MUSSI: SCELTE NUOVE?

In un articolo su AprileOnLine.Info del 5 luglio 2006, riguardante l’intervento del ministro Mussi svolto il giorno prima in Commissione Cultura della Camera (per il testo dell’intervento v. nota 1), alla fine si legge:

“Chissà che le dichiarazioni di Mussi in commissione cultura non possano essere accolte favorevolmente dai docenti dell’Andu (Associazione Nazionale Docenti Universitari) da qualche giorno usciti dal Congresso Nazionale che ha avuto luogo a Firenze a partire dal 30 giugno scorso,in cui sono state approfondite le questioni cruciali della docenza e della governance dell’istituto universitario e avanzate proposte specifiche a cui la politica avrà il compito di dare una risposta adeguata.” (nota 2). Negli ultimi decenni “la politica” (Governo, Parlamento, Partiti) non ha mai dato alcuna risposta alle “proposte specifiche” avanzate dall’ANDU (nota 3) e nemmeno a quelle unitariamente elaborate con le altre
Organizzazioni della docenza universitaria. “La politica” è sempre stata al servizio della lobby accademica trasversale che, per l’appunto, ha sempre controllato il Governo, condizionato pesantemente il Parlamento, dettato le scelte di quasi tutti i Partiti e ‘fatto’ l’opinione pubblica sull’Università grazie all’accesso esclusivo
che ha alla ‘grande’ stampa. Questa lobby durante la vicenda del DDL Moratti si è ‘divisa’ in due gruppi: quello guidato dalla Fondazione Magna Carta (docenti di destra e di sinistra), con l’esplicito e militante sostegno al DDL, e quello di quei
docenti di sinistra che hanno di fatto rimproverato a Moratti di non saper
fare bene Moratti.
L’attuale Ministro ha dichiarato alla Commissione Cultura: “Lo prometto: mai più ‘riformismo dall’alto'” (a pag. 8 del suo intervento). Lo stesso
Ministro non ha finora dato alcuna risposta alla richiesta di incontro avanzata il 29 maggio scorso dalle Organizzazioni unitarie della docenza. E’ giusto che le riforme non si facciano dall’alto ed è vero che, comunque, le vere riforme non si possono fare dall’alto. Le controriforme invece si ‘debbono’ fare e si sono sempre fatte dall’alto: falsa autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, cancellazione di fatto del CUN, finti concorsi locali, rigida e dannosa ‘riforma’ del “3 + 2″, DDL Moratti.
Alcuni provvedimenti annunciati dal Ministro nel suo intervento sono a
nostro avviso positivi:
1. gli interventi per gli studenti (statuto, borse, residenze), eccetto il punto sulle tasse che si commenterà più avanti (pag. 9 dell’intervento di Mussi);
2. la rimodulazione del dottorato di ricerca per meglio definirne il carattere di titolo di studio (p. 10);
3. il reclutamento straordinario “di giovani ricercatori nelle università e negli Enti pubblici di ricerca” (p. 14).

Sugli altri provvedimenti annunciati esprimiamo invece riserve o dissensi.TASSE. Modulare le tasse degli studenti anche in rapporto “alla qualità dell’ateneo” (p. 9) significa di fatto andare verso la eliminazione dei ‘tetti’, una delle principali richieste di coloro vogliono ‘liberalizzare’ l’organizzazione e il finanziamento degli Atenei, puntando alla loro diversificazione ‘regolata’ dal mercato, per arrivare a distinguere, in particolare, le Università eccellenti (le loro) dalle altre.
“TRE + DUE”. E’ vero, come dice il Ministro, che “non era scritto” che il triennio “fosse per molti un vicolo cieco professionale o una semplice tappa di passaggio verso il livello superiore” e “non era scritto che occorresse arrivare alla frammentazione degli insegnamenti e all’abnorme proliferazione dei corsi” (p. 10). Ma non era nemmeno scritto (o lo era?) che tale riforma venisse imposta senza il coinvolgimento e la condivisione di chi la doveva applicare, senza soldi, senza la preventiva riforma della docenza, senza tenere conto della diversità dei settori, senza ‘preparazione’ degli sbocchi professionali, senza il monitoraggio-verifica-coordinamento da parte di un Organismo di autogoverno del Sistema nazionale delle Università, ecc. In ogni caso, se si vuole realmente operare una seria verifica del “3 + 2″, coinvolgendo – chiediamo noi – tutto il mondo universitario (studenti compresi), perché dichiarare ‘preventivamente’, come fa il Ministro, che “non vogliamo cancellare la riforma” o che “pensiamo che anche il sistema dei crediti vada bene.”?
GOVERNO DELL’UNIVERSITA’ (p. 11). Nell’intervento del Ministro manca qualsiasi accenno alla indispensabile e urgente istituzione di un Organismo
nazionale di rappresentanza e di autogoverno del Sistema delle Università.
Senza questo Organismo, costituito da rappresentanze elettive di tutte le componenti (con quella della docenza eletta in maniera non corporativa e non frammentata), l’autonomia degli Atenei sarà sempre più l’autonomia dei poteri forti locali e nazionali, CONTRO l’interesse generale dell’Università e del Paese. Tale Organismo è richiesto da anni (da quando era sottosegretario Luciano Guerzoni) dalle Organizzazioni unitarie della docenza e ribadita anche recentemente (nota 4).
CONCORSI. Dice il Ministro: “Ogni università deve essere autonoma . nello gestire .. – almeno tendenzialmente – anche i suoi docenti, pur mantenendo il principio della valutazione comparativa. Dobbiamo progressivamente spostare il baricentro della selezione dalla procedura – i concorsi – ai risultati.” (p. 11). Noi diciamo che occorrono nuove norme nazionali per il reclutamento (con concorsi: valutazione comparativa) e le carriere dei docenti (con giudizi individuali: valutazione NON comparativa), con commissioni nazionali composte solo da ordinari sorteggiati. L’eliminazione di un sistema nazionale di reclutamento e di avanzamento è un altro punto cardine dei liberisti-aziendalisti che sostengono che “tanto chi sbaglia pagherà”. Questa è la stessa motivazione-giustificazione che nel 1997 è stata propagandata per imporre la legge Berlinguer che avrebbe dovuto
introdurre il principio della ‘responsabilità locale’ nei concorsi. Quanti in questi dieci anni hanno ‘pagato’ per avere praticata la ‘cooptazione personale’ che quella legge – come allora da noi previsto – ha amplificato a dismisura?
AGENZIA PER LA VALUTAZIONE. Il Ministro ha annunciato l’istituzione di
una “Agenzia per la valutazione, indipendente e dotata di FORTI POTERI.” (p. 11). Se l’Agenzia dovesse essere quella prevista dal DDL dei DS (nota 5) essa diventerebbe un micidiale strumento che darebbe ancor PIU’ FORTI POTERI a quei POTERI FORTI che da decenni fanno e disfano le leggi sulla Università per aumentare il proprio controllo sulle risorse pubbliche ad essa destinate. Insomma, si tratterebbe di un vero e proprio COMMISSARIAMENTO dell’Università statale, affidato di fatto a quelle stesse forze che stanno lavorando per demolirla. Quella Università che, nonostante gli attacchi subiti, è “al terzo posto per la produttività scientifica tra i Paesi del G8″, come ricorda lo stesso Ministro (p. 1). Ripetiamo che riteniamo necessaria l’introduzione di un sistema di valutazione discusso con la comunità universitaria (“mai più riformismo dall’alto”!), basato su criteri e metodi che tengano conto della diversità degli ambiti disciplinari, e che lasci alla responsabilità politica i conseguenti interventi. Un sistema di valutazione che non deve tradursi in un maggiore controllo gerarchico delle carriere e che non ‘subappalti’ l’autonomia universitaria ai poteri forti politico-accademici, come accadrebbe con l’istituzione dell'”Autorità per la valutazione” prevista dal DDL dei DS, una Autorità questa in contrasto con l’autonomia garantita dalla
Costituzione. Su questo DDL l’ANDU ha svolto una puntuale analisi (nota 6) che abbiamo più volte inviato al Ministero, ma non sappiamo se l’attuale Ministro la abbia mai letta e forse per questo (anche su questo) non ci ha ancora data “una risposta adeguata”, come sollecita AprileOnLine.Info.     

IIT. Il Ministro ha dichiarato: “Porremo grande attenzione anche all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, che potrà procedere correggendo gli errori iniziali.” (p. 15). L’IIT è stato criticato da tutta la Comunità scientifica ed è stato additato come un costosissimo e inutile ‘giocattolo’ voluto dal ministro Tremonti. Uno ‘scatolone’ di potere la cui natura e le cui finalità non possono essere corretti. L’ANDU, prima che fosse noto l’intervento del Ministro, ha diffuso la richiesta del proprio Congresso nazionale “di cancellare l’Istituto Italiano di Tecnologia (la
cui costituzione è stata avversata da tutta l’Università e da tutti i Centri di ricerca), con il trasferimento all’Università statale e alla Ricerca pubblica degli ingenti finanziamenti ad esso assegnati.”

UNIVERSITA’ PRIVATE. Il Ministro ha giustamente osservato che “gli unici
finanziamenti che sono aumentati (durante il Governo Berlusconi, ndr) sono
quelli a favore delle università private”, ma ha immediatamente precisato:
“alle quali, tuttavia, non pensiamo affatto di toglierli.” Perché non viene
ricordato che la Costituzione non consente di finanziare con soldi pubblici
le università private?

Il 2 maggio 2006 l’ANDU, nel documento “Chi governerà l’università?” (nota 6), tra l’altro scriveva:
“La scelta di chi all’interno del nuovo Governo avrà la responsabilità sull’Università non sarà indifferente sulla politica che riguarderà questa Istituzione, centrale per il Paese e la stessa democrazia.” Si ricordava inoltre che “le posizioni (sull’Università, ndr) sottoscritte dalle Associazioni imprenditoriali e, in particolare, quelle della Confindustria, sono sostanzialmente le stesse di quelle elaborate
dalle Fondazioni Magna Carta e TreeLLLe, composte da esponenti accademico-politici appartenenti al Centro-destra e al Centro-sinistra. Nella stessa direzione vanno i contenuti dei documenti e dei disegni di legge elaborati dai DS.”
E si concludeva: “affidare nel nuovo Governo la responsabilità della politica universitaria ad un esponente della lobby accademica sarebbe una scelta gravissima, una vera e propria sfida nei confronti di chi nell’Università lavora o studia.”
Mussi è uno dei pochi esponenti accademico-politico-ministeriali dei DS (di ieri e di oggi) a non fare parte di alcuna Fondazione-lobby trasversale. Ma proprio per questo i punti del suo intervento da noi criticati preoccupano ancora di più.

6 luglio 2006

Nota 1. Per leggere il testo dell’intervento del ministro Mussi svolto il 4.7.06 nella Commissione Cultura della Camera:
(non si deve spezzare la stringa di caratteri, altrimenti il collegamento fallisce!)
http://www.miur.it/comunicatistampa/2006/allegati/allegato_2006_07_04_2_a.pdf
Nota 2. Per leggere l’articolo di Manuela Bianchi “Mussi, uno spiraglio nel tunnel universitario” su AprileOnLine.Info del 5.6.06:
http://www.aprileonline.info/articolo. asp?ID=11263&numero=’197′
Nota 3. per le “proposte specifiche” dell’ANDU:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 06 luglio 2006
oppure
http://www.orizzontescuol a.it/article11158.html
Nota 4. Dal documento delle Organizzazioni unitarie della docenza: “LE REGOLE E GLI STRUMENTI. La legge deve disciplinare:a)un’autorità centrale
politica (MIUR), che programmi e indirizzi (a monte), premi o sanzioni (a valle); b) un’autorità centrale tecnica (Authority), che valuti la qualità
dell’attività svolta, secondo parametri noti e discussi con la comunità
scientifica; c) un organismo nazionale elettivo, che svolga funzioni di
rappresentanza e di coordinamento funzionale delle autonomie considerate
come un sistema unitario ed esprima la corte di disciplina; d) l’autonomia
dei singoli Atenei, come potere di autodisciplinarsi nei limiti e nel rispetto di regole comuni di autogoverno fissate da legge nazionale, contemplanti almeno la figura di un rettore eletto dall’intera universitas, un ampio organo elettivo titolare del potere di indirizzo e di sfiducia nei confronti del rettore, un più ristretto organo di gestione.” Per l’intero documento unitario “Cosa è urgente.Verso le elezioni”, diffuso nel febbraio 2006:
http://cnu.cineca.it/docum 06/docunitario-02-06.pdf
Nota 5. Per il testo del disegno di legge dei DS “Istituzione dell’Autorità per la valutazione del sistema delle università e della ricerca”:
http://cnu.cineca.it/naz ionale06/modica_24_01.doc
Nota 6. V. il documento dell’ANDU “DDL dei DS: esternalizzazione della autonomia universitaria, precarizzazione permanente della docenza”:
http://www.bur.it/sezi oni/sez_andu.php 03 febbraio 2006

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