 CONCORSI PER COOPTAZIONE PERSONALE<br />
di Antonino Graziano dell&#8217;Università di Catania</p>
<p>NELLE VALUTAZIONI COMPARATIVE 1999-2005<br />
Mi sembrano però necessarie integrazioni. Anzitutto la gestione spregiudicata o addirittura cinica di taluni commissari o grandi elettori è un male risalente negli anni frutto di una<br />
scelta imposta dal legislatore, incurante delle finalità scientifiche dell’università e volutamente disattento alla istanza di una corretta etica. La stessa disciplina dei concorsi attualmente in vigore è stata escogitata in chiave di garanzia della carriera di coloro che erano già dentro all’Università, per permettere ai ricercatori di divenire associati e agli associati di divenire ordinari: basti pensare alla nomina del commissario interno, a protezione del figlio prediletto della Facoltà; alla previsione di due e, poi, una idoneità aggiuntive, quale merce di scambio; alla possibilità data alla Facoltà banditrice di non chiamare nessun vincitore. E se si guarda al bilancio di questi primi sette anni, certo la ratio della riforma è stata pienamente rispettata, perché in larghissima percentuale i concorsi si sono limitati a favorire carriere interne, facendo saltare qualsiasi ricambio e mobilità, sicché, oggi, chi è dentro è dentro ed è dentro sempre nella stessa sede universitaria, dalla laurea al collocamento a riposo. Finiamo con questi scandalismi di facile maniera giudichiamo le persone sulla base del loro passato;<br />
rimbocchiamoci le maniche, chiedendo al legislatore una riforma più coraggiosa in senso meritocratico: se si volge lo squardo a ciò che è stato allora la proposta è veramente brillante&#8230;..</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianfranco Denti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-153</link>
		<dc:creator>Gianfranco Denti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 10:54:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-153</guid>
		<description>GRAZIANO, MA CHE PROPOSTA BRILLANTE!
di Gianfranco Denti dell&#039;Università di Pisa

Graziano, l&#039;epurazione dei cinquantacinquenni mi sembra una proposta eccezionalmente brillante!... Sono curioso di sapere quali, secondo lei, potrebbero essere le istituzioni di elezione cui assegnare gli epurati, perché possano svolgere ancora un&#039;attività nell&#039;interesse del Paese. Personalmente immagino che aziende di sevizi a partecipazione pubblica (auto-filo-tramviarie, di nettezza urbana, di illuminazione stradale, di servizi idrici e fognanti, ecc.) sarebbero le più valide. E&#039; comunque del tutto opportuno che a una &quot;certa età&quot; (ma anche ad un&#039;età certa; meglio, forse, 50 anni) si rinnovino obbligatoriamente le prospettive lavorative dei docenti universitari, anche per farli godere di una rinnovata libertà (com&#039;è stato autorevolmente scritto, il lavoro rende liberi).
Grazie, Graziano, la Nazione ha bisogno di idee nuove! Aspettiamo di vedere se il Ministro Gelmini ne saprà comprendere e valutare l&#039;enorme potenziale riformatore...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GRAZIANO, MA CHE PROPOSTA BRILLANTE!<br />
di Gianfranco Denti dell&#8217;Università di Pisa</p>
<p>Graziano, l&#8217;epurazione dei cinquantacinquenni mi sembra una proposta eccezionalmente brillante!&#8230; Sono curioso di sapere quali, secondo lei, potrebbero essere le istituzioni di elezione cui assegnare gli epurati, perché possano svolgere ancora un&#8217;attività nell&#8217;interesse del Paese. Personalmente immagino che aziende di sevizi a partecipazione pubblica (auto-filo-tramviarie, di nettezza urbana, di illuminazione stradale, di servizi idrici e fognanti, ecc.) sarebbero le più valide. E&#8217; comunque del tutto opportuno che a una &#8220;certa età&#8221; (ma anche ad un&#8217;età certa; meglio, forse, 50 anni) si rinnovino obbligatoriamente le prospettive lavorative dei docenti universitari, anche per farli godere di una rinnovata libertà (com&#8217;è stato autorevolmente scritto, il lavoro rende liberi).<br />
Grazie, Graziano, la Nazione ha bisogno di idee nuove! Aspettiamo di vedere se il Ministro Gelmini ne saprà comprendere e valutare l&#8217;enorme potenziale riformatore&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-152</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 10:06:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-152</guid>
		<description>ASSUMERE CHI SI VUOLE
di Antonino Graziano dell&#039;Università di Catania

La soluzione di concorsi esiste da lungo tempo
a) l&#039;università libera di assumere chi vuole
B) valutazione operato triennale con quantificazione economica scientifica e didattica prodotta
c) permanenza nel ruolo unico docente fino a 55 anni poi il passaggio ad altra istituzione obbligatoria
d)Permanenza nel ruolo docente fino a 65 anni per alti meriti scientifici
e)In presenza di valutazione triennale negativa passaggio obbligatorio immediato ad altra amministrazione
f) assunzione  nelle università nel rispetto dei  parametri stabiliti dal ministero e CUN ogni 2 anni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ASSUMERE CHI SI VUOLE<br />
di Antonino Graziano dell&#8217;Università di Catania</p>
<p>La soluzione di concorsi esiste da lungo tempo<br />
a) l&#8217;università libera di assumere chi vuole<br />
B) valutazione operato triennale con quantificazione economica scientifica e didattica prodotta<br />
c) permanenza nel ruolo unico docente fino a 55 anni poi il passaggio ad altra istituzione obbligatoria<br />
d)Permanenza nel ruolo docente fino a 65 anni per alti meriti scientifici<br />
e)In presenza di valutazione triennale negativa passaggio obbligatorio immediato ad altra amministrazione<br />
f) assunzione  nelle università nel rispetto dei  parametri stabiliti dal ministero e CUN ogni 2 anni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberto Mioni</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-147</link>
		<dc:creator>Alberto Mioni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:22:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-147</guid>
		<description>CONCORSI: NON HO UNA SOLUZIONE
di Alberto Mioni dell&#039;Università di Padova

Sono sufficientemente anziano da aver provato vari sistemi concorsuali. La mia esperienza mi dice che nessuno dei sistemi è perfetto se vi sono dei commissari condizionati dai propri impegni di bottega o di indirizzo di ricerca nel loro SSD. 
Ho visto anche concorsi in cui i commissari erano sorteggiati: chi aveva avuto la fortuna di entrare in commissione aveva la tentazione di sistemare i suoi allievi o gli allievi del collega amico anche se immaturi, dato che non aveva la certezza di poter essere nuovamente sorteggiato quando i suoi protetti fossero effettivamente maturi e meritevoli. Quanto alle successive chiamate nelle Facoltà, sappiamo come esse possano creare obblighi di gratitudine e legami mafiosi. Il pericolo è che le sedi meno appetite e meno attrezzate per la ricerca tocchino in sorte ad ottimi candidati freelance o che tentano di tornare in Italia dopo un fruttuoso curriculum all&#039;estero.
Anche il sistema dei concorsi in loco che ha regolato per molti anni lo sviluppo della docenza ha portato a risultati spesso immondi: per di potere ternare qualcuno che interessa al commissario, si &#039;pagava pegno&#039; alla sede che aveva bandito  promuovendo candidati locali che non avrebbero alcuna chance in un concorso nazionale. Ma, anche qui c&#039;è un ma: questo sistema ha permesso di colmare i vuoti delle università minori promuovendo dei cultori locali di non alto valore, ma che comunque assicuravano presenza e continuità alla didattica, invece che offrire un&#039;ondata di &#039;esportati&#039; dalle sedi maggiori che restano nella sede di chiamata per pochi anni, in attesa di ritornare ... in patria.
Non ho una soluzione, ma penso che le consultazioni nell&#039;ambito delle associazioni scientifiche dei vari gruppi di discipline, dove esse abbiano operato in base a principi oggettivi nell&#039;esprimere criteri di scelta e nel proporre delle liste di papabili, abbiano potuto metter un po&#039; d&#039;ordine in materia. Anche qui c&#039;è però il pericolo che il bravo studioso isolato non noto alla corporazione non venga preso in considerazione. Soprattutto nelle materie umanistiche un salto di qualità può venir dato dalla pubblicazione di un libro di buon respiro, che avviene spesso a ridosso dei concorsi e che quindi non mette in lizza certi candidati potenzialmente di prim&#039;ordine, ma che - senza un&#039;opera di ampio respiro - non possano essere ritenuto all&#039;altezza prima dell&#039;uscita di tale opera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CONCORSI: NON HO UNA SOLUZIONE<br />
di Alberto Mioni dell&#8217;Università di Padova</p>
<p>Sono sufficientemente anziano da aver provato vari sistemi concorsuali. La mia esperienza mi dice che nessuno dei sistemi è perfetto se vi sono dei commissari condizionati dai propri impegni di bottega o di indirizzo di ricerca nel loro SSD.<br />
Ho visto anche concorsi in cui i commissari erano sorteggiati: chi aveva avuto la fortuna di entrare in commissione aveva la tentazione di sistemare i suoi allievi o gli allievi del collega amico anche se immaturi, dato che non aveva la certezza di poter essere nuovamente sorteggiato quando i suoi protetti fossero effettivamente maturi e meritevoli. Quanto alle successive chiamate nelle Facoltà, sappiamo come esse possano creare obblighi di gratitudine e legami mafiosi. Il pericolo è che le sedi meno appetite e meno attrezzate per la ricerca tocchino in sorte ad ottimi candidati freelance o che tentano di tornare in Italia dopo un fruttuoso curriculum all&#8217;estero.<br />
Anche il sistema dei concorsi in loco che ha regolato per molti anni lo sviluppo della docenza ha portato a risultati spesso immondi: per di potere ternare qualcuno che interessa al commissario, si &#8216;pagava pegno&#8217; alla sede che aveva bandito  promuovendo candidati locali che non avrebbero alcuna chance in un concorso nazionale. Ma, anche qui c&#8217;è un ma: questo sistema ha permesso di colmare i vuoti delle università minori promuovendo dei cultori locali di non alto valore, ma che comunque assicuravano presenza e continuità alla didattica, invece che offrire un&#8217;ondata di &#8216;esportati&#8217; dalle sedi maggiori che restano nella sede di chiamata per pochi anni, in attesa di ritornare &#8230; in patria.<br />
Non ho una soluzione, ma penso che le consultazioni nell&#8217;ambito delle associazioni scientifiche dei vari gruppi di discipline, dove esse abbiano operato in base a principi oggettivi nell&#8217;esprimere criteri di scelta e nel proporre delle liste di papabili, abbiano potuto metter un po&#8217; d&#8217;ordine in materia. Anche qui c&#8217;è però il pericolo che il bravo studioso isolato non noto alla corporazione non venga preso in considerazione. Soprattutto nelle materie umanistiche un salto di qualità può venir dato dalla pubblicazione di un libro di buon respiro, che avviene spesso a ridosso dei concorsi e che quindi non mette in lizza certi candidati potenzialmente di prim&#8217;ordine, ma che &#8211; senza un&#8217;opera di ampio respiro &#8211; non possano essere ritenuto all&#8217;altezza prima dell&#8217;uscita di tale opera.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianfranco Denti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-140</link>
		<dc:creator>Gianfranco Denti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:45:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-140</guid>
		<description>IN RUOLO PRESTO, RICERCATORI TERZA FASCIA
di Gianfranco Denti dell&#039;Università di Pisa

Sono assolutamente d&#039;accordo con Davide Silvestri circa la necessità di prevedere importi degli assegni post-doc che siano almeno nella media di quelli dei paesi più evoluti.
  
Quello che invece mi pare che Silvestri non abbia colto è che dovrebbe essere l&#039;inserimento stabile (di ruolo) a potersi realizzare solo in sede diversa da quella di formazione. E, aggiungo ora, non dopo tre lustri di lavoro precario, sottopagato ed eterodiretto (spesso puramente esecutivo). E non con stipendi indecorosi come quelli iniziali degli attuali ricercatori di ruolo (qualifica che non solo non andrebbe abolita, ma rilanciata e potenziata come terza fascia della docenza, checché ne dicano i soliti &quot;opinion makers parauniversitari trasversali&quot;...).
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IN RUOLO PRESTO, RICERCATORI TERZA FASCIA<br />
di Gianfranco Denti dell&#8217;Università di Pisa</p>
<p>Sono assolutamente d&#8217;accordo con Davide Silvestri circa la necessità di prevedere importi degli assegni post-doc che siano almeno nella media di quelli dei paesi più evoluti.</p>
<p>Quello che invece mi pare che Silvestri non abbia colto è che dovrebbe essere l&#8217;inserimento stabile (di ruolo) a potersi realizzare solo in sede diversa da quella di formazione. E, aggiungo ora, non dopo tre lustri di lavoro precario, sottopagato ed eterodiretto (spesso puramente esecutivo). E non con stipendi indecorosi come quelli iniziali degli attuali ricercatori di ruolo (qualifica che non solo non andrebbe abolita, ma rilanciata e potenziata come terza fascia della docenza, checché ne dicano i soliti &#8220;opinion makers parauniversitari trasversali&#8221;&#8230;).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Davide Silvestri</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-130</link>
		<dc:creator>Davide Silvestri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 18:49:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-130</guid>
		<description>GIOVANE RICERCATORE &#039;MOBILE&#039; SE BEN RETRIBUITO
di Davide Silvestri dell&#039;Università di Pisa

Mi trovo in linea con quanto asserito da Achille Giacometti, ma provo a intervenire in merito al post di Gianfranco Denti. Ritengo nello specifico che l&#039;idea di base della &quot;mobilità&quot; del giovane ricercatore sia scientificamente e culturalmente interessante, sia perché il contatto/interfaccia con ambienti ed esperienze differenti sarebbe sicuramente stimolante e formativo, sia perché (forse) diminuirebbe il nepotismo, in quanto si andrebbe a recidere il pericoloso (spesso) rapporto giovane ricercatore pre-concorso / professore ordinario. Ricordo che purtroppo il nepotismo nel sistema odierno non è solo una prassi, ma dal pdv del giovane è una necessità, costretto altrimenti a presentarsi ai concorsi &quot;senza elmetto&quot;. 
Mi permetto però di fare un&#039;osservazione dal mio pdv di giovane ricercatore pre-concorso (assegnista): mi sembra che quello che viene presentato/paventato sia un mondo ideale, in cui io sarei libero di girare per i centri di ricerca nazionali e internazionali per 6-8 anni, accrescendo il mio bagaglio di competenze ed esperienze, da mettere poi a disposizione di un Ateneo che creda nelle mie capacità e nelle idee (di ricerca) che intendo portare avanti; poi c&#039;è il mondo reale, in cui ci sono le bollette da pagare, gli affitti, le spese di viaggio, la fidanzata/compagna/moglie che magari non può seguirti nel tuo girovagare. Qualcuno di voi mi dirà: &quot;beh...molti in molte professioni lo fanno&quot;, e io mi permetto di rispondere &quot;ok, anche io sarei disposto, ma datemi uno stipendio idoneo, che mi garantisca di girare per alcuni anni per la crescita professionale/culturale facendo anche sacrifici personali/relazionali, ma non dimentichiamoci che tutto questo deve avere un ritorno economico adeguato&quot;. 
Molti giovani motivati oggi vanno ad esempio all&#039;estero, ma ricordiamoci che fuori dalle Università con una laurea in Ingegneria (come la mia) questi giovani guadagnano 10 volte quello che percepisco io come assegnista. Dopo i 6-8 anni, con i guadagni fatti, comprano casa e fondano famiglia ..... qui quello che ci si prospetta è di diventare ricercatori altamente professionalizzati e formati, ....ma senza fissa dimora, single e con 900 € di stipendio al mese. 
Il mio intervento non vuole essere polemico con nessuno, ha solo lo scopo di richiamare alla mente di tutti le difficoltà economiche in cui versa un giovane che decida di intraprendere la carriera universitaria, difficoltà che poi si riflettono su tutti gli aspetti della vita privata. Quindi ben venga la mobilità, che condivido, ma retribuita ad hoc, come retribuito ad hoc deve essere il posto di ricercatore. Una vera riforma ...... che voglia mirare alla selezione dei &quot;migliori&quot; deve partire da questo.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GIOVANE RICERCATORE &#8216;MOBILE&#8217; SE BEN RETRIBUITO<br />
di Davide Silvestri dell&#8217;Università di Pisa</p>
<p>Mi trovo in linea con quanto asserito da Achille Giacometti, ma provo a intervenire in merito al post di Gianfranco Denti. Ritengo nello specifico che l&#8217;idea di base della &#8220;mobilità&#8221; del giovane ricercatore sia scientificamente e culturalmente interessante, sia perché il contatto/interfaccia con ambienti ed esperienze differenti sarebbe sicuramente stimolante e formativo, sia perché (forse) diminuirebbe il nepotismo, in quanto si andrebbe a recidere il pericoloso (spesso) rapporto giovane ricercatore pre-concorso / professore ordinario. Ricordo che purtroppo il nepotismo nel sistema odierno non è solo una prassi, ma dal pdv del giovane è una necessità, costretto altrimenti a presentarsi ai concorsi &#8220;senza elmetto&#8221;.<br />
Mi permetto però di fare un&#8217;osservazione dal mio pdv di giovane ricercatore pre-concorso (assegnista): mi sembra che quello che viene presentato/paventato sia un mondo ideale, in cui io sarei libero di girare per i centri di ricerca nazionali e internazionali per 6-8 anni, accrescendo il mio bagaglio di competenze ed esperienze, da mettere poi a disposizione di un Ateneo che creda nelle mie capacità e nelle idee (di ricerca) che intendo portare avanti; poi c&#8217;è il mondo reale, in cui ci sono le bollette da pagare, gli affitti, le spese di viaggio, la fidanzata/compagna/moglie che magari non può seguirti nel tuo girovagare. Qualcuno di voi mi dirà: &#8220;beh&#8230;molti in molte professioni lo fanno&#8221;, e io mi permetto di rispondere &#8220;ok, anche io sarei disposto, ma datemi uno stipendio idoneo, che mi garantisca di girare per alcuni anni per la crescita professionale/culturale facendo anche sacrifici personali/relazionali, ma non dimentichiamoci che tutto questo deve avere un ritorno economico adeguato&#8221;.<br />
Molti giovani motivati oggi vanno ad esempio all&#8217;estero, ma ricordiamoci che fuori dalle Università con una laurea in Ingegneria (come la mia) questi giovani guadagnano 10 volte quello che percepisco io come assegnista. Dopo i 6-8 anni, con i guadagni fatti, comprano casa e fondano famiglia &#8230;.. qui quello che ci si prospetta è di diventare ricercatori altamente professionalizzati e formati, &#8230;.ma senza fissa dimora, single e con 900 € di stipendio al mese.<br />
Il mio intervento non vuole essere polemico con nessuno, ha solo lo scopo di richiamare alla mente di tutti le difficoltà economiche in cui versa un giovane che decida di intraprendere la carriera universitaria, difficoltà che poi si riflettono su tutti gli aspetti della vita privata. Quindi ben venga la mobilità, che condivido, ma retribuita ad hoc, come retribuito ad hoc deve essere il posto di ricercatore. Una vera riforma &#8230;&#8230; che voglia mirare alla selezione dei &#8220;migliori&#8221; deve partire da questo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianfranco Denti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-123</link>
		<dc:creator>Gianfranco Denti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:43:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-123</guid>
		<description>RECLUTAMENTO. LA PROPOSTA ANDREBBE BENISSIMO SE ...
di Gianfranco Denti dell&#039;Università di Pisa

Sul reclutamento. 
La proposta Tocci andrebbe benissimo solo se si stabilisse per legge ciò che è prassi in molti sistemi universitari stranieri, e cioè &quot;l&#039;obbligo di mobilità iniziale&quot;. In altri termini, non dovrebbe essere possibile assumere nel ruolo di ingresso chi abbia fatto il dottorato di ricerca (o la specializzazione medica) - titolo da rendere obbligatorio - nella sede universitaria che opera la selezione. Inoltre, come pure avviene altrove, i candidati al posto dovrebbero presentare un autonomo programma di ricerca, che la sede dovrebbe impegnarsi a sostenere per almeno un triennio con apposite risorse. 
Questo avrebbe come positive conseguenze che:
a) si metterebbero in circolazione le persone meglio formate, con beneficio dell&#039;intero sistema universitario, anche in termini di emulazione dei migliori percorsi formativi;
b) si eviterebbe che fossero reclutati meri esecutori, portaborse e &quot;alzatori di mani&quot; (o peggio), ad esclusivo vantaggio &quot;produttivo&quot; e/o di potere del reclutatore;
c) la sede che recluta ne avrebbe chiaro fino in fondo il perché (turn-over, rafforzamento scientifico e didattico di un settore, apertura di un nuovo settore, ecc.), che oggi spesso è chiaro solo a chi &quot;dispone del posto&quot;;
d) si assumerebbero persone autonome, motivate all&#039;innovazione e al cambiamento, che si cimenterebbero con un nuovo ambiente attraverso il proprio ingegno e il proprio impegno, non solo per l&#039;impossibilità di farsi proteggere dal &quot;maestro&quot;, ma soprattutto per l&#039;esaltante soddisfazione di poter mettere a frutto la propria libertà (finalmente garantita non solo sulla carta, sia pure costituzionale ...).

Quanto alle &quot;punizioni&quot; basate sul definanziamento, perché funzionassero efficacemente ed equamente, specie a breve-medio termine (cioè nella fase di riposizionamento del sistema), bisognerebbe che fossero irrogate in seguito a valutazioni estremamente sofisticate e comunque indipendenti dal ministero. Altrimenti molte sedi rischierebbero avvitamenti negativi in gran parte dovuti a cattivi comportamenti risalenti fino a tre o quattro lustri fa, con scarsa incidenza degli sforzi di cambiamento in corso. Non dimentichiamo, infine, gli effetti sugli studenti: in un sistema cronicamente sottofinanziato ed in cui la mobilità studentesca è molto limitata - per tutte le ragioni infrastrutturali ed economiche che sappiamo - la riduzione delle risorse di una sede si traduce necessariamente e progressivamente in minori e peggiori servizi didattici, a tutto danno degli incolpevoli destinatari e senza che questi possano rimediare. (Se un ospedale funziona male, non ha senso metterlo in condizioni di funzionare peggio: o lo si risana subito o lo si chiude, senza aspettare che abbia prodotto generazioni di morti per malasanità...). 
E&#039; chiaro che questi effetti andrebbero evitati, ma come?

Cordialità.

Gianfranco Denti
Università di Pisa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>RECLUTAMENTO. LA PROPOSTA ANDREBBE BENISSIMO SE &#8230;<br />
di Gianfranco Denti dell&#8217;Università di Pisa</p>
<p>Sul reclutamento.<br />
La proposta Tocci andrebbe benissimo solo se si stabilisse per legge ciò che è prassi in molti sistemi universitari stranieri, e cioè &#8220;l&#8217;obbligo di mobilità iniziale&#8221;. In altri termini, non dovrebbe essere possibile assumere nel ruolo di ingresso chi abbia fatto il dottorato di ricerca (o la specializzazione medica) &#8211; titolo da rendere obbligatorio &#8211; nella sede universitaria che opera la selezione. Inoltre, come pure avviene altrove, i candidati al posto dovrebbero presentare un autonomo programma di ricerca, che la sede dovrebbe impegnarsi a sostenere per almeno un triennio con apposite risorse.<br />
Questo avrebbe come positive conseguenze che:<br />
a) si metterebbero in circolazione le persone meglio formate, con beneficio dell&#8217;intero sistema universitario, anche in termini di emulazione dei migliori percorsi formativi;<br />
b) si eviterebbe che fossero reclutati meri esecutori, portaborse e &#8220;alzatori di mani&#8221; (o peggio), ad esclusivo vantaggio &#8220;produttivo&#8221; e/o di potere del reclutatore;<br />
c) la sede che recluta ne avrebbe chiaro fino in fondo il perché (turn-over, rafforzamento scientifico e didattico di un settore, apertura di un nuovo settore, ecc.), che oggi spesso è chiaro solo a chi &#8220;dispone del posto&#8221;;<br />
d) si assumerebbero persone autonome, motivate all&#8217;innovazione e al cambiamento, che si cimenterebbero con un nuovo ambiente attraverso il proprio ingegno e il proprio impegno, non solo per l&#8217;impossibilità di farsi proteggere dal &#8220;maestro&#8221;, ma soprattutto per l&#8217;esaltante soddisfazione di poter mettere a frutto la propria libertà (finalmente garantita non solo sulla carta, sia pure costituzionale &#8230;).</p>
<p>Quanto alle &#8220;punizioni&#8221; basate sul definanziamento, perché funzionassero efficacemente ed equamente, specie a breve-medio termine (cioè nella fase di riposizionamento del sistema), bisognerebbe che fossero irrogate in seguito a valutazioni estremamente sofisticate e comunque indipendenti dal ministero. Altrimenti molte sedi rischierebbero avvitamenti negativi in gran parte dovuti a cattivi comportamenti risalenti fino a tre o quattro lustri fa, con scarsa incidenza degli sforzi di cambiamento in corso. Non dimentichiamo, infine, gli effetti sugli studenti: in un sistema cronicamente sottofinanziato ed in cui la mobilità studentesca è molto limitata &#8211; per tutte le ragioni infrastrutturali ed economiche che sappiamo &#8211; la riduzione delle risorse di una sede si traduce necessariamente e progressivamente in minori e peggiori servizi didattici, a tutto danno degli incolpevoli destinatari e senza che questi possano rimediare. (Se un ospedale funziona male, non ha senso metterlo in condizioni di funzionare peggio: o lo si risana subito o lo si chiude, senza aspettare che abbia prodotto generazioni di morti per malasanità&#8230;).<br />
E&#8217; chiaro che questi effetti andrebbero evitati, ma come?</p>
<p>Cordialità.</p>
<p>Gianfranco Denti<br />
Università di Pisa</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: rosario nicoletti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-120</link>
		<dc:creator>rosario nicoletti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 17:15:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-120</guid>
		<description>TOCCI: ANALISI BUONA, PROPOSTA DEBOLE
di Rosario Nicoletti

Condivido largamente l&#039;analisi di Walter Tocci, la trovo straordinariamente penetrante ed utile. Trovo di contro molto debole la parte propositiva: tutti quelli che insistono sulla responsabilità di coloro che compiono le scelte - ad esempio nel reclutamento -  dicono una ovvietà. Il problema nasce quando si vuole dare efficacia alla &quot;responsabilizzazione&quot;. Sono d&#039;accordo con Nicosia sulla inefficienza delle &quot;punizioni&quot;: solo chi ha in mano i cordoni della borsa può irrogare punizioni in tempi utili. Tutto ciò esiste nelle università USA (ad esempio), nelle quali il CdA non è una emanazione del corpo docente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>TOCCI: ANALISI BUONA, PROPOSTA DEBOLE<br />
di Rosario Nicoletti</p>
<p>Condivido largamente l&#8217;analisi di Walter Tocci, la trovo straordinariamente penetrante ed utile. Trovo di contro molto debole la parte propositiva: tutti quelli che insistono sulla responsabilità di coloro che compiono le scelte &#8211; ad esempio nel reclutamento &#8211;  dicono una ovvietà. Il problema nasce quando si vuole dare efficacia alla &#8220;responsabilizzazione&#8221;. Sono d&#8217;accordo con Nicosia sulla inefficienza delle &#8220;punizioni&#8221;: solo chi ha in mano i cordoni della borsa può irrogare punizioni in tempi utili. Tutto ciò esiste nelle università USA (ad esempio), nelle quali il CdA non è una emanazione del corpo docente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro Degli Esposti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-113</link>
		<dc:creator>Mauro Degli Esposti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 23:07:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-113</guid>
		<description>PENSIONAMENTO A 65 ANNI
di Mauro Degli Esposti

A me invece sembra che l&#039;analisi di Walter Tocci sia profonda e stimolante. Trovo particolarmente valida la proposta di pensionamento a 65 anni, optional con research fellowship (citata in parte anche nel testo riportato nel post qui sopra). Non e&#039; nuova come idea, come ho riassunto nella webpage allegata - ma e&#039; spiegata in modo elegante e chiaro. Forse molti aderenti all&#039;ANDU saranno contrari, ma mi piacerebbe proprio sentire le argomentazioni al riguardo. Con la situazione dei tagli (circa 933 milioni id euro nel 2010) che si prospetta sulle universita&#039;!

http://rpc264.cs.man.ac.uk/VIA/index.php/Talk:Legge_dei_3_ricercatori</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PENSIONAMENTO A 65 ANNI<br />
di Mauro Degli Esposti</p>
<p>A me invece sembra che l&#8217;analisi di Walter Tocci sia profonda e stimolante. Trovo particolarmente valida la proposta di pensionamento a 65 anni, optional con research fellowship (citata in parte anche nel testo riportato nel post qui sopra). Non e&#8217; nuova come idea, come ho riassunto nella webpage allegata &#8211; ma e&#8217; spiegata in modo elegante e chiaro. Forse molti aderenti all&#8217;ANDU saranno contrari, ma mi piacerebbe proprio sentire le argomentazioni al riguardo. Con la situazione dei tagli (circa 933 milioni id euro nel 2010) che si prospetta sulle universita&#8217;!</p>
<p><a href="http://rpc264.cs.man.ac.uk/VIA/index.php/Talk:Legge_dei_3_ricercatori" rel="nofollow">http://rpc264.cs.man.ac.uk/VIA/index.php/Talk:Legge_dei_3_ricercatori</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Eugenio Muller</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-111</link>
		<dc:creator>Eugenio Muller</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 17:05:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-111</guid>
		<description>NO AI TONI ECCESSIVI
di Eugenio Muller dell&#039;Università di Milano

A mio parere, molte delle osservazioni di Tocci sono largamente condivisibili e lo stesso si può dire di alcune proposte dell&#039;ANDU.
Quello che mi sembra, invece, non condivisibile e fortemente sopra le righe, sono i toni eccessivamente amplificati, sino a divenire ringhiosi, quando non si è d&#039;accordo con quanto propone l&#039;altro (vedi proposta Tocci sull&#039;autonomia degli Atenei).
Propongo a questo proposito un raffreddamento dei toni e un robusto tentativo per discutere pacatamente (e se possibile attenuare) le opinioni contrastanti. Essere così fortemente in contrasto fa solo il &quot;gioco&quot; di chi non ha a cuore l&#039;Università</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>NO AI TONI ECCESSIVI<br />
di Eugenio Muller dell&#8217;Università di Milano</p>
<p>A mio parere, molte delle osservazioni di Tocci sono largamente condivisibili e lo stesso si può dire di alcune proposte dell&#8217;ANDU.<br />
Quello che mi sembra, invece, non condivisibile e fortemente sopra le righe, sono i toni eccessivamente amplificati, sino a divenire ringhiosi, quando non si è d&#8217;accordo con quanto propone l&#8217;altro (vedi proposta Tocci sull&#8217;autonomia degli Atenei).<br />
Propongo a questo proposito un raffreddamento dei toni e un robusto tentativo per discutere pacatamente (e se possibile attenuare) le opinioni contrastanti. Essere così fortemente in contrasto fa solo il &#8220;gioco&#8221; di chi non ha a cuore l&#8217;Università</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Salvatore Nicosia</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-109</link>
		<dc:creator>Salvatore Nicosia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 15:59:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-109</guid>
		<description>CHI SBAGLIA PAGA: MALPENSA, CIRIO, PARMALAT, ALITALIA
di Salvatore Nicosia dell&#039;Università di Palermo

In verità il concetto del &quot;Meglio la chiamata diretta e locale del candidato; chi sbaglia paga&quot; è sistematicamente applicato nel Campionato di calcio, nel Campionato di Formula 1 ecc., dove un Direttore Tecnico o un atleta possono essere dei Padreterni ancora un certo venerdì sera, e dei disoccupati il lunedì successivo.
Questo sistema è già concettualmente sbagliato, e produce danni a sufficienza, nello sport: perchè le cause di una sconfitta possono stare AL CONTORNO di quel D.T., corridore o squadra, e il ricorso al processo sommario genera solo isterismi a catena.
Nell&#039;Università l&#039;errore eventualmente fatto nell&#039;assumere un certo ricercatore o un certo prof non si rivela neppure subito - e in modo riconoscibile - come una sconfitta in campo. 
Occorrono anni perchè si possa affermare che un ricercatore mediocre, o un presuntuoso, o uno che non si sa esprimere, assunti dal prof. Tale in data X, hanno prodotto insuccessi per un intero Dipartimento. E anche se succede, di corresponsabili ce ne saranno tanti.
Per chi ha letto &quot;Il nostro agente all&#039;Avana&quot; di Greene non c&#039;è altro da aggiungere...
Il &quot;sistema Giacometti&quot; (detto per abbreviare) non è applicato neppure nell&#039;Industria, quanto meno non in quella italiana che pure si è costituita Pubblico Ministero e Giudice insieme dell&#039;Università. 
Per le storie a non lieto fine chiamate Malpensa, Cirio o Parmalat, quali dirigenti industriali &quot;non hanno visto più un euro&quot;? Per la svendita dell&#039;Alitalia, quale Ministro o Presidente si è dimesso?
Salvatore Nicosia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CHI SBAGLIA PAGA: MALPENSA, CIRIO, PARMALAT, ALITALIA<br />
di Salvatore Nicosia dell&#8217;Università di Palermo</p>
<p>In verità il concetto del &#8220;Meglio la chiamata diretta e locale del candidato; chi sbaglia paga&#8221; è sistematicamente applicato nel Campionato di calcio, nel Campionato di Formula 1 ecc., dove un Direttore Tecnico o un atleta possono essere dei Padreterni ancora un certo venerdì sera, e dei disoccupati il lunedì successivo.<br />
Questo sistema è già concettualmente sbagliato, e produce danni a sufficienza, nello sport: perchè le cause di una sconfitta possono stare AL CONTORNO di quel D.T., corridore o squadra, e il ricorso al processo sommario genera solo isterismi a catena.<br />
Nell&#8217;Università l&#8217;errore eventualmente fatto nell&#8217;assumere un certo ricercatore o un certo prof non si rivela neppure subito &#8211; e in modo riconoscibile &#8211; come una sconfitta in campo.<br />
Occorrono anni perchè si possa affermare che un ricercatore mediocre, o un presuntuoso, o uno che non si sa esprimere, assunti dal prof. Tale in data X, hanno prodotto insuccessi per un intero Dipartimento. E anche se succede, di corresponsabili ce ne saranno tanti.<br />
Per chi ha letto &#8220;Il nostro agente all&#8217;Avana&#8221; di Greene non c&#8217;è altro da aggiungere&#8230;<br />
Il &#8220;sistema Giacometti&#8221; (detto per abbreviare) non è applicato neppure nell&#8217;Industria, quanto meno non in quella italiana che pure si è costituita Pubblico Ministero e Giudice insieme dell&#8217;Università.<br />
Per le storie a non lieto fine chiamate Malpensa, Cirio o Parmalat, quali dirigenti industriali &#8220;non hanno visto più un euro&#8221;? Per la svendita dell&#8217;Alitalia, quale Ministro o Presidente si è dimesso?<br />
Salvatore Nicosia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicola Manini</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-108</link>
		<dc:creator>Nicola Manini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:45:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-108</guid>
		<description>Trovo la lettura del testo di Tocci illuminante e sono interamente daccordo con il commento dell&#039;amico Achille.
Cari saluti,
                Nicola Manini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo la lettura del testo di Tocci illuminante e sono interamente daccordo con il commento dell&#8217;amico Achille.<br />
Cari saluti,<br />
                Nicola Manini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Achille Giacometti</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2010/01/04/tocci-pd/comment-page-1/#comment-102</link>
		<dc:creator>Achille Giacometti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 16:36:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andu-universita.it/?p=363#comment-102</guid>
		<description>OGNUNO PRENDA CHI GLI PARE MA ...
di Achille Giacometti dell&#039;Università di Venezia

Cari colleghi dell&#039;ANDU,

la maggior parte delle volte condivido le vostre analisi, ma credo che sui concorsi vi sbagliate di grosso. Quello che dice Tocci, e cioè che l&#039;unica strada è quella di una responsabilizzazione di chi prende le decisioni, è sacrosanto e stupisce la vostra critica sul fatto che &quot;basterebbe conoscere un po’ il mondo accademico per sapere che l’accademia italiana utilizzerebbe la totale libertà concessagli per fare di tutto e di più sul piano del nepotismo e dell’uso privatistico delle risorse pubbliche&quot;. L&#039;idea è appunto esattamente il contrario: ognuno prende chi gli pare ma se sbaglia non vede più un euro! Che poi è più o meno quello che succede in tutti i paesi civili del mondo. Chi assumerebbe allora un imbecille se questo gli si ritorcesse contro? 

Dire che siccome in Italia la mentalità è marcia (e in India o in altri paesi allora?) non si possano usare le regole valide dappertutto non mi sembra un buon contributo alla discussione.

Caso mai andrebbe chiesto a Tocci (o meglio ai suoi colleghi di partito) come mai non l&#039;abbiano fatto loro quando ne avevano la possibilità, invece che dircelo adesso!

Cari saluti.

Achille Giacometti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>OGNUNO PRENDA CHI GLI PARE MA &#8230;<br />
di Achille Giacometti dell&#8217;Università di Venezia</p>
<p>Cari colleghi dell&#8217;ANDU,</p>
<p>la maggior parte delle volte condivido le vostre analisi, ma credo che sui concorsi vi sbagliate di grosso. Quello che dice Tocci, e cioè che l&#8217;unica strada è quella di una responsabilizzazione di chi prende le decisioni, è sacrosanto e stupisce la vostra critica sul fatto che &#8220;basterebbe conoscere un po’ il mondo accademico per sapere che l’accademia italiana utilizzerebbe la totale libertà concessagli per fare di tutto e di più sul piano del nepotismo e dell’uso privatistico delle risorse pubbliche&#8221;. L&#8217;idea è appunto esattamente il contrario: ognuno prende chi gli pare ma se sbaglia non vede più un euro! Che poi è più o meno quello che succede in tutti i paesi civili del mondo. Chi assumerebbe allora un imbecille se questo gli si ritorcesse contro? </p>
<p>Dire che siccome in Italia la mentalità è marcia (e in India o in altri paesi allora?) non si possano usare le regole valide dappertutto non mi sembra un buon contributo alla discussione.</p>
<p>Caso mai andrebbe chiesto a Tocci (o meglio ai suoi colleghi di partito) come mai non l&#8217;abbiano fatto loro quando ne avevano la possibilità, invece che dircelo adesso!</p>
<p>Cari saluti.</p>
<p>Achille Giacometti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

