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	<title>Commenti a: La valutazione degli atenei italiani secondo il Ministero</title>
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	<description>Associazione Nazionale Docenti Universitari</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 10:03:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Gabriele Pallotti</title>
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		<dc:creator>Gabriele Pallotti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 20:00:43 +0000</pubDate>
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		<description>VALUTAZIONE NON BASATA SU INDICATORI RIDICOLI
di Gabriele Pallotti dell&#039;Università di Modena e Reggio Emilia

La cosa più scandalosa nella valutazione degli atenei è il criterio che premia chi promuove di più e chi laurea tutti in fretta: questa non è meritocrazia ma istigazione al lassismo e al menefreghismo. Se vogliamo che l&#039;università sia presa sul serio dobbiamo batterci per l&#039;abrogazione di questi criteri di valutazione. Rimangano pure quelli basati sulla ricerca, opportunamente corretti come suggerisce Di Quarto o in altri modi, ma che si basano comunque su principi logici. Se vogliamo premiare la qualità della didattica, facciamo delle prove di valutazione degli studenti alla fine del corso di studi, per vedere chi ha regalato le lauree e chi no. Se certe aree sono depresse e producono diplomati con competenze inferiori alla media nazionale (vedi dati Ocse), non è regalando la laurea a quesi ultimi che si risolvono le cose: magari si potranno valutare i progressi dal livello di entrata a quello di uscita. Cosa ardua, ma non impossibile.
Insomma, chiediamo una valutazione seria e rigorosa, non l&#039;assenza di valutazione e tanto meno una valutazione basata su indicatori ridicoli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>VALUTAZIONE NON BASATA SU INDICATORI RIDICOLI<br />
di Gabriele Pallotti dell&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia</p>
<p>La cosa più scandalosa nella valutazione degli atenei è il criterio che premia chi promuove di più e chi laurea tutti in fretta: questa non è meritocrazia ma istigazione al lassismo e al menefreghismo. Se vogliamo che l&#8217;università sia presa sul serio dobbiamo batterci per l&#8217;abrogazione di questi criteri di valutazione. Rimangano pure quelli basati sulla ricerca, opportunamente corretti come suggerisce Di Quarto o in altri modi, ma che si basano comunque su principi logici. Se vogliamo premiare la qualità della didattica, facciamo delle prove di valutazione degli studenti alla fine del corso di studi, per vedere chi ha regalato le lauree e chi no. Se certe aree sono depresse e producono diplomati con competenze inferiori alla media nazionale (vedi dati Ocse), non è regalando la laurea a quesi ultimi che si risolvono le cose: magari si potranno valutare i progressi dal livello di entrata a quello di uscita. Cosa ardua, ma non impossibile.<br />
Insomma, chiediamo una valutazione seria e rigorosa, non l&#8217;assenza di valutazione e tanto meno una valutazione basata su indicatori ridicoli.</p>
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		<title>Di: Laura Giarre'</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/25/la-valutazione-degli-atenei-italiani-secondo-il-ministero/comment-page-1/#comment-36</link>
		<dc:creator>Laura Giarre'</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:46:28 +0000</pubDate>
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		<description>Il collega Di Quarto ha fatto bene a puntualizzare.  In un mondo dove i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, anche le universita&#039; seguono la stessa sorte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il collega Di Quarto ha fatto bene a puntualizzare.  In un mondo dove i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, anche le universita&#8217; seguono la stessa sorte.</p>
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		<title>Di: Antonio Cortesew</title>
		<link>http://www.andu-universita.it/2009/11/25/la-valutazione-degli-atenei-italiani-secondo-il-ministero/comment-page-1/#comment-35</link>
		<dc:creator>Antonio Cortesew</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 09:20:25 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo pienamente con quanto scritto dal collega Di Quarto, aggiungo che il fenomeno veramente odioso ed inaccettabile che avviene putrtroppo in maniera abbastanza diffusa nelle nostre università è lo sfruttamento da parte dei vertici delle categorie più deboli che, in carenza di una tutela giuridica viene sfruttata per il lavoro più oneroso e difficile senza spesso avere nessun riconoscimento (precari) o, nel caso dei ricercatori, viene boicottata ed emarginata con meccanismi di mobbing per evitare una scomoda concorrenza interna e far avanzare di carriera solo i parenti o i compiacenti.
Con un tipo di riforma verticistica come quella proposta si rischiano di accentuare tali fenomeni, spesso alla base della &quot;fuga di cervelli&quot;, per cui è necessario un assetto giuridico che tuteli le figure più deboli e dei controlli sui vertici che impediscano tali degenerazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo pienamente con quanto scritto dal collega Di Quarto, aggiungo che il fenomeno veramente odioso ed inaccettabile che avviene putrtroppo in maniera abbastanza diffusa nelle nostre università è lo sfruttamento da parte dei vertici delle categorie più deboli che, in carenza di una tutela giuridica viene sfruttata per il lavoro più oneroso e difficile senza spesso avere nessun riconoscimento (precari) o, nel caso dei ricercatori, viene boicottata ed emarginata con meccanismi di mobbing per evitare una scomoda concorrenza interna e far avanzare di carriera solo i parenti o i compiacenti.<br />
Con un tipo di riforma verticistica come quella proposta si rischiano di accentuare tali fenomeni, spesso alla base della &#8220;fuga di cervelli&#8221;, per cui è necessario un assetto giuridico che tuteli le figure più deboli e dei controlli sui vertici che impediscano tali degenerazioni.</p>
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